facebook twitter rss

Interlenghi e la Fermo del futuro:
“Basta campanilismi, diventiamo
un vero capoluogo”

POLITICA - L'avvocato e amministratore della Sgds sarà sostenuto dal Partito Democratico e da 3 liste civiche. Le sue riflessioni sull'attuale sindaco Calcinaro, sul mancato accordo con la sinistra e sui principali nodi della città
Print Friendly, PDF & Email

di Andrea Braconi

La prima volta che è entrato nella sede del Partito Comunista aveva 16 anni. Oggi, con 40 anni in più sulle spalle, da quelle stesse stanze lancia ufficialmente la sua candidatura a sindaco di Fermo. Renzo Interlenghi, avvocato, ex amministratore della Steat e attuale amministratore unico della San Giorgio Distribuzione Servizi, sfiderà Paolo Calcinaro grazie al sostegno di ben 4 liste: quella del Partito Democratico e delle civiche Agire Locale (costituita da under 40), Fermo Coraggiosa (con l’imprinting di Articolo Uno) e Fermo Capoluogo (composta anche da persone che vengono dalla provincia per portare “la voce del territorio in Consiglio comunale”). Un’ampia coalizione progressista, che non potrà non tenere conto di un’equa presenza di donne e uomini.

LA CANDIDATURA

“Non ho avuto difficoltà a rendermi conto di quanto fosse necessario garantire una pluralità di offerta politica a questa città che, in 5 anni, ha avuto un’Amministrazione che non ha saputo realizzare alcuni aspetti importanti”. A Fermo, secondo Interlenghi, ha dominato un concetto di individualismo rispetto ad una politica che deve essere collettiva, plurale, che sappia usare il noi e non il pronome personale singolo. “È importante la collaborazione di più persone e di più soggetti, con questa città che deve esercitare il ruolo di capofila. Quindi, il nostro obiettivo è di garantire una Fermo capoluogo per riaffermare quella caratteristica di egenomia in senso positivo che dia spinta al territorio”.

LA FERMO CHE VIRA A DESTRA

Dà i brividi pensare ad uno scranno che è stato anche quello della prima donna sindaco, Nella Brambatti, che Interlenghi saluta con affetto, ma anche di Annio Giostra, il sindaco della riscossa cittadina, di Emiliani, Cupelli e Macchini, personaggi che hanno avuto un ruolo importante e decisivo, dando lustro alla città. “Cosa mi ha spinto a candidarmi? Il fatto che c’è stata un’evoluzione politica e sociale che va verso destra. In questi 5 anni non si è maturata una concezione di crescita dell’Amministrazione che uscisse dai canoni tradizionali. A livello nazionale predomina una logica sovranista e populista, ma le liste civiche dovrebbero andare oltre e non accodarsi a questo modo di pensare. Invece Calcinaro si fa abbracciare da una destra storica fermana, ma che non è altro che un modo di nascondersi dietro le sottane di un civismo che oggi non è più tale. Per questo occorre riportare la vocazione di una Fermo progressista, aperta agli altri e ai cambiamenti”.

E in una città che ha dato i natali a Giuliano Montanini e Ezio Santarelli, che ha vissuto l’eccidio di Caldarette, come è possibile – si chiede – pensare che possa essere lasciata in mano ad un civismo di destra? “Per questo è cruciale coagulare forze progressiste che si riconoscono nella Costituzione e soprattutto iniziare a pesare veramente nello scenario politico. Se Fermo perde la Soprintendenza non la perde casualmente, ma perché ad Ascoli c’è un polo politico più forte di quello fermano. In questi 5 anni la città capoluogo che non ha saputo creare unità nel territorio e questo è grave”.

Destra e sinistra hanno delle differenze enormi e per Interlenghi è impensabile che il civismo possa dare risposte a questi temi. “Non abbiamo la bacchetta magica, ma sicuramente quello che conta è il vero bene dei cittadini, cioè pensare al loro futuro: da qui il nostro slogan #FermoFutura. I battibecchi tra Zacheo e Calcinaro non fanno bene, non fa bene un’opposizione rabbiosa come non fa bene una contrapposizione astiosa e volta a snobbare l’avversario. Fermo merita un altro stile, noi siamo altro, abbiamo un nostro modo di vedere le cose e di rispettare le istituzioni”.

