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Ambruosi e Viscardi,
ritorno alla normalità

E i dipendenti gridano “Lavoro, lavoro”

SANT'ELPIDIO A MARE - Mezzi blindati fuori dallo stabilimento, ma i manifestanti oggi non c'erano; Cgil Cisl e Uil: "Incomprensibile questa conflittualità esasperata del Si Cobas"
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di Pierpaolo Pierleoni

Torna alla normalità la situazione da Ambruosi e Viscardi. Dopo un giovedì infuocato, il presidio dei lavoratori iscritti Cobas si è concluso nella tarda serata di ieri. Situazione tranquilla questa mattina. Nessun manifestante fuori dall’azienda di Bivio Cascinare, i mezzi per le consegne e le forniture sono entrati ed usciti regolarmente dallo stabilimento. Le forze dell’ordine erano pronte oggi ad intervenire e sin dalle prime luci dell’alba sono presenti con numerose pattuglie e mezzi blindati per garantire la regolare attività lavorativa dell’azienda e prevenire eventuali scontri.

La proprietà, nella tarda mattinata, ha radunato gli operai fuori dal capannone centrale per un breve messaggio di saluto e ringraziamento e per evidenziare, come già fatto ieri, la ferma volontà della maggioranza del personale, di continuare a lavorare serenamente e dissociarsi dalla protesta. Fanno sapere che un’operaia ha sporto denuncia e si è recata al pronto soccorso, nel pomeriggio di ieri, dopo una colluttazione ieri mattina.

Fa la conta dei danni l’azienda, e come sottolinea l’avvocato Diego Silvestri, “valuta la contestazione di illeciti e la richiesta di risarcimenti nei confronti di chi ha promosso la protesta di ieri. Quello che è stato effettuato  si può definire sciopero? Lo sciopero è una forma assolutamente legittima di protesta, non lo è la condotta di chi blocca l’attività dell’impresa e blocca le consegne. Ci chiediamo anche quale sia l’obiettivo. Perché si sono spostate diverse persone da fuori regione, che non sanno nulla di noi, per venire a manifestare e mettere in difficoltà l’azienda? Li manda qualcuno? Con le forze sindacali riconosciute, Cgil Cisl e Uil, dall’ottobre dello scorso anno è stato rinnovato un percorso di collaborazione ed abbiamo iniziato a stabilizzare dei dipendenti. Volevamo proseguire questo percorso, trasformare altri dipendenti da tempo determinato ad indeterminato, premiando in particolare l’anzianità di servizio, ed estendere i contratti a tempo determinato a 180 giornate il più possibile. Ora ci troviamo purtroppo costretti a tornare indietro, non sappiamo a quanti lavoratori potremo garantire un contratto di 180 giorni lavorativi. Ambruosi e Viscardi rivendica il diritto di iniziativa economica, quello di ieri, ripetiamo, non era uno sciopero”.

Nicola Ambruosi, uno dei titolari, racconta la faticosa mattinata odierna per recuperare gli ordini persi. “Ho passato ore a parlare con i nostri clienti, per spiegare i motivi che ci hanno impedito di effettuare regolarmente le consegne. E’ servita pazienza, ma molti hanno capito. Solo uno dei clienti, avendo letto accuse di caporalato nei nostri confronti, ha detto di voler interrompere i rapporti. Questa è la conseguenza di critiche totalmente infondate, purtroppo, ma siamo riusciti, mi auguro, a contenere i danni e mantenere i rapporti con i principali clienti. Un’azienda che opera nel settore alimentare è un bersaglio facile. Ci ha tenuto in piedi la nostra solidità, il fatto di essere in piedi da 40 anni. Non so cosa sarebbe successo ad un’altra impresa di dimensioni minori”.

Davanti agli operai radunati a fine turno, il titolare e i legali hanno rinnovato il ringraziamento al personale. “Non siete dipendenti, ma amici – le parole dell’avvocato Gianvittorio Galeota – Ieri avete dato una grande dimostrazione di serietà ed attaccamento all’azienda. Volete semplicemente lavorare”. Applaudono, le maestranze dell’azienda, poi gridano in coro “Lavoro, lavoro”.

Condanna netta, per la manifestazione di ieri, dai tre principali sindacati. Ad intervenire Giorgio Catacchio, segretario regionale Flai Cgil, il referente provinciale Guglielmo Malaspina, Gabriele Monaldi di Fai Cisl e Eugenio Zallocco di Uila Uil. “Siamo preoccupati – esordisce Monaldi – Noi dobbiamo tutelare i lavoratori, far rispettare i contratti, quello nazionale e provinciale. Tuteliamo chi lavora, ma ci interessa anche la tenuta aziendale. Parliamo di oltre 500 dipendenti di 21 nazionalità diverse, che risiedono al 90 per cento in provincia. Quindi un’impresa che dà lavoro a tanta gente e rappresenta anche un’opportunità di integrazione e coesione sociale”.

Il segretario regionale Catacchio parla di “giornata surreale. Lo sciopero è sempre legittimo, ma le argomentazioni sono completamente sbagliate. Il fatto che su 500 dipendenti abbiano aderito in 60 la dice lunga. L’anno scorso, contestualmente allo stato di agitazione del Si Cobas, abbiamo chiesto aspetti che meritavano attenzione sindacale, prestando attenzione alla qualità del lavoro ed al livello di garanzie occupazionali. Trenta dipendenti sono stati stabilizzati. Abbiamo ottenuto che chi nell’anno precedente aveva superato le 102 o 180 giornate di lavoro aveva diritto, se con un’anzianità superiore a tre anni, a fare per l’anno successivo almeno le stesse giornate lavorative dell’anno prima. Abbiamo portato in avanti i diritti”.

“E’ irritante che si sia speculato sul caporalato. Un’accusa pesantissima riguardante un tema sul quale siamo molto sensibili. Il caporalato significa lavorare a 2, 3, massimo 4 euro l’ora, vivere in alloggi indecorosi forniti dall’azienda. Non c’entra nulla con ciò che accade da Ambruosi e Viscardi. Conosciamo le buste paga degli operai, è un’impresa arrivata a 500 dipendenti. Ci chiediamo il motivo di questa conflittualità esasperata. Impedire di consegnare alla grande distribuzione provoca ricadute sui lavoratori. Noi abbiamo fatto assemblee con i lavoratori. Quando abbiamo portato il nostro interprete, per relazionarci meglio agli indiani che non parlano bene l’italiano, qualcuno ha rifiutato l’incontro e li fatti andare via. Come mai? Che tipo di messaggio è stato veicolato a questi operai? Una dirigenza sindacale dovrebbe far coincidere interessi dei sindacati e quelli generali. Quando metti in difficoltà tutti, associati e azienda, fino a rendere difficile rispettare gli accordi siglati, non si capisce  quali interessi si stiano difendendo”.

“Si è creato un danno d’immagine gravissimo all’azienda – puntualizza Zallocco di Uila Uil – Metà degli iscritti Cobas non c’era e riteniamo non condivida questo tipo di lotta. La pretesa di stabilizzare tutti è semplicemente impensabile”. Malaspina conclude: “Noi non siamo apparsi in questi mesi, abbiamo evitato le polemiche e non ci sentirete mai usare il linguaggio che altri hanno usato nei nostri confronti. Per parlare bisogna conoscere il lavoro svolto. L’accordo dell’anno scorso prevede sicurezza dei lavoratori, formazione, innovazione. Con questa manifestazione si è scritta una brutta pagina”.

Tensione da Ambruosi e Viscardi, protesta dei Cobas, bloccate le consegne Proprietà e dipendenti: “Si danneggia l’azienda”


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