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Spettro licenziamenti dopo il 31 marzo:
Cgil lancia il Patto per lavoro e sviluppo,
De Grazia chiama il tavolo provinciale

LAVORO - Il segretario De Grazia chiama a raccolta il tavolo provinciale per la competitività per rilanciare il territorio fermano. Dal 31 marzo 2021 si temono licenziamenti
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Alessandro De Grazia

di Federica Broglio

Dopo il 31 marzo 2021, quando scadrà il blocco dei licenziamenti, cosa accadrà? Questo è l’interrogativo che preoccupa il segretario generale della Cgil di Fermo Alessandro De Grazia, “una data che segnerà il vero spartiacque, perché confrontandomi con i segretari di categoria sono molte le aziende che aspettano quella data per licenziare. Non per volontà, ma per necessità di sopravvivenza”.

Purtroppo il 2020 è stato un anno in cui tutti i settori hanno pesantemente risentito della pandemia, ma in una provincia dove a farla da padrone è il calzaturiero a pagarne le conseguenze è tutto il territorio, anche dal punto di vista sociale. “Il Fermano rischia più di tutti proprio perché si poggia su un mono-comparto che rappresenta la maggior parte del Pil. Se la riduzione del fatturato è sui 30-35 per cento, sono principalmente le piccole realtà ad essere penalizzate, quelle che lavorano come terzisti delle grandi aziende, gli invisibili. Abbiamo già perso circa 20mila posti di lavoro negli ultimi 10 anni nel distretto di Fermo e Macerata, purtroppo un numero destinato a crescere”.

La vera sfida per De Grazia sarà l’utilizzo dei fondi europei, “un’occasione storica” per fare il salto di qualità, tra i 209 miliardi di euro della Next Generation e i fondi strutturali 2021-2027 che saranno gestiti dalla Regione, “anche se temo che, visto il dibattito politico a cui stiamo assistendo, rischiamo di arrivare in ritardo, senza una visione chiara su dove indirizzare lo sviluppo. L’economia corre veloce, non si può perdere un treno per ritardi o incapacità progettuale”. Ma il nodo sta qui, nel Fermano, “dove qualche passo avanti è stato fatto con il riconoscimento di area di crisi complessa – ha ammesso De Grazia – grazie al quale molte imprese hanno risposto positivamente presentando molti progetti di investimenti, segno di una vivacità imprenditoriale ancora accesa e di una volontà di innovazione che stupisce visto il periodo storico che stiamo vivendo, ma non basta”.

Per il segretario della Cgil manca una regia che metta in campo un progetto di ripresa a più ampio respiro, che includa territorio, turismo, cultura. “La Regione Marche dovrebbe diventare capofila per una valorizzazione delle nostre eccellenze dall’entroterra, alle montagne fino al mare accompagnando i vari soggetti nell’utilizzo delle risorse disponibili”. I problemi da risolvere per De Grazia sono il rischio di spopolamento dei paesi, in particolare quelli terremotati, dove servono servizi, formazione, istruzione e scuola, oltre alla lotta alla denatalità e all’invecchiamento.

Ma la Cgil alza la posta e prende l’iniziativa. Lancia l’idea di un Patto per il lavoro e lo sviluppo, è proprio il suo segretario De Grazia a proporlo, volendo coinvolgere Cisl e UIl e soprattutto il Tavolo provinciale per la competitività e sviluppo, che già ha consentito al riconoscimento dell’area di crisi complessa, ma che ultimamente si era un po’ arenato.

“Al centro del patto le persone, il diritto alla salute, al lavoro, all’istruzione e alla competitività delle imprese – spiega De Grazia – Una sfida nuova che avrà come obiettivo soprattutto il mondo giovanile e femminile. Ad esempio un’idea è quella di abolire l’orario spezzato di otto ore in fabbrica, per dare la possibilità, soprattutto alle donne, di avere il tempo per la famiglia, i figli, per una migliore gestione del tempo e per le imprese di ottenere anche un risparmio energetico. Le amministrazioni pubbliche, dal canto loro, dovranno offrire nelle aree industriali servizi, trasporti, asili nelle vicinanze”. Il Patto dovrà prevedere una nuova mobilità, in una visione regionale, fonti energetiche rinnovabili, una riconversione del manifatturiero. Ma alcuni nodi sono da risolvere, come le posizioni contrapposte, la mentalità campanilistica, la pubblica amministrazione troppo lenta e con ritardi nell’innovazione tecnologica, la banda larga.

“Fino a quel 31 marzo, abbiamo tre mesi per lavorarci, sederci attorno ad un tavolo per programmare il nostro futuro. Fermo deve avere un ruolo centrale, un’idea di sviluppo da allargare a tutto il territorio provinciale, con un piano innovativo, moderno e lungimirante. Da sempre spingo per un polo tecnologico di ricerca, ora il progetto che il Comune sta portando avanti all’ex mercato coperto dovrà essere l’embrione per farlo crescere ed espandere su tutto il territorio e in altri settori”.


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