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Covid, all’Ic Da Vinci due sezioni
in quarantena, Barisio: “Situazione
sotto controllo, studenti responsabili”

FERMO - Nelle scuole dell'istituto comprensivo Leonardo Da Vinci situazione sotto controllo, solo due sezioni in quarantena. Altre classi a casa a titolo preventivo per una settimana. La preside Barisio: “C’è una ricerca ossessiva a conoscere il nome del contagiato, ma gli studenti si dimostrano responsabili”
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di Federica Broglio

E’ una donna coraggiosa, tenace, determinata. Ha vissuto da dirigente scolastico la prima ondata di pandemia in Piemonte, in piena zona rossa, quando non si era preparati, quando il virus faceva ancora più paura. Maria Teresa Barisio, lombarda di origine, è stata trasferita dall’inizio di quest’anno scolastico a Fermo, a dirigere l’istituto comprensivo Leonardo Da Vinci, in sostituzione di Marinella Corallini andata in pensione. E si è portata dietro il bagaglio di esperienze acquisito, fatto di organizzazione, di problem solving, di decisionismo e gestione manageriale.

E’ preside di 5 scuole dell’infanzia, 5 primarie e 2 scuole secondarie di primo grado. Un bacino di utenza impegnativo da gestire in questa seconda fase di pandemia.

Dottoressa Barisio com’è la situazione nelle classi a livello di contagi?

“Fortunatamente è tutto sotto controllo. Attualmente solo due sezioni sono in quarantena decretata dall’Asur, una alla scuola media Da Vinci e una alla scuola per l’infanzia Montone per casi di contagio avvenuti però in ambito familiare. Poi ci sono alcune classi in quarantena preventiva”.

Che significa quarantena preventiva?

“Che quando arriva all’istituto la segnalazione di un contagio di un genitore o di un parente degli studenti, noi lo comunichiamo alle famiglie che automaticamente si mettono in quarantena preventiva per una settimana e per l’intera classe si attiva la didattica a distanza”.

E in questi casi l’Asur non interviene?

“In genere sono tamponi che vengono fatti in autonomia, poi è l’Asur che decide se intervenire. Io ho lanciato questa proposta che è stata accettata dall’azienda per evitare di diffondere il contagio e per far scattare immediatamente un sistema di prevenzione. Purtroppo i tempi di attesa per un tampone prenotato tramite Asur sono lunghi e a scuola, dove bambini e docenti sono a stretto contatto, seppur con la mascherina, non ci si può permettere di aspettare e rischiare il diffondersi del virus. Sto lottando per tenere aperte le scuole”.

Ritiene che la scuola sia uno dei maggiori vettori di contagio?

“Assolutamente no. Dalla nostra casistica il contagio avviene in ambito familiare, prima si ammala un genitore o un parente. Forse il rischio è maggiore nella scuola secondaria, dove gli studenti hanno un’età maggiore. Abbiamo riscontrato nell’ultimo mese, prima di entrare in zona arancione, un aumento di contagi tra i ragazzi più grandi, quelli della terza media per intenderci, perché uscivano, si incontravano, non tenevano la mascherina, o creavano assembramenti nei parchi o in prossimità dei bar”.

Quindi teme che se con il prossimo Dpcm si dovesse tornare a zona gialla ci potrebbe essere nuovamente un picco?

“Se a Natale si potranno fare feste, pranzi e vita comunitaria sarà inevitabile. Certo il virus, rispetto a marzo e aprile, è meno aggressivo, infatti anche nella scuola non abbiamo avuto casi gravi in cui necessitava un ricovero, però è meglio essere prudenti”.

Lei ha vissuto la prima ondata in Piemonte, che differenze riscontra qui nelle Marche?

“Al nord è stata davvero dura, un’emergenza che non si sapeva gestire perché impreparati e psicologicamente pesante perché ho visto tante persone morire. Ma non ho paura. Qui la difficoltà maggiore è la comunicazione con le famiglie. Le persone non si preoccupano tanto di adottare tutte quelle misure necessarie per non generare il panico o per non diffondere il virus. Purtroppo devo dire che c’è una ricerca ossessiva ad individuare chi è il contagiato”.

Cosa pensa della didattica a distanza?

“E’ uno strumento utilissimo per proseguire il programma didattico quando scatta la quarantena, ma stiamo adottando anche altri strumenti, come le aule a cielo aperto al parco della Mentuccia, che, grazie all’intervento del Comune e ai fondi del ministero, siamo riusciti a valorizzare con una copertura in legno, panchine e sta avendo un ottimo successo. I ragazzi possono fare attività fisica, suonare strumenti musicali, c’è un percorso di orienteering, davvero una bella opportunità di questi tempi”.

Gli studenti, anche i più piccoli, si sono mostrati molto responsabili e hanno accettato l’uso della mascherina in classe.

“Gli studenti sì, ma sono ancora in tanti gli adulti che aderiscono ai movimenti no Covid e no mask. Questo comportamento non lo capisco. Si vive in una comunità e bisogna avere il rispetto degli altri, lo ritengo un atteggiamento egoistico, anche perché non si sanno le situazioni familiari degli altri, in cui ci possono essere delle fragilità. Per certe persone incappare nei negazionisti può essere letale”.


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