facebook twitter rss

Voi dovete restare a casa, noi non possiamo
118 e pubbliche assistenze tra impegno
senza sosta e appelli ai cittadini

VIRUS - Le pubbliche assistenze tra richieste di aiuti alla cittadinanza e appelli a restare a casa, rivolti alla collettività

di Giorgio Fedeli

E poi ci sono loro. Sì, anche nell’emergenza da contagio del Coronavirus hanno un ruolo di prim’ordine. Scontato dirlo? Banale riaffermarlo? Magari sì, o magari ci si ricorda di loro solo quando servono? Quel ‘e poi…’, velatamente provocatorio, starebbe infatti a significare che forse troppo spesso vengono dimenticati o non debitamente gratificati per quello che fanno e, soprattutto, per come lo fanno. Stiamo parlando dei tanti militi delle pubbliche assistenze, e questa non è certo la sede per fare distinguo tra ‘pubblica’ e pubblica’, che in queste settimane di emergenza non si tirano indietro, anzi ogni giorno un passo avanti verso chi va soccorso, anche se si tratta di un potenziale paziente affetto da Coronavirus. In strada, ma anche nel cuore logistico dell’emergenza. A guidare i militi ci sono quelli della centrale operativa del 118. Sì vero, la Regione ha attivato un numero verde ad hoc per il Covid-19 (800 93 66 77, attivo dalle 8 alle 20) ma considerando la quantità, ormai incalcolabile, di telefonate che arrivano al 118, (e, per dovere di cronaca, anche ai vari centralini di Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, con il 112, numero unico di emergenza che però qui non è ancora attivo e dunque dall’altra parte risponde il comando dell’Arma) evidentemente quel numero verde non è ancora in cima alla lista della rubrica dei marchigiani, dei fermani.

Ma loro, gli operatori del 118, continuano a rispondere, a dare consigli, a porre quelle domande essenziali per effettuare un primo screening e decrittare la presenza del Covid-19. E, in presenza di riscontri ‘positivi’, attivare la macchina dei soccorsi. Un lavoro incessante, martellante, a cui rispondono con un impagabile senso del dovere. E così dalla centrale 118 si torna in strada dove ci sono presenti e pronti, quelli delle pubbliche assistenze. Sono per l’operatività, non per i convenevoli. E infatti hanno riassunto la loro quotidianità di impegno e solidarietà, di abnegazione e professionalità in poche parole che raccontano tutto di loro. E raccontano anche di come loro vorrebbero i cittadini: “118 Noi non possiamo, voi dovete. #Iorestoacasa”. E quando centinaia di volontari arrivano a dire di non ‘poter’ restarsene tra le mura domestiche e di mettere a repentaglio la loro salute (basti ricordare l’operatore 118 di Bergamo contagiato e purtroppo deceduto venerdì) quando invece, fatti salvi turni e impegni, potrebbero perché, appunto, volontari, beh è già abbastanza per capire quale è lo spirito che li muove. Certo, per carità, alcuni di loro, magari con qualche annetto in più sulle spalle, hanno deciso precauzionalmente di starsene a casa. Una scelta ampiamente condivisibile. Ma il grosso è lì, pronto a coprire il turno, a partire. Sia chiaro, dal 118 hanno dato chiare indicazioni sulle modalità di intervento. E il primo contatto con l’eventuale ‘positivo’ non ce l’hanno i militi ma solo il medico del 118, dell’automedica. Le ambulanze entrano in azione, e solo alcune sono predisposte al trasporto del paziente possibile Covid-19, nel momento in cui scatta il trasferimento all’ospedale Murri di Fermo dove da qualche giorno è attivo un percorso specifico per i possibili contagiati, con tanto di esame del tampone.

Ma torniamo a prima, alla distinzione tra la considerazione teorica, a parole, e quella reale, concreta, di vicinanza fattiva, che la collettività fermana ha delle sue pubbliche assistenze. Sulle pagine Facebook di alcune di loro, in queste ore, sono spuntate richieste di aiuto ai cittadini, un sostegno, una donazione, qualsiasi cosa che possa semplificare, anche di poco, la loro missione quotidiana, un aiuto che oggi più che mai fa inevitabilmente rima con fornitura di dispositivi sanitari, mascherine, tute, occhiali, per intenderci, che scarseggiano sempre di più, in maniera inversamente proporzionale alla diffusione del contagio. Ma anche più semplicemente qualcosa da sgranocchiare tra un’urgenza e l’altra. Eh sì perché a volte non si ha nemmeno il tempo di mangiare. Nelle ultime ore qualche cartone di pizza è stato donato. E quei sorrisi, con tanto di ringraziamenti via social, dei militi la dicono lunga sull’apprezzamento per il gesto, un sorriso di gratitudine e di speranza. Poi al resto, a tutto il resto ci pensano loro. E non solo nell’emergenza: alcune pubbliche assistenze provvedono anche, tramite i Centri operativi comunali, a consegnare a domicilio alimenti e medicinali. Il lato positivo, si passi l’espressione, dell’emergenza. Ora non resta che vedere come i cittadini risponderanno al loro appello, non certo il primo in questi anni, e stimare, (magari, chissà, azzerare?) il gap tra la stima a parole e quella che si materializza anche coi fatti.

 


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page


Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati




Gli articoli più letti