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Educazione sentimentale
ed emozionale, ostacoli e falle
secondo Galimberti

SERVIGLIANO - Oltre 500 presenze per ascoltare il filosofo, in gran parte insegnanti. Evento che chiude un progetto di educazione emozionale rivolto agli insegnanti delle scuole organizzato dall’associazione Wega
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Un percorso difficile quello della formazione della personalità umana, dall’infanzia all’adolescenza, che sempre più spesso è distorto da comportamenti educativi sbagliati dei soggetti sociali che si debbono occupare di questo delicato compito. “I sentimenti s’imparano. Per natura abbiamo solo pulsioni”. Quindi occorre una costruzione attenta nella quale devono intervenire bene ed in modo armonioso la famiglia, la scuola, la società. Il famoso filosofo, docente, scrittore Umberto Galimberti ha parlato dinanzi ad oltre 500 spettatori, in gran parte insegnanti, nell’incontro all’hotel S. Marco di Servigliano, organizzato nell’ambito del progetto ‘Ricominciamo da scuola’ promosso dall’associazione Wega con la Fondazione Carisap, in collaborazione con l’Isc di Falerone e Servigliano e quest’ultimo Comune, sull’educazione emozionale rivolta ai docenti dell’istituto.

“Un percorso grazie al quale gli insegnanti hanno messo in atto modalità didattiche innovative” ha detto la dirigente Patrizia Tirabasso.

“Galimberti ha portato alla luce debolezze, sbagli, ipocrisie, negligenze del sistema e – il resoconto degli organizzatori – della filiera educativa italiana. Si parte dall’analisi della famiglia. “Non bisogna fare attenzione solo al malessere fisico, ma anche a quello psicologico dei ragazzi. I genitori devono avere il coraggio di dire dei no decisivi laddove occorre, essere genitori amici è una vera ipocrisia. L’autorità è necessaria e gli stessi ragazzi la desiderano. I bambini poi non vanno tenuti esonerati dal dolore, dalla sofferenza, dal negativo. Queste esperienze contribuiscono alla formazione della personalità” e ancora “Assurdo regalare troppo e subito ai bambini, si uccide il desiderio e la soddisfazione nell’esaudirlo. Occorre che in mezzo ci sia distanza e capacità di conquista. I genitori devono parlare con i figli, ascoltarli ma non in modo superficiale per poi plasmarli con i loro pareri, ma manifestando interesse per il loro mondo, diverso da quello adulto“.

Dalla famiglia alla scuola. “L’insegnamento scolastico deve prima formare l’essere umano, educare e poi trasmettere tutto il resto. Ma questo non lo può fare. Ci sono classi spesso troppo numerose – continua Galimberti – e insegnanti non adeguatamente preparati per educare alla formazione emotiva e sentimentale dei ragazzi quindi alla costruzione della personalità, specialmente nella scuola media. Abbastanza bene invece la scuola elementare. E’ assurdo che non si faccia ad un insegnante un test di personalità, per stabilire se ha empatia, capacità comunicative e per catturare l’interesse dei ragazzi, di saper motivare, preparazione nella psicologia dell’età evolutiva. Se non ha capacità e non è bravo deve andare via, a fare un altro lavoro. Quindi via lo status di ruolo, che garantisce comunque la permanenza. La scuola italiana – dice Galimberti – è stata pensata per creare posti ai docenti e non per educare. L’istruzione trasmette contenuti, l’educazione fa passare dal bullismo senza sentimenti alla scoperta dell’emozione. Poi la scuola non sia assoggettata, come accade, al volere dei genitori, che vanno tenuti fuori, poiché interessa loro solo il voto e la promozione dei figli e non la loro educazione e formazione. Quindi prima dobbiamo formare l’essere umano il cui processo è complesso e lungo, facciamo entrare più letteratura, mentre la tecnica i giovani la imparano velocemente“. Infine la società: “I giovani non soffrono solo per un disagio psicologico ma anche di un guaio culturale. Manca loro il futuro. Manca lo scopo della vita, quindi le risposte ai perché, in un contesto dove in principio è il denaro generatore simbolico di tutti i valori. In 300-400 l’anno si suicidano. Dai 15 ai 30 anni un giovane ha il massimo della potenza creativa, ma il 39% di essi è disoccupato. Dal 2000 a oggi sono espatriati 5 milioni di giovani. Se ne vanno le menti migliori“.


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