facebook twitter rss

Lotti di Casabianca,
la Corte di Appello conferma
la piena assoluzione degli otto imputati

LOTTI DI CASABIANCA - Attorno alle 14.30 di oggi il verdetto che sancisce la presunta fine di una vicenda che ha tenuto banco per anni coinvolgendo professionisti e mondo politico fermano. La Corte di Appello si è riservata 90 giorni di tempo per la stesura delle motivazioni. Teoricamente resta possibile un ulteriore ricorso in Cassazione.
Print Friendly, PDF & Email

 

di Paolo Paoletti

La corte di appello di Ancona ha confermato la sentenza del Tribunale di Fermo del 2018 ribadendo la  piena assoluzione per tutti gli otto imputati coinvolti nella vicenda dei lotti di Casabianca perché il fatto non sussiste.

Attorno alle 14.30 di oggi il verdetto che sancisce la possibile fine definitiva di una vicenda che ha tenuto banco per anni coinvolgendo professionisti e mondo politico fermano. La Corte di Appello si è riservata 90 giorni di tempo per la stesura delle motivazioni. Teoricamente resta comunque la possibilità di un ulteriore ricorso in Cassazione.

L’avvocato Francesco De Minicis

Era il 10 gennaio 2018 quando il collegio composto dai giudici a latere Giuseppe Molfese e  Daniela Urso e presieduto dallo stesso Presidente del Tribunale di Fermo Ugo Vitali Rosati diede la sentenza: assoluzione per tutti gli otto imputati coinvolti perché il fatto non sussiste. L’allora Procuratore Domenico Seccia aveva chiesto la condanna per tutti gli imputati. L’indagine infatti ipotizzava un affare milionario con possibili scambi di favori per ricevere benefici relativi alla compravendita degli ormai noti lotti di Casabianca, cercando di costringere, sempre secondo le ipotesi, i titolari dell’area progetto 40 a cedere i terreni di loro proprietà.

Pienamente soddisfatto della riconferma arrivata oggi dalla Corte di Appello l’avvocato difensore di Paolo Rossi Francesco De Minicis: “Ci sono voluti quasi 7 anni per far uscire dall’incubo degli onesti professionisti. Si trattava di un processo fondato sul nulla anzi, peggio che sul nulla. Una mescolanza di fatti veri ma leciti e di fatti inventati di sana pianta. Il tutto tenuto insieme da valutazioni storico giuridiche da far accapponare la pelle“.

L’avvocato Igor Giostra

A De Minicis, si aggiunge anche il commento degli avvocati Igor Giostra e Roberto Calcinari: “Siamo, ovviamente, molto soddisfatti per la conferma della sentenza di primo grado e per l’assoluzione dei nostri assistiti da parte della Corte d’Appello, che si è mostrata, come al solito, estremamente attenta e scrupolosa nella valutazione. Sin dall’inizio, infatti, la tesi accusatoria si è dimostrata fragile e congetturale, basata su un’interpretazione distorta e parcellizzata di frammenti di intercettazioni telefoniche ed ambientali e sprovvista di qualsiasi riscontro oggettivo. Si tratta di una sentenza che, se anche cancella solo in parte i tormenti e le ansie che tutti gli imputati hanno dovuto sopportare in questi anni, restituisce piena dignità alla figura ed all’operato di ciascuno di loro, sia in ambito pubblico che privato, dimostrando, per quel riguarda il Morroni ed il Leoni, che agirono col solo intento di ristabilire la legalità e fare chiarezza sull’edificazione di via Respighi, le cui criticità, del resto, erano e sono ancora sotto gli occhi di tutti i cittadini fermani. Ci auguriamo che con questo secondo atto cali definitivamente il sipario su una vicenda che ha già sottratto troppo tempo e risorse al sistema giudiziario”

Una vicenda quanto mai intricata. Furono due infatti i passaggi contestati dalla Procura di Fermo. Poco prima della sentenza, infatti, la Corte di Appello respinse l’istanza di ricusazione nei confronti del presidente del collegio penale, Ugo Vitali Rosati, presentata dal procuratore capo di Fermo, Domenico Seccia. Il procuratore, infatti, contestò delle parole pronunciate da Vitali Rosati che, secondo la procura fermana, avrebbero avuto i requisiti per la sua ricusazione. Insomma per Seccia, Vitali Rosati non poteva presiedere il collegio. Ma la Corte di Appello rigettò la sua istanza. E così Vitali Rosati ha potuto presiedere il collegio penale che decise le sorti degli otto ormai ex imputati.  Esattamente il giorno dopo la sentenza di assoluzione, l’11 gennaio 2018, la Procura annunciò il ricorso in Cassazione contro l’ordinanza della Corte di Appello che aveva dato il via libera al collegio giudicante. Ricorso in Cassazione che venne respinto.

Ci fui poi l’altro ricorso, in merito all’assoluzione degli imputati per i lotti di Casabianca perché il fatto non sussiste.  La Procura,  dopo  aver letto da capo a fondo tutti gli atti,  impugnò la sentenza del Tribunale di Fermo alla Corte di Appello. Oggi il verdetto che conferma quanto stabilito dal tribunale di Fermo. 


© RIPRODUZIONE RISERVATA


Torna alla home page


Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati




Gli articoli più letti