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Il Decreto sisma è legge:
approvato dal Senato
Il Governo ha posto la fiducia

TERREMOTO - Testo passato con 160 voti favorevoli, 119 contrari e nessun astenuto. Soddisfatto il M5S: «Tantissimi provvedimenti concreti che aiuteranno a snellire la ricostruzione». Critica la Lega: «Ennesimo schiaffo alle Marche»
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Il decreto sisma è legge. E’ stato approvato dal Senato con il voto di fiducia chiesto dal governo, con 160 voti favorevoli, 119 contrari e nessun astenuto. Il provvedimento prevede norme per l’accelerazione e il completamento della ricostruzione nei paesi colpiti dal sisma, aveva avuto l’ok della Camera il 28 novembre scorso. Diventerà legge con la pubblicazione del testo sulla Gazzetta ufficiale. Questa mattina il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, aveva annunciato che il governo poneva la fiducia, sollevando le proteste delle opposizioni. La seduta è stata sospesa e convocata la conferenza dei capigruppo per decidere le modalità del voto.

Giorgio Fede

Il Movimento 5 stelle soddisfatto del testo: «Concretezza: è questo il ‘fil rouge’ che lega le tante piccole misure contenute nel decreto che oggi diventa legge – dice il senatore Giorgio Fede –. Conosco il senso di sconforto e frustrazione in cui vivono migliaia di cittadini, come in tanti comuni delle mie Marche, che hanno perso tutto a causa del terremoto. Con questo decreto abbiamo voluto portare a casa quelle piccole semplificazioni e quei cruciali alleggerimenti fiscali indispensabili nei comuni interessati da eventi sismici. Soprattutto in riferimento alle aree del Centro Italia, arrivano finalmente quegli impulsi decisivi per far partire la ricostruzione per davvero. Stanziamo nuovi fondi per consentire alle amministrazioni comunali del cratere di assumere personale ad hoc per smaltire il carico burocratico. Sblocchiamo l’ordinanza 80 per le varianti in corso d’opera al 30% per la ricostruzione leggera – continua il senatore Fede –. Proroghiamo al 30 giugno 2020 il termine per presentare la documentazione della ricostruzione per danni lievi. Diamo una corsia preferenziale alla ricostruzione delle scuole, e per la ricostruzione pesante diamo modo alle regioni di istituire programmi straordinari. Vedere cantieri aperti e mezzi al lavoro è il primo segnale di rinascita che le popolazioni aspettano: vogliamo che il 2020 possa essere un anno di svolta in tal senso».

Patrizia Terzoni

Sulla stessa linea l’intervento della collega di partito, la deputata Patrizia Terzoni: «Questo Decreto – dice – non inventa la bacchetta magica che risolve in pochi giorni gli immensi problemi che sono costretti a vivere cittadini e imprese di queste aree ma definisce tantissimi provvedimenti concreti che aiuteranno a snellire le procedure della ricostruzione e a garantire sostegno alle attività economiche. Mi spiace che alcuni amministratori e rappresentanti politici continuino a fare propaganda cercando di far credere che i problemi complessi possano essere risolti facilmente come tutti vorremmo. Sicuramente scontiamo scelte errate fatte nel passato e la mancanza di una norma quadro sulle emergenze la cui definizione e approvazione deve essere ora in cima ai nostri pensieri. In questo decreto abbiamo concretamente modificato diverse storture delle norme precedenti e investito molto sulla semplificazione. C’è ancora molto da fare, come sempre ascolteremo le richieste e i suggerimenti che ci arrivano dal territorio per migliorare ulteriormente. Auspico ora che siano messi in campo tutti gli sforzi per cogliere le occasioni che ci sono nel decreto».

Mirco Carloni

Critico invece il consigliere regionale della Lega Mirco Carloni. «E’ inutile e controproducente – commenta l’esponente del Carroccio – Questo decreto rappresenta l’ennesimo schiaffo alle Marche. Ceriscioli ignorato ed isolato dai suoi stessi compagni di partito. Le novità contenute non risolvono nulla, anzi appesantiscono un quadro normativo, già eccessivamente ingarbugliato fin dalla fase iniziale. L’autocertificazione dei progetti, sbandierata come una grande novità, non solo non produce alcuna svolta alla ricostruzione, ma rischia, invece, di complicare ulteriormente i procedimenti visto che scarica sui professionisti ogni responsabilità, persino quelle penali. A nulla è servito il giudizio negativo espresso dalla Rete delle professioni tecniche su questa norma definita come “strumento inutilizzabile” per far cambiare idea ad un governo che si è dimostrato sordo alle richieste provenienti del territorio. Il testo presentato è stato fin dal principio blindato e non è stato possibile apportare alcuna modifica e sono stati respinti persino quegli emendamenti che con poche risorse avrebbero permesso di tutelare le famiglie terremotate. Le Marche, che rappresentano i due terzi della zona coinvolta – conclude Carloni – ne escono di nuovo sconfitte ed il suo presidente Ceriscioli, rimasto completamente inascoltato dopo le critiche espresse sul decreto, ne esce sempre più indebolito ed isolato dai suoi stessi compagni di partito». Infine proprio il governatore Luca Ceriscioli, chiamato in causa, che si dice deluso: «E’ lo stesso testo di quello uscito dalla Camera. Quindi c’è una grandissima delusione sotto questo profilo. Non smetteremo di lottare perché venga recepito il principio della semplificazione. Allo stato attuale useremo tutti gli strumenti che ci sono messi a disposizione, ma questi non avranno la possibilità di accorciare in maniera drastica e significativa i tempi procedurali, che significano lavoro,  ricostruzione e garanzia per le famiglie del nostro territorio e questa per noi è una cosa troppo importante»

(ultimo aggiornamento alle 17)

 


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