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Calzaturiero, no a proposte shock
La sottosegretaria Morani:
“Patto con le imprese, se non ora quando?”

MILANO - Le parole della sottosegretaria al Ministero dello Sviluppo economico: "Gli imprenditori devono togliersi la maglietta della loro impresa e provare a fare sistema. Io sono a loro completa disposizione"
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di Andrea Braconi

Sono tanti i temi che i rappresentanti delle aziende e delle istituzioni fermane hanno messo sul tavolo in occasione dell’incontro al Micam con Alessia Morani, sottosegretaria al Ministero dello Sviluppo economico. E proprio ragionando sul titolo scelto (“Calzatura 2020 Anno di cambiamento e di rilancio?”) la Morani ha lanciato una provocazione: togliere il punto interrogativo e mettere piuttosto un punto. Definitivo. Perché il calzaturiero, a detta del sottosegretario, ha bisogno di interventi strutturali per rilanciarsi.

“In questo momento, anche per quanto sta accadendo in Cina, si possono aprire opportunità per i nostri imprenditori, c’è stata una proposta shock di 100 milioni che può essere utile ma non risolutiva. Dal mio punto di vista serve qualcosa di strutturale”.

Nell’ambito del riconoscimento dell’Area di crisi complessa, ha ricordato, si attende a giorni la firma del Piano Riconversione Riqualificazione Industriale, che vedrà riversarsi nel nostro territorio 15 milioni da parte dello stesso Mise e altri 15 dalla Regione Marche. “Ma ci sono anche i 60 milioni per il terremoto e quindi serve un patto tra istituzioni e imprese per dedicare quota parte di quelle risorse per alcuni settori particolari”.

Nonostante le fibrillazioni politiche di questi giorni e le preoccupazioni per un ennesimo cambio di interlocutori (“Il Governo dura nella misura in cui fa le cose che servono” ha aggiunto), si continua a spingere su internazionalizzazione e ammortizzatori sociali. “Non facciamo grandi promesse, non servono a nessuno, le imprese non si fidano più della politica: servono invece cose fattibili in tempi brevi. Però non bastano solo le istituzioni, le imprese devono fare quei passi che ancora mancano. Serve una capacità di aggredire alcuni mercati nei modi giusti e, quindi, c’è l’urgenza di affiancare managerialità che consentano alle aziende di fare quel salto. E non importa la dimensione dell’impresa”.

Cosa si produce, come si produce e come si vende un prodotto: sono questi i parametri sui quali riflettere, inderogabilmente. “Non basta solo defiscalizzare, serve un accordo comune per crescere tutti insieme. Quindi, se non ora quando? Non abbiamo più tanto tempo per farlo. Gli imprenditori devono togliersi la maglietta della loro impresa e provare a fare sistema. Io sono a loro completa disposizione”.


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