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«Le Marche un giacimento di bellezza
che non viene utilizzato»

CONFARTIGIANATO - A dirlo Paolo Manfredi, responsabile delle strategie digitali di Confartigianato Imprese, che ha presentato il suo libro "Provincia, non periferia". Nell'occasione, è stata resa nota anche la pubblicazione a cura dell’associazione maceratese, realizzata per le celebrazioni dei 70 anni di attività. Il segretario generale Giorgio Menichelli: «È importante saper intercettare le nuove sfide dei mercati». Fabio Renzi: «Ripensare i territori mettendo insieme le diversità italiane»
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La presentazione del libro ieri sera all’Hotel Claudiani


Che ruolo hanno le nostre province? Quali le prospettive per questi territori che sono sempre più
emarginati? Su questi, ed altri interessanti temi, si è dibattuto ieri pomeriggio, lunedì 9 dicembre, all’Hotel Claudiani di Macerata nel corso della presentazione del libro “Provincia, non periferia” di Paolo Manfredi, responsabile delle strategie digitali di Confartigianato Imprese. L’incontro, organizzato da Confartigianato Imprese Macerata-Ascoli Piceno-Fermo con il patrocinio del comune di Macerata e la collaborazione di Uni.Co, è stato l’occasione per presentare anche la pubblicazione a cura dell’associazione maceratese, realizzata per le celebrazioni dei 70 anni di attività.

Dopo i saluti del presidente Renzo Leonori e dell’assessore Mario Iesari, il segretario generale Giorgio Menichelli ha sottolineato come i cambiamenti socio-economici della nostra provincia abbiano influito inevitabilmente anche sull’associazione stessa, che negli anni si è quindi evoluta e
trasformata. «Sono molte le trasformazioni che Confartigianato ha intrapreso nel corso di questi 70 anni – ha dichiarato Menichelli – basti pensare ad esempio all’imprenditoria femminile, all’epoca praticamente inesistente, e che invece oggi rappresenta il 25% delle imprese. L’imprenditoria è un patrimonio inestimabile in continuo movimento ed è importante saper intercettare le nuove sfide dei mercati, partendo quindi dalla digitalizzazione, dall’innovazione e dall’export. L’evoluzione della nostra associazione – ha spiegato – è avvenuta sia sotto il profilo della rappresentanza, ma anche della qualità dei servizi offerti, il nostro nuovo assetto su tre province può essere considerato certamente un modello sperimentale che opera su territori molto diversi, ognuno con le sue caratteristiche ed esigenze. Con questa pubblicazione abbiamo voluto ripercorrere la nostra storia, evidenziandone i momenti più rappresentativi attraverso il racconto e le immagini che scandiscono il passare degli anni e i tantissimi traguardi raggiunti, grazie alle preziose testimonianze di chi ha vissuto questi anni, facendo dell’associazione una seconda famiglia, interpretandone al meglio lo spirito, la passione e i valori che da sempre la contraddistinguono».

«Questo è il secolo delle città – ha affermato Paolo Manfredi – Secondo l’Ocse entro il 2050 la popolazione residente nelle aree urbane passerà dal 50% all’85%, determinando, si stima, la nascita di 40 mega metropoli. Non possiamo non preoccuparci di cosa accadrà. Il divario tra aree urbane centrali, fulcro delle funzioni più attrattive e dei posti di lavoro più qualificati, e le periferie, motori culturali ricchi di creatività e capacità produttiva, è già troppo grande. Abbiamo purtroppo smesso di pensare a livello territoriale ed è necessario quindi recuperare e rilanciare tutte le energie imprenditoriali, culturali e sociali per ripensare strategicamente al ruolo del territorio. Penso alle Marche come un giacimento dell’economia della bellezza non utilizzato, i marchigiani sono forse troppo modesti e non sanno bene ancora come utilizzare questo patrimonio che li circonda, probabilmente anche per una mancanza di visione strategica».

Sul ripensare alle province in funzione di una divisione del lavoro, innovandone le molteplici diversità attraverso la valorizzazione della manifattura e dell’artigianalità locale, hanno dibattuto gli ospiti presenti all’incontro, tra cui Pietro Marcolini, presidente Istao, Fabio Renzi, segretario
generale della Fondazione Symbola e il presidente del Direttivo Territoriale di Macerata, Francesco Cacopardo. Proprio quest’ultimo ha ribadito l’importanza di avere una visione comune per fare sistema, di valorizzare quindi il potenziale dei territori per costruire una progettualità, finora molto lacunosa,
che punti sulle eccellenze manifatturiere ed enogastronomiche locali e potenzi, ad esempio, il comparto turistico.

«Le Marche vengono ancora prese ad esempio come delle tendenze declinanti più accentuate – ha affermato Pietro Marcolini – la nostra regione può mettere insieme tecnologia avanzata e capacità di produzione personalizzata di alta qualità. Il libro di Manfredi, affrontando le questioni italiane più in generale, si confronta perfettamente con la nostra realtà in tante maniere, ad esempio con il problema degli squilibri territoriali nord-sud che da noi si evidenziano tra le zone costiere e quelle interne. La ricostruzione di Manfredi è una chiara chiave di lettura di quello che sta accadendo e, se vogliamo, anche una possibile linea di intervento come quella di creare un disegno istituzionale politico ben definito. Le individualità dei nostri territori – ha spiegato – che sono originali, sostenibili e certamente di qualità, possono ipotizzare un sistema economico-imprenditoriali di micro poli collegati tra di loro e in collegamento con il mondo. La frammentazione delle imprese, i settori di specializzazione come cuoio, tessile, abbigliamento, calzature e tutti i vari distretti, possono diventare una straordinaria ricchezza se sapranno legarsi fra di loro con due strumenti fondamentali come la digitalizzazione, intesa dalla produzione alla promozione, alla distribuzione e consumo, e l’internazionalizzazione».

«L’Italia è la quinta economia al mondo ad avere un surplus manifatturiero – ha aggiunto Fabio Renzi – quindi un valore della manifattura che vendiamo superiore a quello che acquistiamo, pari a 100 miliardi di dollari e questo avvalora ancora di più le preoccupazioni espresse nel libro da Manfredi, perché il nostro Paese ha molto da perdere. Il problema economico è la conseguenza di un più ampio problema culturale identitario e antropologico, la tradizione italiana è da sempre legata ad un’economia civile, che altro non è che una forma di civilizzazione della società. Il tema fondamentale, quello delle congiunzioni e delle connessioni, è proprio il tornare a competere, cioè convergere verso un unico scopo, per essere più uniti. Non c’è stato nessun disegno, nessuna riflessione, nessuna proposta per affrontare il cambiamento delle nostre realtà territoriali, che per questo motivo non riescono più ad essere rappresentate. Bisogna quindi – ha concluso – tornare a ripensare i territori non solo dal punto di vista economico, ma trovando un modo per mettere assieme le straordinarie diversità della realtà italiana attraverso dei processi che siano unitari e non omogenei».

 


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