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Murri verso il ritorno alla normalità
Preoccupa l’andamento dell’epidemia
Livini: “Rivedere sistema emergenza”

FERMO - Dalla rimodulazione dell'ospedale alla questione personale, dai concorsi alla situazione nel territorio: il punto del direttore dell'Area Vasta 4
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di Andrea Braconi

Un mese difficilissimo quello vissuto dal Murri subito dopo l’Epifania, con un focolaio che aveva innescato procedure ancora più stringenti ed un’inevitabile compressione delle attività ordinarie.

Nel mezzo anche il controllo da parte dei Nas, sul quale però il direttore dell’Area Vasta 4 Livio Livini ribadisce la piena collaborazione dell’azienda e la sicurezza di aver operato nel pieno rispetto delle normative regionali e nazionali. “Sono organismi che fanno il loro lavoro, sono venuti a vedere come abbiamo organizzato la struttura in un momento difficile, hanno acquisito la documentazione ma noi ci sentiamo assolutamente sereni”.

Ma oggi, puntualizza, si cerca di guardare avanti con maggiore ottimismo, grazie alla definizione di un percorso che dovrebbe portare il nosocomio fermano verso uno stato di normalità. Resta però, secondo il direttore, una variabile imprescindibile: l’andamento esterno. “Il fatto di essere zona gialla non vuol dire allentare le attenzioni ma, anzi, mantenerle e forse essere più attenti. Il nostro obiettivo è riportare l’ospedale ad una situazione di normalità controllata”. Situazione esterna, ricorda, che aveva determinato negli scorsi mesi un consistente afflusso di pazienti verso il Pronto Soccorso.

Rimane alta, quindi, la preoccupazione per l’andamento della pandemia, come alta resta l’attenzione per una manovra complessiva che comporterà un programma di rimodulazione delle attività. “Le attività penalizzate in fase 3, quelle di area chirurgica, vengono quasi completamente ripristinate. Inoltre, raddoppiamo gli spazi a disposizione creando una zona grigia per allocare quei pazienti che sembrano tranquilli ma che nel passato ci hanno, per così dire, tradito: per questo li vogliamo tenere in osservazione in uno spazio dedicato”.

Confermati i posti letto Covid a Malattie Infettive e Terapia Semi Intensiva, così come in un reparto di Medicina Interna, nelle 2 Rianimazioni (una con 7 posti per pazienti Covid e un’altra modulabile fino a 6). “In più c’è l’impegno di aumentare 18 posti letto di area medica no Covid. Lo andiamo a fare in un’area del vecchio padiglione, che pensavamo di dismettere ma che rioccuperemo perché ha i requisiti per la degenza: l’abbiamo fatta riesaminare con un sopralluogo tecnico e impiegheremo un paio di giorni per allestirla”.

Una riapertura dei reparti progressiva, come conferma Fabrizio Santillo, medico della Direzione Medica Ospedaliera. “All’interno delle camere ci sono solo ricoveri singoli, dove le stanze erano a 3 o 4 li abbiamo ridotti a 2. Questo ci permette di poter isolare direttamente sia il paziente sia la zona interessata da un eventuale evento infettivo, ed è una procedura adottata in tutti i reparti”.

Da evidenziare anche la questione dei controlli sui ricoverati. “Ogni 72 ore vengono sottoposti a test antigenico di ultima generazione, mentre sugli operatori il controllo è quindicinale”.

Lungo l’elenco di azioni intraprese o in fase di avvio che, a seguire, il direttore Livini espone: la riapertura degli ambulatori ospedalieri con tutte le classi di priorità; gli esami mammografici che rientrano al Murri dopo essere stati spostati a Porto San Giorgio; il ripristino della collaborazione con la Ginecologia di Macerata per interventi chirurgici e oncologici; i medici della Potes di Sant’Elpidio a Mare tornati al loro posto; il trasferimento del magazzino economale dal Murri; la prossima installazione di una Tac in Pronto Soccorso; l’immediata partenza dei lavori in Cardiologia; la conferma della riconversione della Rsa di Montegranaro; la fase di allerta per l’allestimento a Montegiorgio di 20 posti letto di cure intermedie; il ritorno alla normalità nella Rsa di Amandola dopo qualche caso positivo tra ospiti e operatori, con conseguente isolamento di entrambi e la messa in dotazione di personale infermieristico a supporto del gestore; la riapertura del Civico 18 in Via Zeppilli a Fermo; l’ultimazione delle progettazioni per la Terapia Intensiva (con 15 posti) e le Semi Intensive (10), dopo un rallentamento legato alla centralizzazione voluta dalla struttura commissariale. Ci sarà, inoltre, il riavvio dello screening oncologico su mammella e apparato genitale femminile, così come – dietro richiesta della Regione Marche – si andrà a riprogrammare uno screening antigenico rapido nelle scuole, anche se il target resta ancora non definito.

“Un ritorno graduale alla normalità – precisa Livini – che sarà però legato da quello che succederà all’esterno. L’attenzione deve essere massima per tutti, altrimenti ripiomberemo in una situazione difficilissima”.

Sul fronte del personale, il direttore ha spiegato come per gli apicali si stia procedendo con i concorsi: la settimana prossima ci sarà il sorteggio per le 2 Commissioni riguardanti la Direzione Medico Ospedaliera e il Primario di Distretto, mentre sono pronti i concorsi per Neurologia e Nefrologia. Per Cardiologia occorrerà attendere i tempi tecnici legati all’aspettativa del dottor Gabrielli, prima di bandire il concorso. Ci sarà poi, nel mese di febbraio, il concorso per medici cardiologi. “Per fronteggiare le necessità in questo ambito abbiamo fatto collaborazioni con Ospedali Riuniti e Aree Vaste 4 e 5, che ci garantiscono cardiologi nei turni notturni”.

Attesa anche per il concorso rivolto ai medici di Pronto Soccorso, assegnato all’Inrca e dalla cui graduatoria attingerà l’Area Vasta. “Qui la situazione è molto in sofferenza, occorre una politica che va rivista su tutto il tema dell’emergenza, perché in carenza di medici sul mercato occorre che il decisore metta qualche punto fermo. Noi abbiamo un’idea: tutto il settore d’emergenza venga messo nello stesso contenitore, sia esterno (118 e Potes) che interno. Un esercito di operatori che vengono utilizzati a seconda delle necessità e per fare questo occorre rivedere il sistema di emergenza regionale, a vantaggio dei Pronti Soccorsi che soffrono. Il problema che abbiamo a Fermo è un problema di tutti e da qualche parte questa questione deve essere affrontata”.

Ci sarebbero anche i 5 operatori dati dal commissario Arcuri, 4 medici e un sanitario non medico, che però non possono colmare le esigenze delle strutture.

Nelle ultime settimane, infine, Livini si è ritrovato nel mirino del sindacato dei medici. “Non ho mai perso la serenità verso questa categoria di professionisti che fanno il loro lavoro, a volte in maniera troppo spinta, ma noi abbiamo un’organizzazione assolutamente efficiente”.


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