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“Macroregione sì ma con la Toscana”,
l’appello del Centro
Studi Carducci ad Acquaroli

REGIONI - La riflessione geopolitica del Centro Carducci con il suo vicepresidente Mirco Lattanzi: "Auspichiamo che venga al più presto riallacciato il dialogo con le Regioni Umbria e Toscana per favorire un progetto comune"
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“Nel suo discorso di insediamento davanti al nuovo Consiglio Regionale, il neo-presidente Francesco Acquaroli ha rilanciato lunedì scorso l’idea della Macroregione, ma proponendo come Regioni-partner l’Abruzzo e il Molise. Acquaroli non ha presentato dati obiettivi a sostegno di questa ipotesi e, comunque, non ne ha sufficientemente approfondito le ragioni”.

Così, in una nota a firma del vicepresidente Mirco Lattanzi, inizia la riflessione geo-politica del Centro Studi Carducci che si dice “fortemente contrario a questa proposta. Ormai da diversi anni, infatti, ha sempre sostenuto la necessità di una Macroregione con Umbria e Toscana, le quali presentano delle affinità con le Marche ben più solide di quelle con Abruzzo e Molise. Le ragioni sono molteplici; ci limitiamo ad elencarne brevemente soltanto alcune tra le principali.
In primo luogo ci lega una storia millenaria: fin dall’epoca preromana, infatti, i contatti culturali, commerciali, linguistici delle popolazioni picene delle Marche si sono sviluppati in prevalenza attraverso l’area etrusco-villanoviana, e hanno dato origine ad una identità culturale che, nel corso dei secoli, ha acquisito anche una forma politico-istituzionale con il nascere e il perdurare fino al 1861 dello Stato della Chiesa. Ancora oggi l’impianto amministrativo, la centralità e l’importanza di alcune città, il tessuto sociale ed economico complessivo di Marche, Umbria e Toscana sono un retaggio riconoscibile di quelle antiche strutture comuni.
Oltre ad una certa omogeneità paesaggistica, inoltre, la Macroregione centrale Marche-Umbria-Toscana rappresenta un’entità geografica fortemente interconnessa e rappresentativa del territorio centrale della penisola. Avrebbe anche il pregio di collegare la costa adriatica e quella tirrenica attraverso un impianto viario in continua evoluzione: la realizzazione della “quadrilatero” permetterà rapidi spostamenti dalla costa all’entroterra e viceversa, moltiplicando così le opportunità turistico-culturali, oltre che commerciali.
Dal punto di vista prettamente economico poi, come emerge anche dalla recente ricerca dell’Istat “Il profilo statistico della macro-regione centrale: Toscana, Umbria e Marche”, alla quale rimandiamo per i dovuti approfondimenti, le similarità si estendono alla struttura produttiva, basata prevalentemente sulle piccole e medie imprese, molte delle quali di livello artigianale, ma anche su ampi distretti industriali dove la specializzazione e l’elevato livello tecnologico hanno portato questi territori a competere con i mercati internazionali più avanzati. Un’indicazione dell’Istat fa particolarmente riflettere: insieme, queste tre regioni, hanno un decimo dell’intera popolazione italiana e producono il dieci per cento del valore aggiunto (al costo dei fattori).
Quest’ultimo dato ci introduce, infine, all’importante questione della “massa critica”, parametro fondamentale per il funzionamento ottimale di alcuni servizi di base, in primo luogo quello sanitario, che vede i numeri della Macroregione con Toscana e Umbria nettamente più favorevoli, con circa 6.000.000 di abitanti complessivi, in confronto a quelli della Macroregione con Abruzzo e Molise dove, sempre complessivamente, non si arriva a 4.000.000 di abitanti.
Auspichiamo, quindi che venga al più presto riallacciato il dialogo con le Regioni Umbria e Toscana per favorire un progetto comune e una pianificazione mirata alla realizzazione della Macroregione centrale Marche-Umbria-Toscana; non sono più ammissibili ulteriori ritardi o ripensamenti. Crediamo fermamente, e i dati ci danno ragione, che soltanto una tale impostazione possa positivamente influire sul futuro di questi territori”.


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