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L’arcivescovo Pennacchio accoglie i turisti
nel Fermano e rincuora gli operatori:
“Occasione per riscoprire la vera prossimità”

FERMANO - La chiesa di Fermo, attraverso il suo arcivescvo, saluta e accoglie i turisti che trascorreranno il tempo delle vacanze nella terra fermana. Monsignor Pennacchio rivolge inoltre le sue parole di vicinanza e preghiera agli imprenditori, responsabili pubblici, imprese di categoria e maestranze del settore turistico
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L’arcivescovo Pennacchio

La Diocesi di Fermo, attraverso le parole di monsignor Arcivescovo, saluta e accoglie i turisti che trascorreranno il tempo delle vacanze nella terra fermana. Monsignor Pennacchio rivolge inoltre le sue parole di vicinanza e preghiera agli imprenditori, responsabili pubblici, imprese di categoria e maestranze del settore turistico. Come ogni anno l’Ufficio diocesano per il Turismo, lo sport e il tempo libero pubblica un numero speciale del periodico diocesano “La Voce delle Marche”, interamente dedicato all’accoglienza turistica e in particolare alla valorizzazione dei tanti luoghi di spiritualità e di arte presenti nel vasto territorio della nostra Arcidiocesi.

Nella sua lettera ai turisti arrivati e in arrivo, il benvenuto dell’arecivescovo Pennacchio:Carissimi amici della nostra terra fermana, il vostro arrivo tra noi rappresenta una gioia e un dono che desideriamo ricambiare con la massima cordialità e con l’accoglienza piena di disponibilità e generosità tipica della nostra gente.

In questo periodo molto particolare della storia umana, il tempo del riposo, della vacanza, delle ferie e del viaggio rappresenta un dono prezioso per ogni persona. Mi piace pensare che questo dono sia racchiuso in uno scrigno fatto di incontro e conoscenza reciproca capace di generare una nuova visione per l’umanità intera in cui il senso di fraternità sia un tesoro concreto da scoprire insieme e condividere.

Negli ultimi tempi abbiamo spesso sentito parlare in tanti modi di solidarietà e partecipazione, coinvolgimento e aiuto reciproco. Nei tempi difficili si accentuano ed enfatizzano le cose di cui abbiamo maggiore necessità e di cui sentiamo la mancanza. Tuttavia esse non si attivano a comando, premendo un bottone. Hanno bisogno di essere pensate, progettate, costruite e custodite proprio in quei momenti in cui sembrerebbero meno necessarie ed incalzanti.

È un po’ quello che accade nel tempo delle ferie; un tempo che trascorre con una misura diversa da quella dell’orologio, che può essere più veloce o più lento secondo il flusso della gioia e della serenità che scaturiscono dalle libere e spontanee esperienze del momento.

Ma soprattutto è un tempo che fa vivere il senso di pienezza del presente. Infatti, nella ordinaria routine quotidiana il presente è solo quel fugace frangente tra la fatica del passato e la preoccupazione del futuro.

È proprio in questo presente che possiamo avere la possibilità di preparare il nostro corpo, la nostra anima e il nostro spirito a farsi carico e a godere nello stesso tempo delle opere a cui siamo chiamati quotidianamente.

Al centro di questo tempo ci sia allora il desiderio, l’attenzione e la tensione verso ogni esperienza di incontro autentico tra persone che sanno apprezzarsi reciprocamente anche nelle diversità e nei limiti che appartengono al carattere di ciascuno. Questo a partire dalle sfere più vicine, fatte da famiglia e amici, fino a quelle più casuali e lontane, determinate da esperienze occasionali ma non meno ricche di umanità (pensiamo agli occasionali incontri nello scompartimento di un treno o alle quattro chiacchiere in libertà con qualche sconosciuto incontrato per caso durante la colazione al bar).

Quel distanziamento fisico (non sociale!) a cui abbiamo dovuto adeguarci sia dunque l’occasione per scoprire una giusta misura della “prossimità”. Un farsi prossimo che non è troppo vicino da essere invadente, né troppo lontano da essere indifferente ma che tiene alla giusta misura la dignità e l’apprezzamento reciproci attraverso l’equilibrata visione delle relazioni umane.

In questo tempo che avremo l’occasione di condividere, vi invito ad incontrare le persone e le comunità delle nostre città, dei nostri paesi e dei nostri borghi di questa terra fermana; esse sapranno interpretare con questo spirito di “prossimità” l’esperienza dell’incontro.

Benedico voi tutti e per l’intercessione della Vergine Assunta in Cielo, patrona della nostra Arcidiocesi, discenda su di voi e sulle vostre famiglie la benedizione di Dio, che è Padre, Figlio e Spirito Santo”.


© RIPRODUZIONE RISERVATA


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