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Riciclaggio: i carabinieri del Ros
fermano quattro persone

OPERAZIONE - Da questa mattina in corso perquisizioni da parte dei carabinieri del Ros per i reati di riciclaggio e autoriciclaggio
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di Federica Serfilippi

Riciclaggio dei soldi della ‘ndrangheta: due geometri e un broker marchigiani in manette, arrestato anche un imprenditore ritenuto un elemento di spicco della cosca ‘ndranghestista degli Alvaro di Sinopoli (Reggio Calabria). Le contestazioni sono di riciclaggio, autoriciclaggio commessi con l’aggravante mafiosa. I quattro sono stati arrestati questa mattina e condotti in carcere. Il broker è stato ammanettato a Bologna. I due geometri a Fabriano. E quello considerato il tramite tra i tre marchigiani e la cosca mafiosa, è stato arrestato in Calabria, anche se residente nelle Marche dal 2005.

L’operazione ha portato anche al sequestro di vari immobili, tra cui un capannone nell’Anconetano e del valore di un milione e mezzo di euro. Stando alla procura, sarebbe stato acquistato dai due geometri con un’operazione finanziata in parte dalla criminalità organizzata calabrese. L’indagine, avviata nel 2018, è stata condotta dai carabinieri del Ros in collaborazione con la Direzione nazionale antimafia e le procure di Ancona e Reggio Calabria. Tutto è partito da una segnalazione fatta agli inquirenti da Bankitalia legata a rapporti imprenditoriali sospetti stretti tra i i geometri e il calabrese.  Le indagini hanno documentato un complesso meccanismo di triangolazioni finanziarie tra Italia, Inghilterra e Svizzera – che ha coinvolto altri professionisti sottoposti ad indagine, seppur non destinatari del provvedimento di fermo – attraverso cui ingenti somme di denaro riconducibili agli affari della cosca venivano riciclati nelle Marche con l’acquisto dei beni immobili sottoposti al sequestro preventivo. Tra le operazioni monitorate dagli investigatori c’è l’acquisto di un capannone (in cui attualmente lavora un’azienda completamente estranea ai fatti) eseguito da una società riconducibile ai due geometri. Stando all’ipotesi accusatoria, l’immobile sarebbe stato comprato in parte con i soldi derivati dalle attività legate alla cosca e poi fatti ripulire in Svizzera dal broker arrestato a Bologna. Un’altra operazione è stata fermata prima che potesse concludersi. Riguardava l’acquisto di un terreno parzialmente fabbricabile situato a Genga. Alla conferenza stampa in cui sono stati mostrati i dettagli dell’operazione era presente il vice comandante del Ros, il generale Giancarlo Scafuri: «Quanto compiuto – ha detto l’ufficiale – mostra l’importanza della  Marche nel panorama criminale nazionale. Rimane comunque una regione che ha solidi anticorpi, ma non  è avulsa da fenomeni di criminalità organizzata».

 


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