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‘Regionarie’ di primavera:
le Marche prendono tempo
per tentare l’asse giallorosso

SUL BLOG delle Stelle è uscita la 'call' per presentare le candidature a governatore in tre delle sei regioni che si recheranno alle urne in primavera. Marche e Campania hanno chiesto ai vertici romani un «supplemento di riflessione»
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Il capogruppo regionale del Movimento 5 stelle, Gianni Maggi

 

di Martina Marinangeli

Nella corsa per le Regionali a 5 stelle, la pistola dello starter ha già sparato il suo colpo, ma le Marche sono per ora rimaste immobili sulla linea di partenza. Sul Blog delle Stelle è uscita la ‘call’ per presentare le candidature a governatore in tre delle sei regioni che si recheranno alle urne in primavera, ovvero Toscana, Liguria e Puglia.

L’altra metà del cielo prende invece tempo. Veneto a parte – le ragioni del ritardo per l’avvio delle ‘Regionarie’ potrebbe essere dovuta ad una linea politica non condivisa all’interno del gruppo – Marche e Campania hanno chiesto ai vertici romani un «supplemento di riflessione» sull’ipotesi di un accordo con altre forze politiche (leggi: Pd) da far convergere su un programma elettorale condiviso. Entro il 15 gennaio, i grandi capi pentastellati nella Capitale scioglieranno le riserve, e forse il responso potrebbe arrivare già dopo l’Epifania. Quale consiglio abbiano portato le feste, però, ancora è un mistero. Il Movimento marchigiano si è diviso sull’ipotesi di un’eventuale alleanza giallorosse in salsa territoriale, con gli stessi referenti territoriali sul dossier Regionali – la deputata Martina Parisse ed il capogruppo a palazzo Leopardi, Gianni Maggi – schierati sui due fronti opposti: la prima per la linea ‘dura e pura’ che vedrebbe i grillini correre da soli (o al massimo con qualche lista civica), il secondo per un asse col centrosinistra per arginare l’avanzata del centrodestra.

Sauro Longhi, ex rettore Politecnica

«Nelle Marche, in alleanza possiamo vincere e saremmo la prima regione governata dai 5 stelle – osserva Maggi –. Abbiamo già stilato il programma, con il contributo di tutti gli attivisti ed i portavoce, provincia per provincia, ma a questo punto la domanda che mi pongo è: lo presentiamo agli elettori per fare cosa? Correndo da soli non vinciamo, e lo abbiamo già visto in altre Regioni: quindi facciamo campagna elettorale per stare all’opposizione e poterci così vantare di essere ‘duri e puri’? Io credo nelle idee politiche del Movimento e voglio vederle applicate nel concreto: è una congiuntura astrale irripetibile». Una prospettiva, quella di un esecutivo in tandem, che piace molto anche ai pesi massimi Dem mande in Marche, tutti con il fiato sospeso per sapere cosa deciderà il capo politico del Movimento, Luigi Di Maio: «il Pd, pur di non lasciare le Marche in mano alla destra della cena commemorativa della marcia su Roma e degli incontri con Casapound, è disponibile anche ad un confronto aperto sul candidato – fa sapere Maggi -. Noi chiediamo discontinuità e quello del governatore uscente Luca Ceriscioli non è un nome spendibile». Ed infatti, nel sondaggio da sottoporre a Rousseau nel caso arrivasse il placet da Roma, non compare neanche l’opzione del candidato di un altro partito. Un nome che sembra mettere d’accordo molte delle tante e variegate anime grilline (e che piace anche a diversi Dem) è invece – come detto più volte – quello dell’ex rettore della Politecnica delle Marche, Sauro Longhi: «da un punto di vista amministrativo è preparato, avendo gestito e dato impulso ad un ente come l’università – è sempre il capogruppo regionale pentastellato a fare l’analisi dell’ipotetico candidato –. Ha ottenuto ottimi risultati e molti riconoscimenti, e le sue idee sono vicine a quelle del Movimento».
Il niet più forte all’asse con i Dem arriva dei 5 stelle dalla provincia anconetana (Fabriano in particolare) e resta da capire quanto peserà questo veto nel conteggio finale. Da sempre aspra contestatrice dell’operato di Maggi, la capogruppo dorica, Daniela Diomedi, commenta causticamente su Facebook l’attesa per l’avvio delle ‘Regionarie’ con un «e le Marche? Aspettiamo che il faraone decida?», appellativo rivolto al compagno di movimento, aggiungendo sarcastica nei commenti: «eh…noi dobbiamo aspettare che si faccia l’alleanza con il Pd»


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