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“Stop alla didattica a distanza, i sindaci sollecitino Regione e Governo”, scatta la petizione

APPELLO - "La didattica a distanza, pur utile e innovativa nell' emergenza, non è che un pallido sostituto della vita scolastica e scarsamente efficace nei cicli inferiori"
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Una petizione per dire basta alla didattica a distanza. E’ quella scattata in queste ore nel Fermano per mano di un gruppo eterogeneo, fatto da genitori, nonni ma anche insegnanti, per chiedere ai sindaci di sollecitare Regione e Governo a stoppare la Dad.

“Siamo un gruppo di abitanti del Fermano, genitori, nonni, insegnanti, professionisti e cittadini, che – spiegano gli ideatori dell’iniziativa – sull’onda dei movimenti nazionali (Pas, Scuole in presenza, EduchiAmo, ecc) intende manifestare il proprio dissenso verso l’interruzione della didattica in presenza. Essa si è abbattuta in maniera improvvisa nella nostra provincia dal 3 marzo anche per i nidi, la scuola infanzia, la primaria e la secondaria inferiore (le scuole superiori erano già da tempo collocate in DaD), senza il conforto di alcun dato che ne giustificasse l’assunzione in relazione alla situazione pur preoccupante dei contagi. Siamo consapevoli della sofferenza in cui versano le nostre strutture ospedaliere e ancora più colpiti dalla scia di morte che il virus ha lasciato sui soggetti fragili del territorio. Siamo però convinti che mortificare il diritto all’istruzione dei bambini in nome di un presunto (e non dimostrato da nessuno studio) aumento dei contagi nelle scuole sia un’ulteriore danno per le nostre comunità. Evidenze scientifiche ormai consolidate, e purtroppo solo ora timidamente diffuse dai media, dimostrano che la chiusura delle scuole non incide sulle curve epidemiologiche1, non è vero che la variante inglese è più contagiosa nei bambini che, in generale, sono meno suscettibili al virus; i danni della mancata istruzione, dell’isolamento e della perdita di senso che bambini e adolescenti subiscono sono irreparabili.
A questi elementi si aggiungono gli allarmi che sempre più numerosi illustri psicologi, neurologi e ricercatori anche del territorio, si veda la lettera dell’Ordine degli psicologi delle Marche sull’uso della didattica a distanza, stanno lanciando, sull’aumento degli accessi ai reparti per casi di suicidio, autolesionismo, depressioni tra i bambini e i ragazzi. Questi ultimi, già resi fragili da un anno di restrizioni, distanziamento e isolamento in famiglie spesso malate o provate dalla crisi economica, hanno visto chiudersi le porte dell’unica istituzione in grado di dare loro relazioni e contenuti. La didattica a distanza, pur utile e innovativa nell’ emergenza, non è che un pallido sostituto della vita scolastica e scarsamente efficace nei cicli inferiori.
La scelta governativa di legare le chiusure alle zona rossa e di lasciare discrezionalità a Presidenti di Regione o Sindaci di operare su un tema che meriterebbe unità nazionale, ci ha spinto a rivolgerci ai decisori locali, per chiedere in qualità di cittadini l’impegno per la salvaguardia di un diritto costituzionale, la protezione di una parte della comunità che altrimenti non avrebbe voce e la tutela di un servizio pubblico che garantisce la tenuta sociale del territorio.
Abbiamo dunque avviato una raccolta firme, priva di valore legale ma altamente simbolica dell’interesse che il tema riveste per le nostre comunità, in cui le donne sono pienamente inserite nel tessuto lavorativo e penalizzate dalla situazione, per un lettera aperta ai decisori, sulla scorta delle iniziative dei gruppi PaS. Con il solo passaparola, essa è stata accolta con molto entusiasmo e ci auguriamo possa spingere i sindaci a sollecitare il governo regionale e nazionale affinché restituiscano dignità alla scuola”. La lettera può essere letta e sottoscritta a questo link


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