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Il dopo Loira, Pd ad un bivio:
candidato di partito o
carta bianca agli alleati?

P.S.GIORGIO - Il dopo Loira, ad un anno e mezzo dalle elezioni comunali, comincia a far discutere. Il sindaco, intervenendo ad un confronto promosso dal sen. Verducci, ha ribadito la necessità che il Pd "deve spogliarsi di una fetta di presunzione". Parole che non sono passate sotto traccia in città.
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di Sandro Renzi

Non sono passate sotto traccia le parole del sindaco Nicola Loira intervenuto ieri al confronto via Zoom promosso dal senatore Francesco Verducci per fare il punto della situazione a poche ore dalla direzione regionale del Pd. Riflettori accessi soprattutto sul passaggio con cui il primo cittadino mira ad allargare gli orizzonti dem, per usare un eufemismo. “Non bastiamo più a noi stessi. Dobbiamo creare un’area politica dove il Pd sia un soggetto responsabile, ma non necessariamente protagonista, e con il diritto di indicare gli amministratori del paese o delle realtà cittadine. Il Pd deve spogliarsi di una bella fetta di presunzione, deve aprirsi alla società, deve offrire il proprio gruppo dirigente e la propria storia per creare qualcosa di più ampio, che vada fuori dagli schemi tradizionali. Vedo il Pd come strumento di aggregazione di un’area più ampia”. Così Loira, segnando quella che, a suo giudizio, dovrebbe essere la nuova forma del partito ormai vecchio rispetto ai cambiamenti in atto.

Parole che finiscono con l’assumere, giocoforza, una veste “localistica”. I più maliziosi lo hanno subito pensato. Tra un anno e mezzo si voterà a Porto San Giorgio per scegliere il successore di Loira. I tempi sono maturi per cominciare a discutere di chi dovrà confrontarsi con l’eredità “pesante” di due mandati consecutivi, strappati al primo turno, e garantire al contempo continuità amministrativa al centrosinistra. Loira, probabilmente le idee chiare ce le ha già. E quando parla di un Pd come “aggregante di un’area più ampia” o della necessità di aprirsi alla società, probabilmente sta lanciando un messaggio neanche troppo velato ai compagni sangiorgesi. E ad un partito, il Pd, che da troppo tempo in città sembra sfilacciato dai personalismi, in cerca di una sua identità. I tempi della politica corrono veloci, è vero. Ma sedersi tra un mese allo stesso tavolo e cominciare a ragionare dell’identikit del prossimo candidato sindaco non significa necessariamente bruciare le tappe, o distorcere le regole della buona azione politica che vorrebbe si partisse dal programma per arrivare al candidato. Significa piuttosto creare le condizioni per formare una figura che avrà di fronte un centrodestra agguerrito e non spaccato, forte di un governo regionale alle spalle. Significa scegliere una persona che avrà tutto il tempo di fare suo il programma amministrativo, sentirlo nelle corde. E non trovarselo già confezionato da altri e calato dall’alto. Significa creare i presupposti per quell’area più ampia di cui parla Loira, senza rinunciare al ruolo del Pd, nella quale possono confluire le componenti civiche, come peraltro è già accaduto negli ultimi due mandati, e la sinistra. Con un occhio rivolto alla società. Ma tutti comunque sullo stesso piano. Lasciando aperte le porte in una prima fase a qualsiasi possibilità, compresa quella che il candidato del dopo Loira non sia espressione dei dem.


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