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Tre condanne per l’omicidio
di Maria Biancucci: si va dai 4 ai 30 anni

FERMO - Trent'anni al fermano D.L., quattro anni all'ex compagna bulgara, mentre il nipote è stato condannato a 16 anni. La sentenza è stata emessa oggi dal giudice Cesare Marziali
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La scena del crimine e nel riquadro la vittima

Tre condanne in primo grado per l’omicidio di Maria Biancucci la 79enne di Alteta di Montegiorgio trovata senza vita sul letto, mani e piedi legati, l’11 marzo 2018. Il giudice del tribunale di Fermo, Cesare Marziali, al termine del processo condotto con rito abbreviato, questo pomeriggio ha comminato trent’anni di carcere al fermano D.L. finito in carcere per primo con l’accusa di omicidio e difeso dall’avvocato Francesco De Minicis. Il nipote S.P. (difeso dagli avvocati Elisabetta Palmaroli e Umberto Gramenzi) è stato condannato a 16 anni, mentre 4 anni sono stati dati alla bulgara Z.I. ex compagna di D.L., difesa dal penalista Emiliano Carnevali. La donna ha sempre sostenuto di essere stata utilizzata inconsapevolmente per accompagnare in auto l’ex compagno e il nipote e di essere rimasta ad una distanza di un paio di chilometri dal luogo del delitto. L’accusa aveva chiesto l’ergastolo per D.L. Gli avvocati difensori annunciano ricorso in appello, una volta conosciute le motivazioni della sentenza. «La mia assistita è innocente», dice l’avvocato Carnevali. Il giudice, dunque, in primo grado ha in pratica condiviso le risultanze investigative fornitegli dai carabinieri del comando provinciale di Ascoli Piceno, a partire dai militari del Nucleo investigativo dell’Arma messisi al lavoro già la sera stessa della tragedia per poi arrivare, a stretto giro di vite, a stringere il cerchio intorno a quei tre nomi. 

L’OMICIDIO

Un piano ben organizzato, con tanto di simulazione di effrazione della finestra dell’abitazione dall’esterno, quando in realtà i tre malviventi erano riusciti con un sotterfugio a procurarsi le chiavi di casa di Maria Biancucci giorni prima. Una rapina cruenta, con l’anziana donna legata al letto, tanto da procurarle la morte. Così gli inquirenti, i procuratori di Fermo Alessandro Piscitelli e Francesca Perlini e i Carabinieri del Comando di Ascoli, avevano ricostruito le dinamiche che hanno portato all’arresto prima di uno dei tre autori del colpo, e poi degli altri due soggetti coinvolti. Indagini quanto mai complesse e portate avanti in modo esemplare tanto da arrivare e procurare  prove schiaccianti nei confronti dei tre rapinatori. Decisive sono state le analisi della “sezione biologia” del Ris di Roma sui reperti raccolti sulla scena del crimine dai militari del Nucleo Investigativo.

E’ stato infatti isolato un profilo genetico maschile ignoto, individuato sia sul nastro utilizzato per immobilizzare le caviglie della signora Biancucci, sia sotto le unghie della vittima. Le successive indagini hanno consentito di accertare che l’effrazione della finestra era in realtà stata una vera e propria messa in scena, realizzata dall’interno dell’abitazione in quanto i malviventi erano già entrati grazie ad una copia del portone principale che si erano procurati qualche giorno prima con un sotterfugio. Forse non si aspettavano la presenza della donna in casa.

IL PRELIEVO AL POSTAMAT DI PORTO SANT’ELPIDIO

Dopo i primi sopralluoghi è emerso come dall’abitazione della signora Biancucci erano state sottratte due tessere bancomat emesse da Poste Italiane e intestate alla vittima ed anche uno dei due pin abbinati. Nelle prime ore della mattinata successiva il codice è stato utilizzato dai malviventi per effettuare un prelievo di 600 euro presso uno sportello Postamat di Porto Sant’Elpidio.

rp

 

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