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86 anni fa il ministro di Crollalanza inaugurò il nuovo stadio di Fermo

FERMO – Il 21 gennaio 1934 fu tagliato il nastro del Campo polisportivo "Sandro Mussolini" che era già in uso dal novembre 1932 e completato con la tribuna coperta nel 1933. Progetto di Lino Fagioli e Cesare Petracci. Dopo la guerra fu dedicato a Bruno Recchioni.
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Cartolina postale degli anni trenta

 

di Paolo Bartolomei

Il campo sportivo in questione è lo stesso impianto che, profondamente trasformato, è in funzione ancora oggi in viale Trento. Della struttura originaria resta solo la tribuna centrale, oggi vincolata dalla Soprintendenza per via della sua copertura a sbalzo, la pensilina d’ingresso con fontana e scala in vago stile razionalista, nonché parte del muraglione.

Il taglio del nastro al cancello principale (lo stesso di oggi…)

Poco prima dell’inaugurazione solenne l’impianto era stato intitolato a Sandro Italico Mussolini (nipote del Duce, morto giovane nel 1930).
Il 21 gennaio 1934 a tagliare il nastro, insieme ai maggiorenti fermani, ai gerarchi fascisti locali e all’arcivescovo Ercole Attuoni, era presente il ministro dei lavori pubblici Araldo di Crollalanza, barese, ma del quale il padre Goffredo e il nonno Giovan Battista (storici e massimi esperti italiani di araldica) erano nati a Fermo, pur appartenendo ad un casato di lontane radici lombarde. A loro è intitolata la odierna circonvallazione est di Fermo.
Il ministro quel giorno era in visita istituzionale in città anche per inaugurare altre opere pubbliche di recente realizzazione.

Subito dopo la caduta del regime fascista il campo sportivo perse l’intitolazione, e alcuni anni più tardi, dopo la fine della seconda guerra mondiale, fu dedicato al fermano Bruno Recchioni, pochi anni prima calciatore della Fermana e martire dell’eccidio di Cefalonia del settembre 1943. Curiosità: Recchioni non ha mai giocato partite ufficiali con la Fermana sul nuovo campo, che poi fu intitolato a lui, ma solo su quello vecchio.

Prima del 1932 veniva utilizzato un terreno di gioco che si trovava vicino al Foro boario ed era chiamato “Campo di Marte” essendo una zona in uso anche al locale presidio militare: l’area è quella oggi occupata dai campi da tennis.
Vista l’impossibilità di ampliare il vecchio campo per motivi di spazio (non c’erano nemmeno tribune e spogliatoi) si aprì un dibattito, di cui si trova traccia nei periodici locali e negli atti podestarili, sulla fattibilità di un nuovo impianto su un luogo più spazioso.

Per questo motivo il 18 settembre 1930 il Comune decise di costruire un nuovo campo polisportivo nell’Area Brancadoro, cioè sul fianco destro della Via del Mare, tratto iniziale della strada provinciale per Porto San Giorgio (oggi Viale Trento ndr), a circa un chilometro dalla Porta Romana (oggi Porta S.Francesco) e dal vecchio campo“.

L’inaugurazione annunciata sulla stampa locale con la tipica retorica dell’epoca

Un primo progetto per il nuovo campo, presentato dall’architetto locale Domenico Perugini, fu scartato perché prevedeva un grande ingresso monumentale con arco di trionfo e scalone (stile “Campo dei Pini” di Macerata), eccessivamente costoso e che avrebbe richiesto troppo spazio.

Nel 1930 fu approvato il progetto dell’ing. Lino Fagioli e Cesare Petracci di Fermo (quest’ultimo era anche socio della U.S. Fermana Calcio) che prevedeva l‘ingresso adornato da arco, fontana artistica e scala, tutto in stile razionalista, ma di dimensioni più modeste del progetto del Perugini (è quello che vediamo oggi).
L’impianto comprendeva pista podistica, campo per gioco del calcio, palla al cesto, tennis, fosse per i lanci e per i salti, una tribuna centrale scoperta con spogliatoi sottostanti e due gradinate laterali basse, in cemento. L’area complessiva era di metri 176 x 95 (più o meno come oggi) per un totale di mq 16720 e rientrava tra le superfici minime (mq 15000) e massime (mq 20000) richieste all’epoca dal Coni e dall’Opera Nazionale Balilla.

Il 10 luglio 1932 il Comune chiese all’ing. Fagioli la copertura della sola tribuna centrale (costo 26157 lire).

Il ministro dei lavori pubblici Araldo di Crollalanza

Nel novembre 1932, con i lavori ancora in corso alla tribuna centrale, la Fermana cominciò a giocare nel nuovo “Polisportivo del Littorio, utilizzato anche per manifestazioni ginniche del regime, e che poco dopo fu intitolato al nipote di Mussolini.

Nel 1933 completamento della copertura della tribuna. La piccola tettoia è in cemento armato a sbalzo, sostenuta in basso da puntoni verticali che riducono la sporgenza senza ostruire la visibilità agli spettatori e dall’alto da tiranti di ferro ancorati al colonnato retrostante che, grazie ad una inclinazione della prima parte della pensilina, riducono ulteriormente la porzione completamente sospesa.

Progetto e realizzazione sono del cav. Lino Fagioli con soluzione che per l’epoca era molto innovativa, ispirata alla tecnica utilizzata solo un anno prima da Pier Luigi Nervi allo Stadio di Firenze, al punto da meritarsi, come quella, citazioni in pubblicazioni specialistiche e manuali universitari per diversi anni.
Costo totale dello stadio è stato di 525mila lire (meno di un milione di euro odierni).

 

L’ingresso in stile razionalista (“novecentista” veniva anche detto all’epoca), perfettamente conservato fino ad oggi (fatta eccezione per il nome e i fasci littori)

 

La pensilina ancora oggi è perfettamente conservata e dagli anni ’90 è vincolata dalla Soprintendenza regionale perché “di interesse costruttivo”; è una delle poche rimaste in Italia tra quelle realizzate a sbalzo all’epoca, assieme a quelle di Firenze, oltre che Alessandria (1929), Sanremo (1932), Lucca (1935), Livorno (1936), Siena (1938), del vecchio stadio di Bari (1934) e poche altre.

(Si ringrazia l’architetto Federica Benni di Fermo per aver messo a disposizione alcune informazioni da sue ricerche).

 

Il Campo sportivo “Bruno Recchioni” con la sola tribuna centrale nei primi anni ’60

 

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