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La chiesa dei santi Lorenzo, Silvestro e Ruffino
torna a splendere con i suoi Crivelli,
l’arcivescovo Pennacchio chiama la comunità

MASSA FERMANA - La cerimonia, a cui l'arcivescovo Pennacchio invita la comunità a partecipare, si terrà domani alle 17 nella stessa chiesa parrocchiale dei Santi Lorenzo, Silvestro e Ruffino. Tornano a splendere i tesori nella chiesa, a partire dai capolavori dei fratelli Crivelli
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L’arcivescovo metropolita di Fermo, monsignor Rocco Pennacchio si dice “lieto, a tre anni dal primo evento sismico del 24 agosto 2016, di invitare la comunità a festeggiare la conclusione dei lavori di riparazione e ripristino dei danni causati dal terremoto alla Chiesa parrocchiale dei Santi Lorenzo, Silvestro e Ruffino in Massa Fermana”, con una cerimonia che si terrà domani alle 17 nella chiesa stessa.

L’arcivescovo di Fermo, monsignor Rocco Pennacchio

“Un attento lavoro di consolidamento e restauro è stato possibile grazie ai fondi derivanti dall’Ordinanza Commissariale 32 del giugno 2017 che ha permesso all’Arcidiocesi di Fermo, in qualità di ente attuatore, di procedere nell’intervento.
Il progetto – spiegano dalla stessa Arcidiocesi – è stato redatto dall’architetto Barbara Moschettoni iscritta all’ordine degli Architetti della Provincia di Macerata e dall’ingegner Francesco Rinaldi iscritto all’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Ascoli Piceno; i lavori sono stati eseguiti dalla Fiorelli Costruzioni di Francavilla d’Ete.
L’intervento è stato finanziato con un importo pari a 268.326,89 euro.
I danni riscontrati nell’edificio, a seguito degli eventi sismici del 2016 e 2017, hanno riguardato – entrano nei dettagli dall’Arcidiocesi – lesioni diffuse sulle pareti laterali esterne ed interne della chiesa, in corrispondenza delle navate centrale e laterali, sugli archi, sull’abside rimossa, sulla copertura, in corrispondenza della parete superiore della grotta dedicata alla Madonna di Lourdes e della porzione della chiesa dove si trova l’abside originario ed il campanile nonché nel locale adibito a sagrestia. Si sono riscontrate inoltre importanti infiltrazioni d’acqua sui soffitti delle navate laterali e nella zona abisidale.


L’intervento progettato ha riguardato la messa in opera di catene negli archi della navata centrale e in quelle laterali, il ‘cuci e scuci’ delle murature, la demolizione della grotta, delle pareti dell’abside e di quella originaria ed inoltre di tutte le superfetazioni poste sul locale ripostiglio ubicato dietro la grotta.
Questa scelta è scaturita da un’attenta analisi dello stato dei luoghi che ha condotto alla decisione che il ripristino e la messa in sicurezza delle porzioni in demolizione sarebbe stata di gran lungo più onerosa e soprattutto meno efficace sotto il profilo strutturale dell’edificio.
Altra criticità era rappresentata dalla presenza del campanile realizzato sull’abside dell’impianto originario. Al riguardo, al fine di garantire maggior compattezza attraverso l’utilizzo di sistemi antiribaltamento e cerchiature, l’intervento ha previsto il trattamento di tutte le pareti lesionate attraverso la spicconatura dell’intonaco ammalorato e successivo ripristino con ritinteggiatura di tutta la chiesa. Pur ritenendo la muratura esistente di discreta qualità, l’utilizzo dell’intonaco armato si è ritenuto necessario anche in virtù della presenza di importanti appesantimenti realizzati in copertura attraverso la realizzazione in epoca più recente di solai in latero-cemento.
In seguito alle demolizioni delle murature in prossimità della zona d’altare, si è dovuto procedere a regolarizzare le quote di alcune porzioni della pavimentazione attraverso la formazione di massetti alleggeriti e alla realizzazione di nuova pavimentazione in marmo, analogo a quello esistente.

Nel complesso questi interventi hanno permesso di valutare l’intervento migliorativo dal punto di vista della risposta sismica globale dell’edificio pur non individuando in esso i requisiti necessari al raggiungimento di un miglioramento sismico.
Parallelamente a questo intervento, per il quale è stato necessario trasferire temporaneamente le opere dei fratelli Crivelli presso i locali della Pinacoteca Civica, si è proceduto a progettare un impianto di allarme e videosorveglianza finanziato con fondi 8 x 1000 che una volta realizzato, nella prossima primavera, garantirà tutte le condizioni di sicurezza necessarie al riposizionamento dei preziosi dipinti nella chiesa che è il luogo naturale di conservazione e di esposizione ai fedeli e ai numerosi, auspicati, turisti del patrimonio artistico di pertinenza della Parrocchia”.

