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Il direttore Livini confermato
alla guida dell’Area Vasta 4
“Lavoro per il Fermano, il mio contratto
non ha colore politico”

SANITÀ - La decisione presa oggi nella seduta della giunta regionale. Il direttore resta al suo posto e continuerà a guidare la sanità locale: "Questa è la mia terra"
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di Andrea Braconi

Nessuna sorpresa per l’Area Vasta 4: Licio Livini resta al suo posto come direttore. La conferma arriva dalla Giunta regionale riunitasi nella tarda mattinata per decidere le nomine dei nuovi coordinatori sanitari di Area Vasta. Una scelta che fa seguito all’entrata in carico di Nadia Storti, direttrice generale dell’Asur Marche, avvenuta nel mese di dicembre.

Restando alle nomine, nonostante rumors ed indiscrezioni, la Giunta Ceriscioli ha confermato anche gli altri direttori Romeo Magnoni per l’Area Vasta 1, Giovanni Guidi per la 2, Alessandro Maccioni per la 3 e Cesare Milani per la 5.

Il direttore uscente, dunque, ha raccolto la fiducia dei vertici della sanità marchigiana. La nomina suggerita dal direttore Storti è stata ratificata anche dall’Amministrazione regionale. La figura apicale della sanità fermana continuerà a ricoprire il suo ruolo tra nuove sfide, appuntamento e obiettivi che l’universo sanitario provinciale e, soprattutto l’utenza, attendono.

La notizia della riconferma lo ha colto di ritorno da Amandola. E uno dei primi a congratularsi è stato proprio il sindaco Adolfo Marinangeli, al quale Licio Livini ha detto: “Caro sindaco, se tu mi fai i complimenti, io ti auguro che tu possa inaugurare questo ospedale entro il mio nuovo mandato”.

Ancora tre anni di contratto davanti, quindi, durante i quali Livini cercherà di dare forma e sostanza alle progettualità avviate e a quelle “cantierate” per un territorio che sento suo. “Questa è la mia terra, Fermo è la città dove sono nato, cresciuto e dove ho lavorato”.

Parla di impegno particolare e continuo, Livini. E questa volta lo fa al plurale, ringraziando tutti i suoi collaboratori. “Non c’è orario, capita che mi arrivino messaggi in piena notte, che mi chiamino al mattino presto, la domenica o se c’è problema di salute di qualcuno che conosci. Ma questo è un contesto comunitario, dove ci si conosce tutti, e va bene così”.

Il direttore, nell’introdurre alcuni nodi cruciali del vasto universo socio sanitario, esprime la propria soddisfazione per la riconferma di tutti e 5 i responsabili delle Aree Vaste marchigiane. “Con loro condividiamo le difficoltà quotidiane, ma anche un modo di lavorare che il più delle volte è in rete” afferma.

Una nomina scontata, la sua. O forse no. “Non lo so, oggi era l’ultimo giorno utile e questo fa pensare che potesse esserci qualche problema, ma ho sempre sentito vicine la Regione e l’Asur, tanto che a seguito di una dichiarazione che feci a fine estate diverse situazioni negative sono state rimosse e qualche rassicurazione anche importante l’ho avuta, per quanto riguarda alcune condizioni che avevo posto”.

Tutto questo ha facilitato la sua decisione. “Oggi sono nella condizione di dire che possiamo continuare questo rapporto di collaborazione, anche se mi sento a fine carriera e penso questo sia il mio ultimo mandato”.

Le richieste, dicevamo. “All’azienda ho chiesto di avere più forza nel mio ruolo sul territorio, più forza nel poter decidere in maniera più immediata. La nostra organizzazione presuppone che la maggior parte dei passaggi venga fatta in Asur, ma tante problematiche allungano i tempi. Invece, vorrei poter dare risposte più immediate e dirette soprattutto sul personale, una risorsa grandissima dell’azienda che va salvaguardata e che va attenzionata al massimo. Perché non si può fare una politica del personale legata a troppi passaggi normativi interni. E su questo, per fortuna, ho avuto delle rassicurazioni. Nella sanità c’è sì un peso politico, ma c’è anche un discorso organizzativo interno dell’azienda, con procedure che potrebbero essere più snelle”.

Da qui alle elezioni regionali di primavera il rischio, anzi, la certezza, è che il tema della sanità venga utilizzato come una clava. Livini non evita l’argomento, ma sposta l’attenzione sui problemi reali. “Andare più veloci ci permettere di risolvere subito certi problemi, avendo meno mal di pancia. Se siamo pronti a dare risposte abbiamo meno lamentele, la gente è più contenta, la politica è più soddisfatta e l’azienda ne beneficia. La centralizzazione forzata, ribadisco, nel nostro caso non paga: va bene su programmazione, linee di indirizzo, procedure e uniformità dei comportamenti, ma per la gestione ordinaria è giusto che ci sia più snellezza . E dentro un piano annuale fatto dall’azienda, tanti passaggi possono essere evitati”.

Ma è possibile prescindere dall’esito della prossima tornata elettorale? “Il nostro contratto non ha colore politico – sottolinea con forza – dove c’è una durata e ci sono condizioni precise. Se poi la politica pensa di rescindere il contratto per motivi che stanno scritti nel contratto stesso bene, altrimenti se la decisione è quello di scioglierlo per motivi di altro tipo si vedrà”.

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