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É allarme per 6.000 artigiani
e 1.300 aziende: “Da aprile
niente soldi, lo Stato faccia lo Stato”

FERMO - Il grido d'allarme di Cgil, Cisl, Uil, Cna e Confartigianato: troppi i ritardi nell'erogazione di quel fondo di solidarietà bilaterale (conosciuto con l'acronimo di Fsba) che differenzia l'artigianato dall'industria
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di Andrea Braconi

Il Coronavirus ha drasticamente cambiato, anzi, stravolto gli equilibri di una situazione già precaria in un comparto come l’artigianato che non era mai uscito da una lunga crisi. Settore, come ribadito dalla Commissione di Bacino di Fermo, che fa lavorazione conto terzi e che quindi deve attendere che le realtà più grandi si orientino in questa nuova fase del mercato.

Ma per 6.000 lavoratori e 1.300 aziende fermane il quotidiano inizia a diventare insormontabile, complici gli assurdi ritardi nell’erogazione di quel fondo di solidarietà bilaterale (conosciuto con l’acronimo di Fsba) che differenzia questo mondo produttivo dall’industria.

Francesco Interlenghi

“Si tratta di un fondo privato – spiega Francesco Interlenghi della Cisl – ma essendo pubbliche le risorse sono necessari dei passaggi anche di controllo da parte della Corte dei Conti, che allungano le procedure di pagamento. Ad oggi l’80% dei lavoratori ancora deve prendere l’indennità di aprile”.

Gli stessi sindacati, congiuntamente a Cna e Confartigianato, si stanno muovendo per far sbloccare questa procedura. “Non possiamo far finta che questa problematica non esista. La situazione vede la presenza di fragilità estreme, che vanno garantite e difese. Ci sono tante aziende dove marito e moglie lavorano insieme senza ricevere nulla. E la tensione sociale è sempre più alta”.

Per provare a velocizzare i meccanismi, è stato sottoscritto con l’Abi (Associazione Bancaria Italiana) un accordo per richiedere un anticipo di cassa a costo zero. “Invitiamo i lavoratori a richiedere questa prestazione particolare, che consentirebbe di avere i fondi nell’immediato. Facciamo, però, anche un appello agli istituti bancari del territorio per sostenere imprese e famiglie”.

Linda Bracalente

Nell’attesa di passi avanti decisivi, le sigle sindacali si preparano a mobilitarsi. “L’obiettivo – commenta Linda Bracalente della Cgil – è quello di sensibilizzare su questa situazione di stallo. Ci sono famiglie intere che da aprile non prendono nessun tipo di sostegno economico, né dalle aziende né come ammortizzatore. Quindi, bisogna sbloccare questi fondi perché la situazione è molto critica. Noi ci troviamo a dare risposte e a placare gli animi, ma far vedere che ci siamo in questa fase è fondamentale”.

Paolo Tappatà

Per Paolo Tappatà di Confartigianato l’Area di Crisi Complessa avrebbe potuto rappresentare uno strumento utile in questa fase di estrema crisi, dirottando parte dei fondi sul sostegno al reddito. “Ma la firma è ferma a livello ministeriale, mentre resta la discrepanza tra quello che lo Stato chiede a cittadini ed imprese e la risposta che poi lo stesso Stato dà: non si può dare cassa dopo 4 mesi, alle aziende non puoi lasciarle nel limbo per 2 anni. Consideriamo che nel primo decreto erano stati stanziati 80 milioni, che bastano però per pagare 2 mensilità delle aziende marchigiane. Credo sia stato bloccato un Paese senza cognizione di causa”.

Floriano Canali

Di reciprocità di intenti parla Floriano Canali in rappresentanza della Uil. “È stata solo tamponata un’emorragia. Il Covid ha dato un colpo forte, che sta mettendo a dura prova questo tessuto sociale ed un territorio fortemente esposto. Ma lo Stato deve darci una mano, così non ce la facciamo. Abbiamo apprezzato lo sforzo attraverso decreti con tanti soldi messi a disposizione, ma che non sono ancora stati utilizzati. Noi vogliamo evidenziare i disagi che sta vivendo l’artigianato rispetto ad altre realtà, con un sistema che non sta affatto funzionando”.

Insomma, si è cercato di far fronte a situazione straordinaria con strumenti ordinari, come ribadisce Bracalente, quando invece servirebbe un deciso intervento semplificativo per snellire un meccanismo macchinoso.

A sinistra: Luciana Testatonda

“La struttura regionale dell’Ente bilaterale artigianato Marche è più che valida – precisa Luciana Testatonda della Cna – ma il problema è la tempistica con cui il Ministero fa arrivare le risorse. Di 765 milioni solo 248 sono stati resi disponibili e hanno impiegato 40 giorni per erogarli: un tempo che non rispecchia le necessità di famiglie ed imprese. Consideriamo che sono state liquidate solo un 25% delle richieste e che a fronte di 30 milioni di ore sono stati liquidati solo 6 milioni”.

Interlenghi ricorda inoltre come in questa fase l’azione dei sindacati sia fortemente limitata dalle restrizioni contro il virus, non potendo svolgere assemblee sindacali in conseguenza di spazi troppo ristretti. “Siamo chiamati ad uno sforzo straordinario, ma abbiamo bisogno che lo Stato ci dia delle risposte sui tempi di pagamento”.

“Se c’è una proroga dello stato di emergenza – si domanda Tappatà – perché non prevaricare tutta questa trafila con un decreto per semplificare l’intero procedimento? Gli imprenditori non possono essere lasciati in una situazione di incertezza”.

Immancabile un passaggio su calzaturiero e settore moda. “La merce estiva è stata ritirata con uno sconto dal 20 al 50%. Questa stagione è stata persa con gran parte degli ordini annullati e qualcuno ha il timore di perdere anche la prossima stagione. Se i negozianti non vendono si ritrovano con magazzini pieni. E con quale spirito, in imprenditore, affronto la fiera a Milano di settembre? Proprio in quel mese le criticità dal punto di vista sociale si faranno sentire in questo territorio.

E con i magazzini pieni si abbassano i livelli di produzione, con mancate assunzioni di tempi determinati ed eventuali procedure di riduzione del personale. Un rischio che per Interlenghi è sempre più forte. “Dobbiamo garantire il lavoro, faremo la nostra parte ma non dipende solamente da noi. È necessario dar vita ad un nuovo patto sociale, che tuteli l’impresa e il lavoro”.


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