“La chiesa parrocchiale dedicata a San Lorenzo, San Silvestro e San Ruffino ubicata a Massa Fermana – si legge nelle note storiche fornite dall’Arcidiocesi di Fermo – risale probabilmente al XVII secolo ed è stata costruita da maestranze locali sei-settecentesche.
Esternamente la basilica è inserita nel tessuto urbano del centro storico di Massa Fermana, uniformandosi con esso nei materiali che la compongono. Il paramento esterno in laterizio su tutti i prospetti caratterizza le facciate di cui quella principale d’ingresso è in stile romanico con portale costituito da una volta a botte sostenuta da una coppia di lesene; l’arco è incorniciato da un archivolto anch’esso in laterizio. Il tutto è impreziosito da decorazioni realizzate con formelle floreali. La parte superiore è caratterizzata dalla presenza di una trifora e dal cornicione composto da ricorsi di mattoni sagomati. I prospetti laterali, di cui uno prospiciente su via Garibaldi sono scanditi dalla presenza di finestre monofore e bifore che permettono l’illuminazione naturale interna.


Su lato opposto all’ingresso principale si trova il campanile che presenta una colorazione materica diversa e più scura rispetto al complesso della chiesa, il che fa desumere che lo stesso sia stato costruito successivamente all’impianto originario. Detto campanile è caratterizzato anch’esso dalla presenza di finestre monofore sui quattro lati e dalle campane che si scorgono da dette aperture.
La chiesa è a pianta rettangolare ed è scandita da tre navate e due absidi: uno posto sul fondo della navata centrale principale (oggi demolito a seguito dei lavori di messa in sicurezza eseguiti), l’altro ubicato sul fondo tra la navata laterale sinistra e quella centrale.
Quest’ultimo è l’elemento originario e più antico di tutto l’edificio, è risalente probabilmente alla chiesa originaria e dello stesso non si hanno tracce storiche scritte. L’abside, di forma semiottagonale, si può scorgere sia dall’esterno, sul lato opposto rispetto alla facciata principale, che dall’interno della chiesa. Vi si accede da una piccola apertura e con una scala a chiocciola si collega al campanile sovrastante.
Nella navata principale si trova l’altare in pietra rialzato di alcuni gradini rispetto al pavimento, nella navata laterale destra è posizionata la sagrestia mentre in quella di sinistra vi era la riproposizione della grotta dedicata alla Madonna di Lourdes anch’essa rimossa durante i lavori edili. Era stata realizzata con mattoni e pietre mentre sul retro vi era uno spazio adibito a ripostiglio.
La copertura della navata centrale è a volta a botte, mentre quelle laterali sono a falda, sostenute da pilastri compositi cruciformi. Archi a tutto sesto scandiscono le campate della navata principale. Nella controfacciata, sopra l’ingresso, si trovava la cantoria.

Nella chiesa vi è anche un piano interrato che si sviluppa in corrispondenza della navata centrale cui si accede da un’apertura su via Garibaldi. Detto piano è adibito a ripostigli e magazzini e al suo interno si scorgono anche delle grotte appartenenti probabilmente all’impianto originario della chiesa di più antica costruzione.
Sul lato destro rispetto all’ingresso, nella piccola cappella, erano e saranno ricollocate presto le opere dei fratelli Crivelli in particolare la prima opera marchigiana di Carlo Crivelli, realizzata su commissione dei conti Azzolino di Fermo, datata 1468. Intorno alla fine dell’Ottocento il polittico si trovava nell’abitazione parrocchiale; più tardi venne trasferito nel Municipio di Massa Fermana. Nel periodo fascista era esposto nella Galleria Nazionale di Urbino da cui, dopo la seconda guerra mondiale, venne riportato nella sede di origine. Nella seconda metà del secolo scorso ritornò ad Urbino per un accurato restauro, resosi necessario a causa dei notevoli danneggiamenti e della perdita della cornice originaria. Il Polittico, un dipinto a tempera e oro su tavola (circa 110×190 cm), firmato ‘Karolvs Crivellvs Venetvs pinxit hoc opvs MCCCCLXVIII’, è composto di cinque pannelli principali con al centro la Madonna col Bambino (105×44 cm) e ai lati i santi Giovanni Battista, Lorenzo, Silvestro e Francesco (105×44 cm ciascuno).

Tre sono le cuspidi con l’Annunciata (37×19), la Pietà (51×28) e l’Angelo annunciante (37×19) e quattro gli scomparti della predella, con l’Orazione nell’Orto, la Crocifissione, la Flagellazione e la Resurrezione. Quest’opera è di fondamentale importanza per comprendere meglio il punto di partenza di ogni ricerca atta a ricostruire la sua attività artistica, a ridosso del suo trasferimento da Zara a Fermo. La critica ha rilevato nell’opera numerosi riferimenti come l’influenza padovana della bottega dello Squarcione, le analogie con il Mantegna, le soluzioni prospettiche di Paolo Uccello, e alcuni richiami a Filippo Lippi soprattutto nella figura della Madonna.
Nella parete di sinistra sarà nuovamente collocato il dipinto su tavola di Vittore Crivelli, la Madonna della cintola tra angeli musicanti, nel quale la Vergine è ritratta mentre concede protezione alla città che le viene offerta in forma di modellino dai Santi e Devoti (la rappresentazione molto accurata permette di immaginare l’aspetto originale del castello della città). Nella sagrestia una tela di Sebastiano Grezzi di Comunanza (XVII secolo)”.


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