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CONOSCERE LA MENOPAUSA
Il ruolo dell’endrocrinologo
“Sorvegliare i fattori di rischio”

FERMO - Le considerazioni sul tema da parte della dottoressa Paola Pantanetti dell'Unità di Endocrinologia dell'Area Vasta 4
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di Andrea Braconi

Si celebra venerdì 18 ottobre la Giornata mondiale della menopausa, un appuntamento che permette alle donne di vivere esperienze informative su una fase delle propria vita caratterizzata da un radicale cambiamento e, al contempo, da problematiche di salute. Una delle figure sanitarie sicuramente determinanti – e trasversali – in questo ambito è quella dell’endocrinologo.

“Negli ultimi anni diversi studi hanno dimostrato che anche il tessuto adiposo è un organo endocrino e quindi la nostra è una branca trasversale che va a controllare tutti gli organi” commenta, a proposito della relazione tra menopausa e alimentazione per un corretto peso, la dottoressa Paola Pantanetti dell’Unità di Endocrinologia dell’Area Vasta 4 intervistata a Radio Fermo Uno.

Endocrinologo che nella menopausa, considerata la capacità da parte delle ovaie di produrre sempre meno estrogeni fino ad arrivare all’interruzione del flusso mestruale, va a gestire queste prime irregolarità che culmineranno con l’assenza del ciclo, con ripercussioni sulla sfere sessuali, endocrine e metaboliche. “Amo definire la menopausa la sindrome da astinenza di estrogeni, che hanno il ruolo fondamentale di esercitare un’azione protettiva a livello cardiaco. Le donne in post menopausa presentano un’incidenza e una prevalenza di malattie cardiovascolari pari o superiori all’uomo, perché è come se perdessero questo ruolo protettivo degli estrogeni. La menopausa va inquadrata come fatto fisiologico, ma vanno sorvegliati i fattori di rischio che potrebbero creare delle malattie importanti”.

Ma specialisti come Pantanetti vengono chiamati in causa anche perché si occupano del metabolismo osseo. “Il picco di massa ossea lo si ha nell’adolescenza fino intorno ai 25 anni, un tesoretto scheletrico che utilizzeremo poi in menopausa, con la caduta degli estrogeni che determinerà un decremento. Fondamentale, quindi, è assumere in quella fascia di età calcio e vitamina D in quantità elevata”.

Sono soprattutto i primi 5 anni dalla menopausa ad esseri considerati critici. “Assistiamo anche ad alterazioni dei livelli di glicemia, ma la problematica che affligge più del 50% delle donne è sicuramente l’aumento del peso; in particolare l’aumento del grasso viscerale della circonferenza della vita, che correla molto con le malattie cardiovascolari. Gestire la menopausa, perciò, significa gestire questi fattori di rischio”.

La dottoressa Pantanetti illustra anche i cardini di intervento a cui fare riferimento. Innanzitutto, l’abolizione di fattori rischio come fumo e alcool. “Oltre che su problematiche polmonari e cardiovascolari, il fumo impatta anche sul nutrimento delle nostre ossa. Per quanto riguarda l’alcool, viene metabolizzato meno dell’uomo e ha una ripercussione anche sul grasso”.

C’è poi l’importanza di un regime dietetico controllato ed adeguato, che faccia riferimento alla cosiddetta dieta mediterranea. “Oltre che le nostre tradizioni, i prodotti che la compongono rappresentano un fatto di prevenzione nei confronti delle malattie cardiovascolari. Da qui l’utilizzo di frutta e verdura di stagione, cibi integrali, olio extravergine di oliva, non dimenticando il ruolo del calcio (latte, latticini, formaggi e anche acqua) e vitamina D”.

In merito alle malattie legate alla tiroide, per la dottoressa è auspicabile che nella dieta ci sia l’utilizzo di sale iodato come prevenzione patologica nodulare della tiroide stessa. “Non basta respirare lo iodio al mare, ma dobbiamo assumerlo con l’alimentazione. Nella dieta non dobbiamo poi dimenticare legumi, sali minerali e soia, facendo attenzione ai contaminanti, cioè a quelle sostanze che vanno ad interferire con alcuni meccanismi endogeni”.

Altro aspetto su cui il suo staff lavora molto è quello dell’attività fisica. “La sedentarietà, oltre ad avere una ripercussione su tutte le malattie cardiovascolari e metaboliche, anche sull’osso impatta negativamente. Per questo consigliamo almeno 150 minuti settimanali di attività fisica moderata, come la semplice passeggiata, oppure più intensa con 10-20 minuti al giorno. Sono consigli semplici da applicare e occorre porseli proprio come terapia”.

E in menopausa, ricorda, possono manifestarsi anche alterazioni a carico del metabolismo dei grassi con l’aumento del colesterolo Ldl, comunemente considerato quello cattivo.

“In questo momento così particolare – conclude – è importante per ogni donna riscoprire il valore della vita, della persona e volersi bene, che significa anche contattare un medico non soltanto quando c’è un malattia in corso ma anche per fare prevenzione di una condizione che, peraltro, è fisiologica”.

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