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Cardiologia riconvertita e Cure
intermedie di S.Elpidio a Mare,
botta e risposta Donati-Livini

FERMO/SANT'ELPIDIO A MARE - Confronto tra il sindacalista Giuseppe Donati, segretario della Fp Cisl, e il direttore dell'Area vasta 4, Licio Livini
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di Federica Broglio

“Cardiologia riconvertita e nessun ricoverato Covid, stanze occupate da medici e infermieri. Smantellato Cure Intermedie di Sant’Elpidio per restare chiuso”. E’ la critica mossa da Giuseppe Donati, segretario della Fp Cisl. Ma la replica del direttore di Area vasta 4, Licio Livini, non si fa attendere: “Dovevamo essere pronti all’emergenza, ora avvieremo il cantiere per la seconda Rianimazione. Sì perché di Rianimazioni ne abbiamo due, una ‘sporca’ occupata dai Covid, e una ‘pulita’ e praticamente vuota. Il tutto per essere pronti a fronteggiare un aggravamento della situazione. Fortunatamente, invece, i numeri di questi giorni ci fanno tirare un sospiro di sollievo. Ma siamo e restiamo comunque pronti a tutto”.

E’ Donati, si diceva, a puntare l’indice contro le scelte dell’Av4. “Tanta fretta per smantellare e riconvertire il reparto di Cardiologia dell’ospedale Murri in area riservata ai pazienti Covid e ad oggi non è ricoverato alcun paziente. Anzi. Le stanze sono ora adibite a studi medici, magazzino e spazi relax per gli infermieri. Nulla da eccepire sul fatto che non ci siano pazienti, anzi, una buona notizia, ma resta la perplessità sul fatto che l’urgenza della trasformazione fosse così reale. Soprattutto resta l’amarezza per aver sventrato un reparto per cui in tanti si erano battuti per poterlo attivare e che negli anni era diventato un’eccellenza della sanità fermana, relegato ora al quarto piano dell’ala vecchia dell’ospedale con soli 9 posti letto di degenza e 3 di terapia intensiva per l’intero territorio”, le parole, appunto, Giuseppe Donati, segretario della Fp Cisl, che più volte aveva evidenziato il suo disappunto sulla scelta della direzione dell’Area Vasta di riconvertire Cardiologia. “La Regione aveva autorizzato l’incremento di posti letto per la rianimazione e la terapia intensiva a fronte di un continuo incremento di contagi – spiega Donati – ma ad oggi di fatto non ce n’è uno in più. Fortunatamente siamo riusciti a restare fermi alla fase 2, garantendo quindi l’assistenza sanitaria al reale bisogno, ma duole sapere che si è smantellato un intero reparto in fretta e furia per un’urgenza che a questo punto non c’era. E pensare che ci sono 12 posti praticamente accampati all’ex Obi (Osservazione breve intensiva, ndr.)”.

Certo in tempo di pandemia non è possibile prevedere quanti pazienti dovranno e potranno essere ricoverati, soprattutto quando i numeri sembravano essere in continua crescita e la programmazione delle azioni di contrasto andava fatta ugualmente per non trovarsi scoperti a dover affrontare eventuali situazioni di picchi di contagio. Ma la perplessità di Donati sta nel fatto di aver “completamente sguarnito un intero reparto”.

Pronta la replica del direttore dell’Area Vasta 4 Licio Livini che conferma il fatto che bisognasse essere pronti ad affrontare un’eventuale fase 3: “In quel periodo eravamo in piena emergenza e i contagi erano in costante aumento – spiega – per cui abbiamo dovuto predisporre gli spazi adeguati per accogliere i pazienti. E’ vero che ora sono inutilizzati ma se i numeri si stabilizzano partiranno i lavori per predisporre 15 posti letto per la Rianimazione. Fino all’altro giorno in quella che ora è l’ex Cardiologia c’erano pazienti di Rianimazione no Covid, che ovviamente dovevamo isolare da quelli contagiati. Quindi a breve avvieremo il cantiere per avere due Rianimazioni distinte”. Insomma un quadro che ha visto l’Av4 attivarsi per fronteggiare il peggio. E ora che la situazione sembra stabilizzarsi, con i debiti scongiuri, si è pronti a rimodulare.

