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IL PUNTO
“Una visione strategica delle infrastrutture deve rispondere alla domanda: quali sono le priorità necessarie allo sviluppo del territorio?”

IL PUNTO - Massimo Valentini: "E’ evidente che una domanda del genere libera subito dall’angustia del provincialismo e porta quanto meno a partire da una dimensione regionale che deve far valere le sue istanze nelle scelte strategiche che il paese Italia deve compiere, altrimenti come dicevamo siamo condannati all’insignificanza"
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di Massimo Valentini, Presidente Fondazione San Giacomo della Marca

Parlare oggi di infrastrutture per un territorio è assolutamente strategico in quanto da come si approccia questo tema è possibile rintracciare la visione di sviluppo che si ha e la sua congruenza rispetto al contesto storico che si sta attraversando. Una visione di sviluppo richiede necessariamente una prospettiva di lungo temine che legge gli scenari presenti e futuri individuando un percorso che detta le scelte del presente in una visione del futuro.

Non è detto che questa visione ci sia e quindi si proceda in una logica del breve termine che normalmente ha due punti di debolezza. Il primo è che in un tempo di scarsità di risorse una visione di breve periodo associata allo scarso peso politico di un territorio porta ad una insignificanza nelle scelte inerenti le infrastrutture e quindi ad una subalternità rispetto alle linee strategiche scelte in altre sedi accontentandosi dei modesti impatti che le scelte fatte da altri hanno sul proprio territorio. Una visione strategica delle infrastrutture deve rispondere alla seguente domanda: quali sono le priorità per la realizzazione di infrastrutture necessarie allo sviluppo del territorio.

E’ evidente che una domanda del genere libera subito dall’angustia del provincialismo e porta quanto meno a partire da una dimensione regionale che deve far valere le sue istanze nelle scelte strategiche che il paese Italia deve compiere, altrimenti come dicevamo siamo condannati all’insignificanza.

In una visione di sviluppo regionale possiamo oggi dire che i collegamenti con Roma e Grosseto sono prioritari ? Oppure che è decisivo realizzare la terza corsia da Porto San’Elpidio a Pedaso per risolvere il problema degli intasamenti derivanti dalle manutenzioni autostradali nel tratto di Grottammare-Porto Sant’Elpidio ? Ma quelli della terza corsia sono problemi contingenti che verranno definitivamente superati e la Regione Marche ha da tempo presentato uno studio di prefattibilità e un progetto preliminare per l’arretramento dell’autostrada da Pedaso a San Benedetto del Tronto. Occorre discutere di quali siano le priorità delle infrastrutture per un nuovo sviluppo della Regione partendo da un ascolto dei bisogni delle imprese e degli uomini che vivono il territorio, nonché da una attenta analisi dei trend di sviluppo che condizionano oggi tutti mercati. In una logica di sviluppo territoriale il tema delle connessioni con altre realtà e mercati è oggi fondamentale ed oggi sussistono due priorità che devono essere considerate e che mettono tutte le altre su un secondo livello ove al proprio interno andranno anche in questo caso decise le priorità.

La prima è una lettura di quanto è accaduto con l’esperienza del Covid. La connessione digitale per la competitività di un territorio è decisiva, pertanto garantire avanzate connessioni digitali in tutti gli angoli della regione appare un compito prioritario soprattutto in considerazione delle evoluzione tecnologiche in corso che chiedono costanti investimenti per il rinnovo delle reti e dei sistemi. Accanto a questa priorità se ne associa un’altra che legge le necessità di imprese e persone di essere in connessione fisica con quei mercati e filiere che storicamente sono decisivi per la nostra regione come il nord Italia e il nord Europa.

Lo sviluppo manifatturiero e lo sviluppo turistico della regione hanno un assoluto bisogno di una connessione veloce con questi mercati e la realizzazione dell’alta velocità sulla dorsale adriatica con stazione ad Ancona appare l’altra priorità assoluta a cui non si può rinunciare. E’ una risposta il progetto delle Ferrovie di velocizzare l’attuale tracciato ? Non appare una risposta adeguata in quanto il miglioramento si manterrebbe lontano dalle velocità raggiungibile con la vera alta velocità, inoltre la ferita ambientale di tale miglioramento sarebbe veramente profonda in quanto l’attuale tracciato è inserito vicino al mare e passa nel cuore di tutti i centri cittadini costieri della regione.

A fronte del notevole aumento dell’inquinamento acustico e ambientale che il forte aumento della velocità nel passaggio dei treni su tale tracciato provocherà le Ferrovie nell’anno passato avevano proposto la realizzazione di barriere acustiche che avrebbero barbaramente stravolto tutti i centri costieri marchigiani. Rispetto alla sollevazione popolare che tale notizia ha provocato non si è sentito più parlare di tale barriere, ma il progetto della velocizzazione sull’attuale tracciato sta andando avanti e non sembra avere adeguata opposizione da chi ha responsabilità istituzionali.

Avere la stazione di una vera alta velocità ad Ancona, integrata con il Porto e l’Aeroporto, che ci collega a Bologna, Milano e quindi all’Europa è un obiettivo prioritario per lo sviluppo della nostra regione ed è un obiettivo unificante in quanto tutte le altre opere infrastrutturali necessarie in regione non hanno la stessa priorità. Avere la stazione dell’alta velocità ad Ancona implica l’arretramento della ferrovia quanto meno da Pesaro e quindi la possibilità di lasciare l’attuale tracciato solo per una metropolitana di servizio regionale e per una ciclabile costiera da Pesaro a San Benedetto che potrebbe radicalmente cambiare l’appeal turistico dei nostri territori.

Con il Recovery Fund dovrebbero arrivare per la regione Marche ca. 8 miliardi e prima di accodarsi alle scelte fatte da altri per l’utilizzo di tali fondi, non sarebbe opportuno ritrovare una unità sull’obiettivo della stazione dell’alta velocità ad Ancona e passare subito ad un progetto di fattibilità di tale opera per inserirla tra quelle da finanziare con il Recovery Fund ? Se non si recupera una responsabilità di tutti subiremmo le scelte di altri come quella dell’alta velocità da Bari a Napoli di ca 280 km che sarà finanziata con il Recovery Fund rispetto ai ca 220 km che sarebbero invece necessari da Bologna ad Ancona. Le due priorità per le infrastrutture sono le connessioni digitali e la vera alta velocità sino ad Ancona . Con l’opportunità del Recovery Fund è una occasione storica da non perdere. Chi tra i candidati Presidente alla Regione Marche sposa questo impegno ?

 


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