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Prima celebrazione della domenica dopo l’emergenza, Pennacchio: “Ritorniamo nella nostra cattedrale a formare il popolo di Dio”

FERMO - Mons Pennacchio  nel corso dell'omelia ha citato le parole di don Tonino Bello: "Forse qualcuno preferisce una Chiesa, come la famosa reclame, che non deve chiedere mai e che nel travaglio che abbiamo vissuto le scorse settimane, anziché condividere l'insicurezza di gran parte del popolo di Dio, esibisse i muscoli per tornare a tutti i costi a difendere il diritto della messa con il Popolo. Non vorrei sembrare presuntuoso ma la Chiesa a cui io ho consegnato la mia vita non è questa"
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di Paolo Paoletti

“Ritorniamo nella nostra cattedrale a formare il popolo di Dio che fa l’Eucarestia, perché l’Eucarestia continui sempre a fare la chiesa”. Con queste parole l’Arcivescovo di Fermo Mons. Rocco Pennacchio ha aperto la prima celebrazione della domenica di mezzogiorno in cattedrale dopo i mesi di restrizioni dovute all’emergenza Coronavirus. Appuntamenti che comunque continuano ad essere trasmessi in diretta su Radio Fermo Uno e via streaming sul sito dell’Arcidiocesi.

“Abbiamo vissuto con difficoltà con sofferenza ma con un sacrificio prezioso agli occhi di Dio questi mesi di digiuno eucaristico – ha proseguito l’Arcivescovo –  E proprio nel giorno dell’Ascenzione vogliamo ritornare a dire al Signore: fai di noi un solo corpo perchè possiamo unirci del tuo”.

Une messa, quella di oggi, che rappresenta una luce di speranza dopo mesi difficili e anche un momento di comunione per i tanti fedeli che sono potuti tornare a ricevere l’Eucarestia. Una cerimonia che si è svolta nel rispetto delle nuove regole disposte dalle autorità sanitarie. Dagli ingressi controllati per evitare assembramenti al rispetto delle distanze di sicurezza. Distanziamento favorito  anche dalle dimensioni della cattedrale che hanno dato modo di gestire al meglio gli spazi occupati dei fedeli. Massima attenzione anche al momento della Comunione,  con l’ostia consegnata sulla mano e i fedeli in fila con la mascherina ad un metro e mezzo di distanza l’uno dall’altro.

Mons Pennacchio   nel corso dell’omelia ha citato le parole di don Tonino Bello: “In questo periodo che stiamo vivendo spesso è ribaltato sui social un pensiero di don Tonino Bello scritto verso la seconda metà degli anni Ottanta. Riflettendo sul rapporto tra la Chiesa e la politica diceva che ‘la Chiesa è tale quando sperimenta il travaglio umanissimo della perplessità che condivide con i comuni mortali la più lancinante delle loro sofferenze quella della insicurezza‘. Un pensiero che io condivido. Forse qualcuno preferisce una Chiesa, come la famosa reclame, che non deve chiedere mai e che nel travaglio che abbiamo vissuto le scorse settimane, anziché condividere l’insicurezza di gran parte del popolo di Dio, esibisse i muscoli per tornare a tutti i costi a difendere il diritto della messa con il Popolo. Non vorrei sembrare presuntuoso ma la Chiesa a cui io ho consegnato la mia vita non è questa. Perciò ho sempre pensato che fosse meglio condividere le restrizioni con tutti gli altri che avere il privilegio di essere favoriti e perché no risparmiati dal contagio. Forse qualcuno pensa che condividere il dubbio indebolisca la Chiesa, indebolisca la Fede. A parte che la condizione ordinaria della Chiesa quando è nel mondo non può essere la forza, ma, ce lo ha mostrato Gesù sulla Croce, la debolezza. Il dubbio, il ricercare continuamente, premette di progredire perché smonta convinzioni granitiche, presunzioni, facili entusiasmi e pone le basi per una nuova sintesi, per una nuova consapevolezza della fede. Essere nel dubbio non compromette quella promessa di Gesù ‘io sono con voi sempre’.  Perciò siamo certi che se noi vacilliamo lui si mantiene sempre fedele”.

Arcivescovo che in conclusione ha ringraziato i presenti: “Con grande pazienza state sopportando queste limitazioni. Vi assicuro mi viene da piangere, però piuttosto che privarci del Signore sopportiamo e cogliamone l’occasione per crescerne. Faccio riferimento a due cose: non ci sono i foglietti sui banchi, dunque impariamo ad ascoltare la Parola, e non c’è il coro,  quindi impariamo a cantare un po’ di più”

 


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