“L’Area vasta 4 si è attivata in un momento di massima emergenza pensando a soluzione utili in caso di un aggravamento dell’emergenza, appunto. Fortunatamente – spiega il direttore Livini – non è stato così, con i numeri stabili. E quindi siamo anche pronti, e con un bel sospiro di sollievo, a un passo indietro. Certo è che non è nostra abitudine gettare il bambino con l’acqua sporca. Abbiamo la Rianimazione per i pazienti Covid. E dove doveva andare Rianimazione in caso di grave emergenza, oggi c’è la Rianimazione pulita, quella no Covid. Nella Cardiologia ci sono i posti di Rianimazione pulita, che fortunatamente non sono quasi per nulla occupati ma che all’occorrenza potrebbero essere utilizzati. E se non saremo, come ci auguriamo, chiamati all’emergenza, quell’area sarà da cantierare per 15 posti letto nuovi, assegnati dalla regione per la Terapia intensiva. Per la Cardiologia c’è anche, in prospettiva, l’aumento di un massimo di 12 posti letto in posti attigui. Insomma abbiamo due Rianimazioni, quella ‘sporca’, ossia quella di sempre e oggi occupata dai Covid, e quella ‘pulita’ con un solo paziente. Se dovessimo continuare così, questa sarà cantierata per posti nuovi”.

Altra situazione simile, “se non più drammatica”, sempre secondo la Cisl è accaduta a Sant’Elpidio a Mare. Il 18 novembre l’Area Vasta 4 comunica che, a far data dal 23 dello stesso mese, i 20 posti letto di Cure Intermedie sarebbero stati riconvertiti in Rsa Covid con 18 posti letto, ove trasferire i pazienti meno gravi dall’ospedale Murri o da altre strutture. L’azienda avrebbe messo a disposizione 19 operatori, di cui 7  infermieri dipendenti dell’Asur e 11 Oss forniti da due cooperative. A dieci giorni dalla riconversione, il reparto di Cure Intermedie è chiuso.

“E’ stata annunciata la massima urgenza per questa operazione di riorganizzazione per trasferire alcuni pazienti post-acuti per decongestionare l’ospedale – rimarca il segretario Fp Cisl Donati – ma ad oggi non se ne intravede l’utilità visto che è chiuso”. Ma l’aspetto che preoccupa maggiormente il sindacalista è quello occupazionale. Gli operatori socio-sanitari della cooperativa che da anni lavoravano alle Cure Intermedie si sono ritrovati a casa dal giorno alla notte in attesa degli eventi. E altri che da Montegiorgio dovevano essere spostati a Sant’Elpidio sono stati dirottati altrove temporaneamente”. Donati quindi ritiene che bisognerebbe “fermarsi maggiormente a riflettere su una organizzazione che, seppur con le attenuanti del caso, ad oggi appare nervosa. Non riesco a capire se realmente c’erano i presupposti per queste azioni emergenziali”.

E anche in questo caso la replica di Livini è immediata: “Su Sant’Elpidio a Mare è vero che 10 giorni fa dicevamo che doveva essere riconvertita in struttura Covid. E questo sempre per essere pronti all’emergenza. Fortunatamente i numeri, oggi, ci dicono che possiamo stare un pò più tranquilli. Ecco perché non è stato fatto il passaggio e nel giro di qualche giorno la situazione può tornare ad essere quella di prima. Anche in questo caso il reparto era stato riconvertito in funzione dell’emergenza. Se i dati continuano con questo trend tutto tornerà come prima a Sant’Elpidio e i lavoratori a breve torneranno al loro posto. Avevamo fatto la stessa operazione a Montegiorgio, ma non capisco. Prima si lamentano che non sfruttiamo le strutture periferiche e quando lo facciamo non va bene. Si mettano d’accordo”.


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