LA SINISTRA CHE MANCA

Alla coalizione manca però “un pezzettino”, vale a dire quella sinistra che invece correrà con i 5 Stelle. “Si contrappongono al Partito Democratico senza vedere i programmi. Ero convinto che sul mio nome ci sarebbe stata la possibilità di unire il centrosinistra e i miei compagni di viaggio. Ho chiesto un confronto sul programma, che però è stato negato. Ne prendo atto, le nostre porte restano aperte soprattutto a persone con cui si condivide da anni un percorso politico”.

E sul programma, dice, saranno i cittadini a giudicare. “Le persone che votano a sinistra non avranno dubbi su chi scegliere, così come quelli che pensano che Fermo debba aprirsi al territorio. E anche un forte elettorato moderato non avrà difficoltà a scegliere”.

UN’IPOTESI CHIAMATA BALLOTTAGGIO

Fermo deve essere rappresentata dal maggior numero di persone: ecco perché le porte restano sempre aperte. “Non in maniera strumentale, ad esempio in caso di ballottaggio, ma perché sono convinto di questo passaggio. Ci confronteremo sui temi, poi bisognerà fare la sintesi: spero di riuscirci ma anche di avere interlocutori in grado di farla, questa sintesi”.

CALCINARO ED IO, LE DIFFERENZE

“Ognuno ha il suo stile, ma le istituzioni meritano un altro stile” è la battuta sull’abbigliamento che fa nell’aprire la riflessione sulle principali differenze con l’attuale sindaco Calcinaro. Ma a preoccuparlo c’è soprattutto la scelta campanilistica rispetto ad una scelta di apertura. “Un abitante di Smerillo deve avere gli stessi diritti di uno di Fermo. Ecco perché questa sfida è tra il campanile e l’apertura al territorio”.

Torna, Interlenghi, anche sulla decisione di Calcinaro di consegnare personalmente i buoni alimentari durante l’emergenza Covid. “Io avrei preferito non farlo, i problemi bisogna risolverli, bisogna ridurre le sacche di povertà, bisogna fare in modo che il Comune non si regga su cooperative che sfruttano i lavoratori. Chiedo: è normale che una persona lavori a 4 euro all’ora per fare un servizio? Di questo deve occuparsi un’Amministrazione, non di fare propaganda”.

Non dimentica neanche il silenzio sulla chiusura del Seminario come struttura di accoglienza per migranti. “Un’Amministrazione non può stare zitta ma dare alternative. La differenza è che io cerco di capire da dove vengono e cosa fanno questi ragazzi, se ci sono racket dietro, perché se risolvo i problemi di queste persone risolvo anche i problemi di quelle persone che invece provano fastidio nell’incontrarli e che li considerano come fantasmi”.

GLI ULTIMI DEVONO ESSERE I PRIMI

“Fermo è una città dove sta bene chi sta bene”: in questa frase c’è la sua attenzione ai bisogni degli ultimi e di chi vive enormi difficoltà da un punto di vista economico e sociale. “Duemila famiglie sono state destinatarie dei buoni pasto, quindi almeno 6.000 persone, vale a dire il 15%, sono in difficoltà. Persone che non hanno la capacità di procurarsi il denaro necessario per fare la spesa, ma penso anche a quelli che non hanno una casa. Ancora una volta si apre un grande squarcio e per questa gente cosa facciamo? Cosa ha risolto il concerto di Jovanotti per chi il giorno dopo doveva fare la spesa? Un fuoco di paglia, che lascia il tempo che trova. Ma prima di tutto bisogna partire dagli ultimi, cioè quelli che non hanno risposte dalla nostra società. Importante è anche la questione giovanile, con i ragazzi che non hanno punti di riferimento. Io ho 3 figli e vedo quanto sia difficile orientarsi nella scelta del mondo del lavoro. Ecco, mi piacerebbe che Fermo diventasse il luogo dove la gente vuole andare e non da cui scappare”.

PERCHÉ LA CULTURA É LAVORO

Obiettivi ambiziosi ma necessari, che spingono Interlenghi anche ad una proposta sull’utilizzo della Casina delle Rose. “Un bene che dovrebbe rimanere pubblico o con destinazione garantita al pubblico – sottolinea -. Faccio presente che abbiamo almeno 8 musicisti nel Fermano tra i migliori al mondo, oltre ad una figura eccezionale come Neri Marcorè che con Giambattista Tofoni ha creato un evento di carattere nazionale e internazionale come RisorgiMarche: se ci fosse collegamento nel territorio queste persone sarebbero risorse che potremmo utilizzare per creare una sorta di marchio legato agli artisti. Ai nostri giovani bisogna dare stabilità, con un’istituzione che esporti all’esterno questo marchio. E la Casina potrebbe diventare un simbolo dell’arte e della cultura, per corsi, lezioni e formazioni. Insomma, Fermo città della cultura, di una sorta di rinascimento e di neomecenatismo per sviluppare presenze importanti che diventino attrattive. Perché la cultura non è solo spettacolo, ma capacità di creare posti di lavoro”.

