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IL PUNTO Siamo una provincia invisibile e chi non ha voce paga: in questo caso con la vita

EDITORIALE - Vietato ammalarsi. Mentre i nostri rappresentanti politici regionali sono impegnati in un 'simpatico' rimpallo di responsabilità per salvare la faccia di fronte all'ennesimo fallimento,  assistiamo impotenti al collasso della sanità fermana dove pazienti intubati sono costretti a trasferimenti nel vicino Abruzzo perchè l'ospedale Murri è letteralmente al tappeto
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L’ospedale Murri di Fermo

di Paolo Paoletti (Direttore Responsabile Cronache Fermane, Radio Fermo Uno)

Vietato ammalarsi. Mentre i nostri rappresentanti politici regionali sono impegnati in un ‘simpatico’ rimpallo di responsabilità per salvare la faccia di fronte all’ennesimo fallimento,  assistiamo impotenti al collasso della sanità fermana, dove pazienti intubati sono costretti a trasferimenti nel vicino Abruzzo perché l’ospedale Murri è letteralmente al tappeto. E’ di ieri l’annuncio della proroga fino al 5 aprile del blocco delle sale operatorie e di tutti i servizi ambulatoriali che rientrano nelle classi di priorità differita e programmata. A sferrare il pugno decisivo che segna la disfatta della gestione politica sanitaria fermana non è stato il Covid, né tanto meno il lavoro esemplare di tutto il personale medico, infermieristico e socio-assistenziale, ma le scelte di chi ha guidato e guida oggi la nostra Regione.

In questo scenario drammatico il centro destra punta il dito contro l’amministrazione Ceriscioli e il centro sinistra fa la stessa identica cosa nei confronti dell’attuale amministrazione Acquaroli. Per quanto tempo ancora dovremo assistere a tutto ciò?  Con grande amarezza possiamo dire che hanno entrambe ragione, o meglio, hanno  fallito. Eppure bastava porsi una semplice domanda: possiamo sacrificare, di fatto l’unico presidio sanitario di un territorio, trasformandolo in ospedale Covid, nel bel mezzo di un’emergenza senza precedenti con il rischio di bloccare tutti gli altri servizi?  La risposta sta nelle drammatiche parole pronunciate qualche giorno fa su Cronache Fermane dal direttore di Area Vasta 4 Licio Livini. Dichiarazioni che pesano come un macigno e attestano il fallimento delle scelte prese dalla politica sulla sanità fermana.

Ricorderete bene quando un anno fa, l’amministrazione Ceriscioli, decise di fare dell’unico presidio sanitario attivo del territorio fermano un ospedale Covid. L’ennesimo colpo di grazia ad una provincia per troppo tempo considerata di serie B.  I tagli (perché di questo si trattava) avvenuti sotto la guida del centro sinistra avevano portato il Murri a diventare in pratica l’unico presidio del territorio.  In questo percorso di riconversione (o di impoverimento?)  il nostro ospedale ha saputo comunque reinventarsi, anche grazie all’arrivo di professionisti sanitari di altissimo livello e al lavoro dei direttori di Area Vasta che si sono succeduti portando Fermo a diventare un punto di riferimento di eccellenza, nonostante tutto.

Logica vuole che l’unico presidio che garantisce la salute di un territorio venga tutelato e difeso a spada tratta durante un’emergenza pandemica senza precedenti, favorendo l’individuazione di ospedali Covid in province che hanno più di un presidio sanitario operativo. Purtroppo invece sappiamo bene come è andata. Per non parlare del nosocomio di Amandola, vitale per l’area dei Monti Sibillini, bloccato dal sisma 2016: ad oggi c’è una sorta di reparto nuovo non utilizzabile. Promesse molte, concretizzate ben poche.

Si arriva al voto. I marchigiani bocciano l’operato del centro sinistra e affidano il governo regionale al centro destra. Il governatore Acquaroli promette grandi cambiamenti dopo una campagna elettorale trascorsa ad attaccare la gestione della pandemia, affondando il Covid Center di Civitanova (oggi presidio strategico per salvare vite).

I candidati consiglieri regionali fermani, attualmente seduti a Palazzo Leopardi,  avevano speso fiumi di parole per attaccare la trasformazione del Murri in ospedale Covid. Adesso solo silenzio. Gli stessi consiglieri che storcevano il naso di fronte alla realizzazione del nuovo ospedale di Campiglione, a qualche settimana dalla vittoria, si sono fiondati tutti in passerella con il ‘vestito della domenica’ a farsi scattare foto vantandosi della velocità del cantiere.

Chi aveva promesso di cambiare le cose non ha fatto altro che confermare le scelte di chi li ha preceduti. Risultato? Per il Murri e per i fermani nulla è cambiato. Anzi,  siamo arrivati al punto di non ritorno in cui ogni possibile programmazione del piano pandemico è saltata. Il centro destra continua a far finta di non vedere, lasciando tutto com’era prima,  scaricando colpe su chi li ha preceduti o addebitandone di nuove al governo nazionale. Quante volte da ragazzini ci siamo giustificati di fronte ai nostri genitori con la frase: “Non è colpa mia, mi ha detto lui di farlo!”!

Oggi noi cittadini fermani non possiamo permetterci ‘il lusso’ di farci curare nel nostro unico ospedale. Abbiamo perso la forza per arrabbiarci, insieme, contro chi avrebbe dovuto far sentire la nostra voce ed evitare, bloccare o cambiare una serie di scelte politiche scellerate.  Le parole pronunciate dal direttore Livini non hanno bisogno di interpretazione: “Stiamo affrontando la situazione più complessa e difficile di sempre. Siamo candidati al premio Nobel? Ma ci diano piuttosto personale, risorse umane, di questo abbiamo bisogno. Noi andiamo avanti con enorme difficoltà, ci siamo arrangiati anche con personale in pensione. Ma non abbiamo ricevuto alcun rinforzo. L’origine del problema è che la politica, a tutti i livelli, non è allineata con la realtà, sanitaria in questo caso. L’intero sistema ha fallito, non è dimensionato nemmeno nelle capacità degli operatori. Non possiamo fare alcuna programmazione e, da meri esecutori, dobbiamo far fronte al nemico Covid con quel poco che abbiamo”.

Se con onestà guardiamo oltre le nostre legittime simpatie ed appartenenze politiche, appare evidente la desolazione in cui ci troviamo. Siamo una minoranza. Siamo una provincia invisibile in una Regione dove a pesare sono i campanilismi politici: sinistra, centro, destra, cambia poco.  Chi non ha voce, paga. In questo caso con la vita.


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