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Traffico di beni archeologici,
23 arresti in tutta Italia:
anche un fermano
nella rete dei carabinieri

FERMO - L'inchiesta, partita dalla procura di Crotone, ha portato i militari dell'Arma del Nucleo Tutela del patrimonio culturale di Cosenza, a eseguire ordinanze di custodia in tutta Italia. Un provvedimento anche nei confronti di un fermano, eseguito con la collaborazione dei carabinieri del comando provinciale di Fermo
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di Giorgio Fedeli

Si tratterebbe di una vera e propria organizzazione criminale con contatti sia in Italia che all’estero quella scoperta dai carabinieri del Nucleo Tutela del patrimonio culturale di Cosenza che, su richiesta della procura di Crotone, oggi hanno arrestato 23 persone in tutta Italia. E nella rete dei militari dell’Arma ci è finito anche un fermano di circa 70 anni. Dei 23, due sono finiti in carcere. Per gli altri 21 sono stati disposti i domiciliari. I carabinieri, si diceva, hanno operato in tutta Italia, da Crotone a Catanzaro, da Milano a Perugia e Benevento. Arrivando anche a Fermo per eseguire uno dei 23 provvedimenti giudiziari della magistratura calabrese, con la collaborazione dei militari dell’Arma del comando provinciale fermano.

Stando alle prime informazioni trapelate, la morsa dei carabinieri si sarebbe allargata anche all’estero con ben 80 avvisi di garanzia ‘recapitati’ fuori dai confini nazionali. Con il coordinamento dell’Europol, in esecuzione di un ordine europeo di indagine emesso dalla procura di Crotone, gli investigatori del Nucleo cosentino, hanno infatti bussato alla porta di indagati anche in Gran Bretagna, Germania, Francia e Serbia, collaborando con le varie forze dell’ordine dei paesi esteri interessati.

I reperti al centro delle indagini sarebbero stati trafugati da professionisti in alcune aree archeologiche calabresi, tra il Crotonese e il Cosentino. Da lì i preziosi oggetti finivano nel mercato nero, una rete internazionale. Ma quando la Soprintendenza ha segnalato strani crateri notati in alcune aree di interesse archeologico, è scattata la macchina investigativa che oggi è passata dalle indagini all’esecuzione delle ordinanze della magistratura. L’inchiesta comunque, nonostante gli arresti e il recupero di molti beni archeologici, non può ancora dirsi conclusa perché gli investigatori dell’Arma stanno lavorando anche per completare l’intricato puzzle del flusso di denaro, e si potrebbe trattare di cifre astronomiche dato il valore degli oggetti immessi nel mercato nero. Senza dimenticare gli acquirenti e, più in generale, la filiera del commercio illegale di reperti che, con ogni probabilità, si è retta fino ad oggi sulle spalle, o meglio, sulle tasche di uno o più finanziatori.

 


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