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“Voglio fare un film con Verdone”
Il sogno di Elisabetta,
da Porto San Giorgio alla D’Amico

TEATRO - La giovane Mancusi, 27 anni, si è diplomata all'Accademia Nazionale di Arte Drammatica “Silvio D'Amico” di Roma
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di Andrea Braconi

Riuscire ad entrare dopo una selezione con 750 candidati e diplomarsi  dopo 3 anni all’Accademia Nazionale di Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma è un traguardo al quale in tanti ambiscono. Ma Elisabetta Mancusi, 27 anni, non vuole assolutamente adagiarsi, anzi. Nata in Calabria ma trasferitasi a Porto San Giorgio con la sua famiglia quando aveva soltanto poche settimane di vita, alla città costiera è rimasta legata. E tra i tanti sogni – cinema compreso – c’è anche quello di calcare il palcoscenico del teatro comunale.

“Alla D’Amico, l’unica accademia riconosciuta in Italia parificata all’Università, siamo entrati insieme con altri due marchigiani, uno di Montegiorgio e uno del Maceratese. Per tre anni abbiamo avuto sempre lezione, dal lunedì al sabato, dal mattino alla sera, diplomandoci il 10 novembre scorso”.

Come funziona il saggio di diploma?

“È tenuto sempre da un regista esterno e nel nostro caso ci ha diplomato Massimo Popolizio. Abbiamo portato in scena al Teatro Eleonora Duse di Roma per 10 repliche ‘Il sistema periodico’ di Primo Levi: da romanzo è diventato un testo teatrale riscritto da Fabrizio Sinisi, il drammaturgo con cui lavora Popolizio.”

La D’Amico ha anche un forte legame con il Fermano.

“Luigi Maria Musati l’ha diretta per tanti anni, poi c’è stato Lorenzo Salveti, mentre io sono entrata nel cambio di direzione con Daniela Bortignoni.”

Immagino che per te sia stato il coronamento di un primo sogno.

“Assolutamente sì, volevo fortemente studiare alla D’Amico. Le selezioni sono state molto complicate, all’inizio eravamo 750, poi siamo diventati 100, poi una quarantina e infine 23. È stato un obiettivo sudato, ma è meraviglioso entrare lì.”

Da cosa nasce questa tua passione per il teatro?

“È nata abbastanza casualmente: ho sempre studiato danza e pensavo di voler continuare. Poi con il Liceo Classico di Fermo ci hanno portato in Sicilia a vedere le tragedie nel teatro antico di Siracusa. Lì ho potuto ammirare Elisabetta Pozzi, una bravissima attrice, e ho detto: forse voglio fare questo, vediamo, vorrei provarci. Quindi, ho iniziato a studiare, anche se non sapevo bene se potesse essere la mia strada, se fossi portata o meno.”

Qual è stata la prima esperienza?

“Il primo corso l’ho fatto con Sergio Soldani a Porto San Giorgio, poi ho studiato alla scuola dello Stabile delle Marche e lì ho capito che volevo fare questo. Dopo un corso di 6 mesi che mi ha portato in maniera più professionale a conoscere varie scuole d’Italia come la D’Amico, lo Stabile di Torino e quello di Genova, ho compreso come fosse proprio la mia strada.”

E adesso cosa succede?

“Ovviamente non ho finito di studiare, ma è solo l’inizio. Capisci che se lo vuoi fare di professione è un continuo studio. Spero di riuscire a lavorare al più presto, vorrei vivere di teatro, ma spero di riuscire ad entrare nel cinema di un certo tipo.”

Cosa intendi per “un certo tipo di cinema”?

“Ci sono dei registi di riferimento, come Garrone e Sorrentino, molto diversi ma sarebbe un onore poter approcciare con loro. Poi c’è Gianni Amelio e anche un mio desiderio da quando ho iniziato a studiare: vorrei fare un film con Verdone.”

E per il teatro?

“Ho già avuto modo di conoscere in Accademia e di lavorare con Massimiliano Civica, un regista di nicchia. C’è Antonio Latella, del quale ho visto diversi spettacoli. E mi piacerebbe lavorare anche con Filippo Timi, che è conosciuto anche come attore.”

E quali testi vorresti affrontare?

“Sicuramente i classici, però anche la drammaturgia contemporanea, che in Italia si conosce poco, portando in scena alcuni testi. Ora con tre colleghe di Accademia stiamo facendo un testo francese contemporaneo e speriamo possa andare avanti.”

Un altro sogno potrebbe essere quello di salire sul palco del “tuo” teatro sangiorgese?

“Certamente, sarebbe molto bello tornare nelle Marche facendo il mio. Pensa che non ho mai recitato lì, quando ero piccola in quel teatro portavamo i saggi di danza.”


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