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Vecchi e nuovi ospedali,
cosa cambia (e cosa manca)
dalla costa ai Sibillini

SANITÀ - I lavori al Murri, i servizi carenti e quelli in via di implementazione. Il rapporto con l'Inrca. Il futuro di Sant'Elpidio a Mare e Porto San Giorgio. Amandola, il suo presente e il suo futuro
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di Andrea Braconi

I prossimi tre anni per il riconfermato direttore Licio Livini (LEGGI QUI) saranno all’insegna di vecchie e nuove sfide. E nel giorno in cui l’impresa Torelli & Dottori spa è risultata aggiudicataria dell’appalto del nuovo Ospedale di Amandola, Livini fa il punto sulle varie strutture del territorio e sui relativi servizi.

Se sul nuovo ospedale di Campiglione sottolinea soltanto come, nonostante lo stallo legato al ritrovamento di alcuni reperti storici, sia stato fatto molto di più di quanto qualcuno sbandieri, sul resto dei plessi ospedalieri e dei presidi dislocati nel Fermano l’analisi richiede alcuni passaggi imprescindibili.

A partire dal Murri. “Intanto occorre regolarizzare due situazioni pesantissime: quella del reparto di Pediatria e l’altra del Pronto Soccorso. Per il primo ad oggi, purtroppo, c’è una carenza di figure di pediatri sul mercato che rallenta di tanto le assunzioni e le coperture dei posti. C’è una situazione molto difficile qui a Fermo, da più di un anno andiamo avanti con soluzioni improvvisate e questo non garantisce qualità e funzionamento del reparto. Di recente è stato fatto un altro avviso per prendere personale e si sta sviluppando il concorso degli Ospedali Riuniti, con una graduatoria da cui pescheremo anche noi”.

Il Pronto Soccorso, invece, che oggi saluta il suo primario Giostra, riscontra una carenza di 3 medici. “Siamo sotto e dobbiamo adeguare l’organico”.

Livini non nasconde l’iper affollamento, come lo ha definito, legato a malattie da raffreddamento ed influenza. “Questo ci condiziona al punto che abbiamo diversi appoggi fuori reparto, anche in area chirurgica. L’ospedale Murri è pieno ma, anche se non ci consola, succede anche dalle altre parti”.

Un impegno molto importante tra fine 2020 e inizio 2021 sarà quello dei lavori strutturali di un blocco di fabbrica del Murri per la messa a norma antisismica. “Questo creerà difficoltà da un punto di vista logistico, di spazi e di compressione dei servizi. Il blocco, che comincia dal seminterrato, comprende infatti portineria, corridoio, bar, sportelli del Cup. C’è quindi il punto strategico dell’ospedale che richiederà anche un cambiamento straordinario e provvisorio dell’accesso. Si tratta di un intervento già finanziato – rassicura – e per il quale abbiamo definito il progetto”.

A livello di servizi, Livini annuncia come verrà riattivato l’ambulatorio di Pneumologia: a breve, infatti, arriveranno due pneumologi, oltre a due anatomopatologi sul cui versante la struttura fermana sarà presto autonoma, rispetto alla fase attuale che vede una collaborazione con l’Area Vasta 5.

Un Murri sul quale è già stato avviato un percorso di riadeguamento con una diversa attrezzatura, a cominciare dalla sala operatoria. “La nostra fortuna è quella di avere un primario chirurgo che lavora molto in endoscopia e, necessariamente, dobbiamo riadeguare la strumentazione. Ma è un discorso che facciamo nei vari reparti, dotandoli di tecnologie moderne per dare risposte più qualificate e pronte, come con Radiologia, dove in ballo c’è il rinnovo della Tac. Prevediamo, inoltre, di acquisire un mammografo nuovo ed un ecografo, puntando ad una Senologia centralizzata a Porto San Giorgio, per la quale servirà un minimo di attrezzatura”.

Poi c’è la questione Inrca, con Livini che punta a completare la chiusura della collaborazione, con la possibilità di creare anche altre sinergie con lo stesso istituto per quanto riguarda dermatologia, reumatologia e riabilitazione.

C’è anche la cosiddetta Potes jolly, un’altra nell’Area Vasta 4 per ulteriori H12, da mettere di notte quando è in stand by presso Ospedale di Fermo, mentre di giorno disponibile come le altre del territorio.

E nell’auspicare una certa celerità nella costruzione del nuovo nosocomio di Amandola, il direttore puntualizza anche le problematiche relative a Medicina. “Riporteremo il reparto quando avremo spazi idonei adeguati ed autorizzati, per gestire in maniera del tutto sicura lo stesso reparto”.

Non poteva mancare Sant’Elpidio a Mare e il suo progetto di un polo per medici. “Stiamo facendo una ristrutturazione di un intero piano del vecchio ospedale – conferma -, dove allocheremo 11 medici di Medicina Generale in associazione e medicina di gruppo. Nell’accordo che stiamo siglando andranno a gestire tutta la struttura, comprese cure intermedie, ex punto di primo intervento e i vari servizi distrettuali. Sarà dato in gestione alla Medicina Generale e rappresenterà un passo in avanti per una vera Casa della Salute. Sarà anche un filtro per evitare il Pronto Soccorso e tutte le attività ambulatoriali per patologie croniche, pazienti diabetici, cardiopatici, persone che hanno un livello di malattia abbastanza stabile e che possono essere gestiti in quella struttura, che sarà aperta per 12 ore”.

Nel chiudere, Livini rivolge alcune considerazioni al mondo sindacale, in particolare alla Cisl e al suo responsabile della Funzione Pubblica, Giuseppe Donati. “A lui voglio bene, ma vorrei tanto che fosse più propositivo nei suoi messaggi. Questo non riguarda solo per lui, ma anche chi svolge un ruolo di osservazione e di critica: se queste servono a costruire, la Direzione è propensa ad aprire confronti ogni giorno; se invece si punta ad avere vantaggi di tessera, questa Direzione non lo accetta”.

Perché la sanità, chiosa, non può e non deve essere terra di conquista. “Il nostro è sì un ospedale di provincia, ma possiamo vantare di avere professionisti che ci invidiano tutti. Questo è un territorio che già soffre per altri motivi, con un discorso storico su cui andrebbe fatta una seria riflessione”.

Il direttore Livini confermato alla guida dell’Area Vasta 4 “Lavoro per il Fermano, il mio contratto non ha colore politico”


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