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Sisma 2016, mappe di rischio
e banche dati a portata di smartphone

ARRIVA a settembre il protipo del primo supporto tecnologico di previsione e prevenzione europeo. Ad annunciarlo l'Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale
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La devastazione dle terremoto in una frazione di Castelsantangelo

 

Sisma, arriva il prototipo del primo supporto tecnologico di previsione e prevenzione europeo: mappe di rischio e banche dati degli eventi sismici ma anche aggiornamenti costanti. Riguarda i 138 comuni colpiti dal sisma del 2016. Ad annunciare la novità è il segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale, Erasmo De Angelis.

Si tratta del primo supporto europeo per la ricostruzione di una vasta area colpita da una catastrofe naturale e in grado di offrire tutte le informazioni e tutte le mappe disponibili sullo stato e sulle dinamiche del suolo, del sottosuolo, delle acque e del clima. Con un aggiornamento costante del quadro conoscitivo dei fenomeni di rischio naturali come frane, alluvioni, siccità, nubifragi e dei terremoti. L’area colpita dal terremoto del 24 agosto 2016, sulla quale poi si sono verificate altre forti scosse fino a gennaio 2017, si estende per 8 chilometri quadrati tra le regioni Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo.

«Diventerà uno strumento di conoscenza a portata di smartphone e sarà la piattaforma multi-strato con la digitalizzazione delle mappe di rischio idrogeologico, la microzonazione sismica, la sovrapposizione del costruito, le aree verdi e le dinamiche delle acque superficiali e sotterranee – continua De Angelis -. Abbiamo da due anni al lavoro un team di 20 tecnici tra ingegneri, geologici, architetti e informatici in collaborazione con le  università, e siamo ormai in fase conclusiva. Mostreremo le prime applicazioni della “piattaforma Restart” ad amministratori e professionisti nel corso di giornate di studio a settembre insieme a Regioni e Protezione Civile con la partecipazione di amministratori pubblici, tecnici di aziende del settore pubblico e privato, ordini professionali coinvolti nelle operazioni di ricostruzione che vogliamo nella massima sicurezza idrogeologica e sismica oggi possibile e nel segno della prevenzione». Sul sito web dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale sarà disponibile nelle prossime settimane la prima serie di WebGis tematici che potranno essere già consultati e utilizzati dal personale tecnico-amministrativo delle Regioni e dei Comuni e anche dai cittadini interessati ad avere informazioni sulla pericolosità idrogeologica nel proprio territorio. I prototipi prevedono infatti diversi livelli di accesso ai dati a seconda del profilo degli utenti, ma la caratteristica di base sarà comune per tutti e saranno accessibili direttamente dai più diffusi browser. La piattaforma visualizza e utilizza le informazioni raccolte da satelliti, sistemi di sensori collocati sul territorio e lungo i corsi d’acqua e le verifiche tecniche in corso. Da due anni l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale ha intensificato il lavoro tecnico-scientifico per il progetto Restart (Resilienza territoriale Appennino centrale ricostruzione terremoto), finanziato dall’Agenzia per la coesione territoriale attraverso i fondi del Programma operativo nazionale Governance e capacità istituzionale 2014-2020, in collaborazione con ministeri, Regioni, Dipartimento nazionale della Protezione civile, la Struttura del Commissario per la ricostruzione.

Per il responsabile del progetto, l’ingegnere Carlo Ferranti, si tratta «di una svolta straordinaria nello stato di conoscenza del territorio, e per la prima volta utilizziamo le tecnologie più avanzate per conoscere e difendere i cittadini e i beni pubblici e privati da devastazioni da rischi naturali che oggi possiamo ridurre o addirittura evitare con pianificazioni urbanistiche adeguate e previsioni di sviluppo con al centro la prevenzione».


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