facebook twitter rss

Gli 89 anni di Don Franco
con la preghiera a distanza
“Puntiamo su Dopo di noi e agricoltura sociale”

GROTTAFERRATA - Le limitazioni agli spostamenti tra regioni condizioneranno la festa del 30 maggio del fondatore della comunità di Capodarco, che però rilancia sui temi a lui più cari: "L'educazione alla mondialità dei giovani aiuti a saper vivere la realtà locale"
Print Friendly, PDF & Email

di Andrea Braconi

Come nella sua indole, Don Franco Monterubbianesi ha voluto invitare tutte le amiche e gli amici sparsi per l’Italia per festeggiare il suo 89° compleanno a Grottaferrata, in provincia di Roma, dove vive da anni. Purtroppo, i divieti e le limitazioni agli spostamenti da regione a regione renderanno questa ricorrenza diversa.

Ma durante la messa del 30 maggio (“Il fatto straordinario è che è la vigilia di Pentecoste” ha commentato il parroco) tutti saranno uniti spiritualmente e con un obiettivo condiviso: ritrovare la forza di unirsi ancora per rilanciare nella società l’utopia rivoluzionaria di Capodarco, che Don Franco definisce frammentata rispetto all’ideale originario.

“Chiederò soprattutto che la mia guida, nelle mie ispirazione di azioni da sempre non accettate, venga finalmente fatta propria da tutti, rispettata anche nei miei limiti, ora che la Chiesa italiana condivide con noi di Capodarco per aiutarci il progetto del Dopo di noi, da sviluppare a partire dalle 3 regioni centrali Umbria, Lazio e Marche”.

Quel Dopo di noi che Don Franco definisce “la solitudine delle tante famiglie di disabili che sentiamo viva in noi” ma sul quale intende continuare a battersi attraverso la fondazione di comunità intitolata a Marisa Galli, per difendere il patrimonio del terreno di Grottaferrata, e l’altra fondazione che porta proprio il suo nome. “La società italiana ha bisogno che Capodarco non scompaia e Capodarco di Roma non fallisca e riprenda il suo ruolo centrale. Questo è il mio impegno, che con questa lettera di convocazione alla preghiera, per il mio compleanno, faccio a tutte le realtà vecchie, nate da Capodarco ma anche a quelle nuove che sono nate dal nostro spirito. Soprattutto in merito al valore della agricoltura sociale su cui siamo stati promotori della legge 141”.

L’obiettivo, sia sul fronte del Dopo di noi che su quello dell’agricoltura sociale, è di coinvolgere tutta la società, anche nelle sue nuove energie promozionali di sviluppo, in tutti i suoi ambiti: dall’economico, al sociale, dal politico al religioso. “Abbiamo bisogno che la Chiesa ci aiuti a superare in mezzo a noi quei difetti di personalismi di potere di orgoglio che ci dividono ci fanno crollare nella fiducia reciproca e nella divisione di fatto. Il modello della sinodalità nella figura del poliedro che ci indica Papa Francesco, a cominciare da Roma su cui insisterò perché lo si attui, sia il rinnovamento che dobbiamo inventarci per non gestire più autocraticamente ma più comunitariamente. È dal 2000 che propongo questo con il movimento ideale di Capodarco, non più gestionale e su cui insisterò con il mio lavoro attuale, aiutando a far nascere per tutta Italia le due fondazioni, dando a loro il valore nazionale ma anche internazionale. Questo perché l’educazione alla mondialità dei giovani aiuti a saper vivere la realtà locale. Anche su ciò lo Spirito Santo – conclude – ci deve aiutare perché lui agisce su di noi per rinnovare la faccia della terra”.


© RIPRODUZIONE RISERVATA


Torna alla home page


Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati




Gli articoli più letti