L’AGENDA VERDE

Anche le tematiche ambientali ricoprono un ruolo fondamentale nel programma del centrosinistra. “Abbiamo un piano regolare vecchio, è il caso che si riorganizzi nuovamente questo importante strumento del territorio per mettere in moto i talenti tecnici che abbiamo”.

Ma l’Amministrazione comunale, secondo l’avvocato, dovrà essere sensibile a temi di importanza planetaria, come l’innalzamento dei mari, e ragionare sulle soluzioni che andranno rapportate con gli altri Comuni, con la Regione e con i vari livelli nazionali.

“Impossibile, inoltre, pensare che un sistema di smaltimento dei rifiuti sia legato solo alle discariche. Le discariche sono come i cimiteri, non finiscono mai e si allargano sempre per l’offerta costante nel tempo. Occorre trovare forme diverse, oltre ad un aumento del livello di raccolta differenziata che a Fermo è tra i più bassi. Arriveremo ad una tariffazione puntuale ed i cittadini dovranno essere consapevoli che più differenzieranno, meno spenderanno e meno si consumerà territorio”.

Altro nodo quello della tassazione, con Interlenghi che si dice convinto come sul conferimento dei rifiuti un Comune non possa decidere le sorti degli altri. “Su questi temi si sceglie insieme, sempre”.

A TUTTA SICUREZZA

Immancabile un richiamo alla sicurezza, “ma non quella fatta di sole telecamere”. “I dati statistici dicono che la microcriminalità è in calo, le telecamere servono ma non è solo così che si combattono questi fenomeni. Mettiamo le telecamere ma il comando dei Vigili Urbani intanto si riduce del 50%. Fermo avrebbe bisogno di più operatori sulla strada e qualche telecamera in meno, perché la sicurezza si fa dando l’idea di una presenza fisica delle istituzioni”.

Ma quando Interlenghi parla di sicurezza, lo fa anche in riferimento al terremoto e all’emergenza Covid, con un focus sulla Protezione Civile. “Fermo destina a questo gruppo 15.000 euro e penso sia troppo poco. Un servizio che in questo modo è ridotto, quando invece andrebbe incentivato. Ma Fermo deve anche farsi carico di essere il vertice di un sistema coordinato a livello provinciale, soprattutto perché le emergenze sono sempre più quotidiane ed inaspettate. Sulla possibile recrudescenza del Covid cosa si sta facendo per far sì che ci sia un’assistenza reale? C’è una formazione e soprattutto un coordinamento a carattere provinciale?”.

DOVE (E COME) PORTANO TUTTE LE STRADE

La viabilità va rivista. Anche su questo il candidato sindaco è perentorio, ipotizzando un senso unico ad anello che risolverebbe molte problematiche. “Con la riapertura delle scuole e l’avvio del nuovo polo scolastico sicuramente ci sarà un intasamento ulteriore. Inoltre, non credo che la rotonda fatta a Girola risolverà il problema del traffico in quell’area, siamo tutti abituati all’uso della macchina, quindi o aumentiamo il trasporto pubblico (ma i budget sono sempre più risicati) o bisogna migliorare il sistema viario. Altra questione sarà il miglioramento della bretella di Santa Caterina, con nuovi servizi e strutture”.

IL CASO STEAT

Sul caso del deposito Steat qualcuno ha sbagliato. É lapidario Interlenghi, che ribadisce come il Comune avrebbe dovuto esercitare il diritto di opzione per l’acquisto dell’area e “spendere quei 600.000 euro che avrebbe recuperato in qualche anno”. Un costo che l’avvocato definisce “assolutamente ammortizzabile” e che avrebbe impedito alla Steat di spendere 1,6 milioni di euro (“Soldi della collettività” evidenzia).

“Credo che qualcuno pensasse che la Steat non avrebbe potuto esercitare il diritto di prelazione. Quando ero amministratore della società di trasporti venne in delibera una spesa per il rifacimento del tetto in eternit del capannone. Dovevamo spendere circa 40.000 euro e chiesi se erano recuperabili: mi risposero di no perché la Steat non aveva un contratto. Così chiamai un avvocato e nel giro di un mese e mezzo il Tribunale di Fermo ordinò al Demanio di fare i lavori. Demanio che poi incaricò noi, regolarizzando il contratto e con la spesa per il tetto scalata dai canoni. Ecco, questo significa amministrare bene. E quell’operazione a distanza di anni ha permesso alla Steat di esercitare il diritto di prelazione. Mi sembra che qualcuno avesse promesso opere compensative, come disse proprio Calcinaro, e quindi qualcuno aveva già preannunciato il proprio interesse. La Steat, invece, è stata costretta a svenarsi, ma in questo modo l’area è rimasta pubblica e non oggetto di speculazione edilizia. Il Comune ha sbagliato, bisogna riconoscerlo”.

LA PIAZZA E LE ALTRE PIAZZE

“Piazza festosa o meno festosa? Chiediamolo ai cittadini che ci abitano” rimarca, nel toccare un tema forte dell’Amministrazione Calcinaro ma che in parte ha diviso la città. “Gli spazi devono essere fruiti anche da coloro che lì vivono e che hanno investito. Va creata invece la cultura della piazza, non devo andarci solo se c’è un’iniziativa”.

La piazza è luogo di incontro, ma per Interlenghi tutte le piazze meritano la stessa attenzione, non solo Piazza del Popolo. “C’è poca attenzione per gli altri spazi, come per situazioni difficili come quella del Cinema Helios, un patrimonio bloccato nel cuore della città di cui nessuno si preoccupa. Ma questo significa mettere la polvere sotto il tappeto”.

IL FABBISOGNO DI CASE

Partendo dal presupposto che un’Amministrazione debba sapere già cosa fare su tutte le questioni cruciali, Interlenghi auspica che in merito alla riconversione dell’area dell’attuale ospedale (di cui è proprietaria l’Asur Marche) si possa fare un ragionamento condiviso, partendo dal fabbisogno abitativo che insiste in città e nel territorio.

Sulla questione Via Respighi, invece, bisognava già pensare sul come agire. “Il dissequestro era prevedibile e dubito che lì si possa demolire la volumetria in più. Ci sarà da affrontare il tema di una cosiddetta sanatoria giurisprudenziale e su quelle parti il Comune dovrà avere una voce in capitolo per far sì che la città ne possa usufruire”.

IL CARCERE DENTRO, IL CARCERE FUORI

Nei giorni scorsi Interlenghi era uscito pubblicamente dopo un suicidio avvenuto nella casa circondariale di Fermo. “Chiediamoci se un penitenziario immaginato decenni fa possa continuare a rimanere lì. È un mondo a parte, con altre esigenze e credo serva fare un censimento su quanti hanno famiglie che li assistono, per poi capire se vanno presi in considerazione da un servizio di assistenza sociale o vanno ignorati. In quella struttura non ci sono aree per fare dei corsi e credo occorra ragionare sull’ipotesi di uno spostamento dello stesso carcere, oltre a creare le condizioni per assistere i familiari in caso di visita ai propri cari”.

È l’occasione, per l’avvocato, di tornare su casi giudiziari del recente passato, come l’omicidio di Emmanuel Chidi Namdi. “Non mi piace il clima da stadio che abbiamo avuto anche a Fermo, non mi è piaciuto né da destra né da sinistra. Su certe questioni bisogna avere il coraggio di dire le cose come stanno, senza pensare che domani posso perdere 100 voti. Il miglior sindaco è quello che fa il bene di tutti, non di qualcuno”.

LO SPORT COME VALORE

Ambito sempre oggetto di dibattiti e discussioni è quello sportivo. “La gente si unisce con lo sport e le società devono essere collegate tra di loro. Oggi ogni sport è a pagamento, prima non accadeva e chi fa carriera ha le spalle coperte. Ma è impensabile si possa continuare così”.

C’è, infine, la situazione dello Stadio Recchioni. “I tifosi da anni aspettano la copertura della Curva Duomo e penso sia fattibile trovare una soluzione. Ma quello è oggi uno stadio che allontana le persone perché ci sono soprattutto barriere architettoniche, con disabili che vedono la partita in un angoletto e non come tutti gli altri. Invece, mi piacerebbe che sulla tribuna centrale ci fosse uno spazio dedicato, nel 2020 è una cosa di cui non si dovrebbe neanche discutere. Tante altre barriere architettoniche sono presenti in città e nessuno se ne accorge, ma bisogna dare la possibilità a tutti di vivere Fermo. Noi lo faremo, perché su queste cose abbiamo una sensibilità particolare. E anche questa è una differenza tra destra e sinistra”.


© RIPRODUZIONE RISERVATA


Torna alla home page


Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati




Gli articoli più letti


X