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Vaccini, la road map in 6 sedi di Area Vasta e medici di base: obiettivo 5.000 dosi a settimana

FERMO - Oltre al capoluogo, nel piano dell'azienda sanitaria altre 5 sedi: Falerone, Porto Sant'Elpidio, