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Addio ad Adolfo Cococcioni,
veterano della Seconda Guerra Mondiale,
con la famiglia e il tricolore nel cuore

LUTTO - Fermo e tutta la provincia piange la scomparsa, a 98 anni, di Aldofo Cococcioni. Era Maestro del Lavoro e Cavaliere della Reppubblica. Nel 1943 venne mandato a Grottaglie e qui rimase vittima di un bombardamento, ma nonostante le ferite riuscì a sopravvivere
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Fermo e tutta la provincia piange la scomparsa, a 98 anni, di Aldofo Cococcioni.  Nato il giorno dell’equinozio d’Autunno del 1922 Adolfo Cococcioni, detto Fofo, Maestro del Lavoro e Cavaliere della Reppubblica. Una figura di cui Fermo e il territorio andava orgoglioso, reduce di guerra, sempre presente durante le cerimonie istituzionali della Prefettura.

Falegname tuttofare diventato abile carrozziere per la sua affezionata azienda tranviaria (come la chiamava lui), amato padre, premuroso nonno e amorevole marito. Aveva combattuto nella Seconda Guerra Mondiale arruolato con l’Aeronautica Militare come aiuto-motorista. “Sono stato sempre nell’isola Mediterranea – raccontava ai suoi nipoti –  in tutti gli aeroporti, mi mandavano dove serviva, appartenevo alla prima legione aerea sotto il Colonnello Dario Trabucco”.

Nel 1943 venne mandato a Grottaglie e qui rimase vittima di un bombardamento, ma nonostante le ferite riuscì a sopravvivere. Tornato a casa sposò Giovanna, accanto alla quale è rimasto per 66 anni, fino a che il destino, a Luglio del 2019, non gliel’ha portata via. Due figli, 4 nipoti e una pronipote.  Adolfo era per tutti Fofo.

A ricordarlo sua nipote Micol: “Il nucleo attorno al quale la sua famiglia si stringe, la roccia alla quale tutti si aggrappano. Fofo è il sorriso, la tempra, il coraggio, l’amore per la vita, il monito, l’esempio. Chi lo conosce lo sa. Il suo amore per la vita ha impregnato ogni suo gesto, ogni contatto, ogni parola. La famiglia, la patria e il sacrificio sono termini che addosso a lui riacquistano il loro vero significato. Ha vissuto davvero Fofo: con passione, umanità, entusiasmo, generosità e rettitudine credendo e augurando pace, salute e unione familiare. Lo sapeva Fofo che la vita è bella e brutta insieme, ma va affrontata sempre con tenacia ed ottimismo”.

Il giorno del suo 97esimo compleanno scriveva di sé: “Nonostante i tanti disagi passati, ancora una volta il cavallo rampante è riuscito a compiere il suo 97° anno di età. È un vero cavallo da corsa, la sua mente è sana, non perde un colpo! Il mio non è un vanto, ma la dimostrazione della mia volontà di non cedere mai. Dico sempre questo perché la vita è bella e bisogna viverla nel bene e nel male. Io ho sempre combattuto per la vita e per la famiglia perché la famiglia è il più grande valore”.

Aveva la quinta elementare Fofo ma non ha mai rinunciato a mettere i suoi pensieri per iscritto affinché potessero rimanere ben impressi nei cuori delle persone che amava tanto. “Ieri sera Fofo si è spento – racconta la nipote –  Ha appoggiato il suo bastone tricolore al muro e si è addormentato. Ha lasciato questa vita con la stessa dignità con cui l’ha sempre vissuta e con l’orgoglio che lo ha sempre contraddistinto. Tra le sue carte ci sono bozze degli ultimi scritti pieni di fervente passione per la vita e per il nostro Paese che in questo momento attraversa una delicatissima fase. Si tratta di due lettere e sono indirizzate una al Presidente del Consiglio dei ministri e l’altra alla pronipote Sibilla. Perché per Fofo la famiglia e la patria erano davvero dei valori”.


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