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Da baracca a biblioteca,
il campo di prigionia sinonimo di cultura
“Anche i fiori nascono da tristi vicende”

SERVIGLIANO - Presentazione del progetto per il recupero dell'ex mensa alla presenza del sindaco Rotoni, del prefetto Filippi e dei vertici del Mibact Marche
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di Andrea Braconi

Da baracca a biblioteca: per l’ex mensa del campo di prigionia CPG-59 di Servigliano la storia volta pagina, grazie ad un finanziamento di 300.000 ottenuto dal segretariato regionale del Mibact Marche.

“Si tratta di fondi FSC 2014-2020 – spiega Annalisa Conforti, responsabile del procedimento – che per la parte cultura vengono assegnati dal Cipe al Ministero il quale, tramite bandi, assegna poi ad alcuni progetti selezionati i relativi finanziamenti”.

E il recupero della struttura collocata dietro la palestra, all’interno del Parco della Pace, è stato uno dei 21 progetti finanziati sui 200 presentati a livello nazionale.

Per Corrado Azzolini, segretario regionale ad interim del Mibact Marche, l’obiettivo resta quello di far vedere come parte di questo luogo debba avere una nuova destinazione. “Non è un caso aver scelto di realizzare una biblioteca – rimarca – costruita con tutte le caratteristiche che un luogo del genere deve possedere. Ci sarà una sezione dedicata ai più giovani ed un’altra sala lettura, oltre ad una parte di accoglienza, ai bagni, ad un deposito e ad un locale tecnico”.

I 171 metri quadri di superficie lorda che verranno recuperati (distribuiti su 30 metri di lunghezza per 5,5 di profondità, ndr), secondo lo stesso Azzolini, diventeranno una carta importante da giocare a livello sia tecnico amministrativo che politico per richiedere in seguito ulteriori finanziamenti. “C’è una forte attenzione sul rilancio di quest’area per una cittadina come Servigliano, che diventa estremamente importante” precisa.

Un progetto piuttosto avanti come progetto definitivo, sottolinea. “Avremo bisogno di un esecutivo, ma siamo già a buon punto per l’individuazione del professionista che dovrà suggerirci tutta una serie di migliorie”.

Impossibile, al momento, sbilanciarsi sui tempi del restauro, anche se è stata indicata la fine lavori entro il dicembre 2021. “Qui abbiamo a che fare con porzioni già esistenti e che attualmente si presentano in uno stato di degrado visibile. Ma quando ci si avvicina con un intervento l’unica cosa scontata è che le sorprese sono dietro l’angolo. Per questo va verificato l’effettivo stato di conservazione. Contiamo di aprire il cantiere entro l’estate, salvo eventuali intoppi”.

GLI ASPETTI TECNICI

A precisare la stato dell’arte e le caratteristiche tecniche l’architetto Caterina Cocchi, progettista dell’intervento e direttrice dei lavori. “Ad oggi risultato in essere la testata di destra e quella di sinistra, mentre la parte centrale è una grande lacuna. Alcuni caratteri ci sono serviti come paletti e punti di aggancio per capire la configurazione originaria della struttura”.

E come detto, le stesse parti in essere presentano uno stato di degrado molto diffuso. “La struttura è fatta di mattoni industriali e tutto era posato su una platea di calcestruzzo, senza fondazioni, perché andava costruita velocemente – aggiunge Conforti -. In copertura c’erano delle travi di legno. Dopo la notizia del finanziamento le prima attività che abbiamo fatto sono state una ricerca storico archivistica approfondita ed un rilievo architettonico preciso.”

Le murature, dopo un restauro conservativo, verranno lasciate come testimonianza, mentre le parti architettoniche attualmente mancanti saranno realizzate in laterizio e legno. “Saranno tutti materiali smontabili per rendere la struttura reversibile”. Considerato il dislivello dal livello strada, inoltre, verrà realizzata una serie di rampe per il superamento delle barriere architettoniche.

“L’obiettivo – prosegue Cocchi – è di farlo diventare un punto di riferimento non solo per gli abitanti del luogo ma anche un centro di ricerca e studio di un periodo storico particolarmente importante”.

GLI INTERVENTI DI ISTITUZIONI E CASA DELLA MEMORIA

“Questo è l’inizio di un percorso molto valido – sottolinea con orgoglio Giordano Viozzi, presidente dell’associazione Casa della Memoria – che riguarda il recupero della memoria di questo campo: partiamo da qui e continuiamo con la digitalizzazione dell’archivio storico del periodo 1915-1955”.

Un plauso al sindaco per la particolare attenzione dimostrata sul tema arriva dal prefetto Vincenza Filippi. “Da luogo di tristezza si sta trasformando in occasione di cultura e di diritto a riconoscere le vicende individuali, che qui sono passate. Oggi è un luogo per guardare sempre più al futuro e tutto questo testimonia come effettivamente anche i fiori posso nascere da queste vicende”.

Un ultimo passaggio il prefetto lo riserva a figure come Giorgio Perlasca, “che rendono bella l’appartenenza alla nostra comunità”, alla presenza del figlio Franco che in serata salirà sul palco del teatro comunale di Servigliano insieme a Gioia Bartali, nipote dell’indimenticabile ciclista toscano.

Per il sindaco Marco Rotoni il percorso è stato attivato con grande determinazione. “In questi anni abbiamo toccato tappe decisive e quella di oggi è molto importante perché dà al nostro territorio un’ulteriore dimensione”. Rotoni ricorda il lavoro della Casa della Memoria, della segreteria regionale del Mibact, degli uffici comunali e dell’architetto Cocchi. “Nella mia carriera amministrativa – aggiunge il primo cittadino – è la prima volta che mi capita di imbattermi in una filiera così rapida per un bene che ritengo strategico”.

“Questa prima sede della Casa della Memoria l’abbiamo sempre concepita come aula didattica e non come museo – conclude Paolo Giunta La Spada, direttore scientifico della Casa della Memoria -. Confidiamo che la stessa operatività culturale caratterizzi la seconda struttura”.


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