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Fenni, Confindustria: ”Fare squadra per il comparto calzaturiero”

FERMANO - Il presidente della sezione Centro Adriatico e vice presidente di Assocalzaturifici: "Un gioco corale nel segmento moda. Le priorità a nostro avviso transitano per costo del lavoro, credito, formazione, internazionalizzazione e sviluppo campionari"
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Valentino Fenni

“In questa fase complicata bisogna fare squadra”.

Valentino Fenni, presidente della sezione calzature di Confindustria Centro Adriatico e vice presidente di Assocalzaturifici, considerando il momento particolarmente delicato si muove su più tavoli per dare puntuali risposte agli associati.

“Ci siamo incontrati con i colleghi regionali del settore moda, da Macerata a Pesaro grazie al supporto di Confindustria Marche, in modo da iniziare a pianificare un futuro fatto di azioni mirate e davvero funzionali. Un approccio alla realtà più associativo – prosegue  Fenni -. Un salto culturale è necessario per politica e banche: devono capire che la moda va trattata come i prodotti con scadenza. Non si può pensare che quello che si produce oggi sia vendibile il prossimo anno. Non siamo il food, ma le regole del mercato della moda non sono lontane da quelle dei prodotti deperibili”.

Nel mentre ci sono le questioni chiave per il settore calzaturiero da affrontare: costo del lavoro, formazione, credito, campionari e internazionalizzazione. Nel merito, Confindustria mette nel mirino gli aspetti seguenti per quanto segue. “In merito al credito, le prime azioni del Governo dopo lo scoppio della pandemia sono andate nella strada giusta, aiutando le imprese con garanzie per il credito pensate per una rapida ripresa, mai arrivata. Bisogna quindi allungare i tempi di restituzione ad almeno 15 anni. Le aziende producono poco e i negozi sono chiusi o vuoti”, le parole dalla stanza dei bottoni di Confindustria.

Sul costo del lavoro. “Non è accettabile la concorrenza interna tra territori dello stesso Stato. Dalla questione 30% ai patti territoriali passando per le Zes, zone economiche speciali, Puglia e Campania, ma presto anche l’Abruzzo, sono diventate concorrenti interne. Da anni combattiamo contro i costi di manodopera bassissima in Europa (Spagna, Portogallo, Romania), dall’altra parte dell’Adriatico (Albania e Turchia) e nel mondo (Vietnam, Cina e Africa). Studiamo sgravi in modo che l’Area di crisi complessa e la ricostruzione concorrano davvero a far rimanere la manifattura come peculiarità e non zavorra”, l’analisi dell’associazione di categoria.

Sull’internazionalizzazione “dobbiamo farci trovare pronti alla riapertura, sapendo che il mondo è stato cambiato dalla pandemia e quindi serviranno nuove strategie e di conseguenza risorse. Oltre il 70% della produzione viene esportata. Stiamo investendo nel digitale, siamo consci che sia il futuro. Ma per il calzaturiero è necessario l’approccio diretto ai mercati e il contatto con la clientela. Un primo intervento è quello di finanziare per tre anni, con un credito d’imposta del 50%, la partecipazione alle fiere”.

Per quanto concerne lo sviluppo e innovazione campionari, la stagionalità del prodotto “non è più un must delle griffe, questo aumenta l’importanza del campionario. Che vive di più fasi: prototipi, test di qualità, promozione e gestione della produzione. È necessaria una misura che riduca i costi della ricerca sulla qualità, ma che sia pluriennale e che vada incontro allo stile, alla sostenibilità, alla difesa della manifattura – Fenni conclude con l’aspetto della formazione -. Per cercare di compensare in parte lo svantaggio competitivo sul costo del lavoro, è necessario un programma di formazione qualificata che valorizzi competenze e agevoli il ricambio generazionale di figure specialistiche attraverso tirocini che diventano poi assunzioni agevolate nel costo del lavoro. La formazione deve avere due binari: uno per i dipendenti e uno per gli imprenditori, dobbiamo crescere in comunicazione, team building e innovazione”.


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