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I medici di base: “Il coronavirus
ha cambiato tutto, il nostro lavoro
non sarà più lo stesso”

FERMO - Il report dell'emergenza: secondo un'indagine tra i medici di famiglia, i contagiati nel Fermano potrebbero essere stati circa 1400; presto diventerà prassi il teleconsulto
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di Pierpaolo Pierleoni

Vietato parlare al passato dell’emergenza Covid, ma ora che il peggio è alle spalle, per Asur e medici di base è il momento di tracciare un bilancio di tre mesi che hanno cambiato il mondo, e anche il loro lavoro. I vertici dell’Area vasta 4, col direttore Licio Livini e quello del distretto Vincenzo Scialè, hanno ripercorso stamattina la gestione della pandemia insieme ai medici di medicina generale, che hanno preparato un documento che sintetizza, numeri alla mano, il lavoro svolto da marzo ad oggi. Ad elaborarlo i dottori Paolo Misericordia, Giovanni Olimpi, Vincenzo Landro, Noemi Raffaelli.

“Siamo fiduciosi, ma siamo ancora dentro questa crisi – esordisce il direttore Livini – La medicina generale in questi mesi ha messo in campo principi organizzativi fatti in primo luogo di grande professionalità. Si sono rafforzati buoni rapporti e sinergia organizzativa tra medicina convenzionata ed azienda sanitaria. Una menzione speciale al dottor Misericordia che è stato l’anima di questa riorganizzazione”.

Tocca quindi proprio al dottor Misericordia partire dall’inizio: “Siamo stati i primi in Italia, il 12 marzo, a costituire i Covid team, precursori delle Usca poi elaborate anche nelle altre aree vaste. Dal 12 marzo al 10 aprile è avvenuto di tutto, sono stati i giorni in cui l’epidemia è stata più terribile. Il problema era non poter andare a casa dei pazienti. Il dottor Landro è stato coordinatore di un’equipe che si è praticamente autofinanziata”.

Il Covid team dal 10 al 31 marzo ha effettuato 97 interventi, mentre ad aprile, quella che si è evoluta in Usca ha svolto 101 accessi domiciliari ed ha eseguito anche tamponi diagnostici a domicilio. Altra iniziativa è stata quella di effettuare tamponi tramite drive through, su prenotazione dei medici di base. Interessante il report di un’indagine condotta tra i medici di famiglia dell’Area vasta 4, a cui è stato inviato un questionario che ha visto la partecipazione di 68 professionisti (il 56% del totale, a coprire il 61% dell’utenza). A ciascuno è stato chiesto ad esempio di valutare, sulla base delle informazioni avute, quanti siano stati i propri assistiti contagiati da Covid-19.

“Il range porta ad ipotizzare una cifra tra 800 e 900 contagiati – spiega Misericordia – considerando la percentuale dei medici che hanno partecipato all’indagine, arriveremmo a una cifra intorno ai 1.400 malati nell’area vasta di Fermo, un dato superiore rispetto ai tamponi positivi effettivamente riscontrati. Sono stati 354 i casi concretamente gestiti dai medici di medicina generale, di questi, 154 si sono rivolti al pronto soccorso, 100 sono stati ricoverati in ospedale, la metà circa ha avuto bisogno della terapia intensiva. I decessi sono stati 46”. Dal report emerge che circa un terzo dei pazienti aveva sintomi simili a quelli del coronavirus, ma non c’è stata possibilità di effettuare il tampone, la cui media di attesa è stata di 9,1 giorni. Secondo Misericordia, il lavoro in team dei professionisti nel Fermano è stato fondamentale. “Credo che se anche il pesarese ci fosse venuto dietro su questa scelta, non si sarebbero contagiati ben 35 medici, è stato un disastro nel disastro”.

Anche gli altri medici sottolineano il lavoro di squadra compiuto:”Abbiamo capito che c’era un problema nuovo e che nella fase iniziale non sapevamo come affrontarlo – nota il dr Giovanni Olimpi – Abbiamo vissuto giorno per giorno le criticità e creato un gruppo di lavoro che si è rivelato molto efficace. Mi auguro che questo metodo possa essere mantenuto in futuro, anche per evitare incomprensioni”. Sulla stessa linea anche Vincenzo Landro e Noemi Raffaelli:”Abbiamo dovuto gestire una enorme emergenza che ci è piovuta addosso, cercato di stringere la collaborazione tra colleghi e con l’azienda sanitaria per fornire le risposte migliori”.

“Nelle relazioni tra azienda e medici di base ci sono state tante ragioni di contrasto – nota il direttore del distretto sanitario Scialé – Questa pandemia ha portato ad una sorta di alleanza obbligatoria, una saldatura necessaria che non può più discongiungersi”.

Ora è tempo di riprogrammare tutte le attività parcheggiate da tre mesi, come evidenzia Livini, con tutte le difficoltà del caso. “Qualcosa è ripartito, però siamo molto cauti – nota il direttore Av4 – Oggi per una visita occorre più tempo, le persone vanno contattate prima, si fanno accedere in orari prestabiliti. Cerco di trovare anche qualcosa di positivo. C’era anche diversa inappropriatezza, visite che non avevano classe di priorità immediata che potevano aspettare. Occorre recuperare e riprogrammare o riprenotare. La sanità oggi deve rivedere i suoi percorsi”. Tutte le visite e gli esami con categoria D e P, cioè differite e programmate, sono state annullate. Un problema non da poco per chi dovrà effettuare ora una nuova prenotazione da zero, perdendo anche la priorità acquisita. “In effetti è un problema serio – conferma il dottor Misericordia – la soluzione ottimale sarebbe stata quella di riprendere in mano tutto il listone degli esami che erano stati prenotati ed effettuare una nuova programmazione, tenendo conto anche dei tempi di attesa maggiori imposti dalle norme di distanziamento. Se prima si poteva prevedere un esame ogni 20 minuti, oggi occorre scaglionarli a 50 uno dall’altro”.

Di certo, il Covid ha cambiato per sempre le modalità di lavoro dei medici e di accesso alle prestazioni. “Il nostro modus operandi è cambiato e sta cambiando, certe situazioni non si verificheranno più – conclude il dottor Misericordia – I pazienti ora arrivano dappertutto per appuntamento, si usano le mail per inviare le ricette, si passa sempre per un contatto preliminare telefonico. Stiamo lavorando sul teleconsulto, un sistema di audiovideochiamata a tre tra l’utente, il medico di base e lo specialista, stiamo mettendo a punto un protocollo per dar seguito a questo tipo di attività. A breve il paziente potrà recarsi nell’ambulatorio del suo medico e insieme a lui effettuare un collegamento con lo specialista per effettuare una consulenza, alcune categorie hanno già dato l’ok a procedere con questa modalità e presto sarà realtà”.


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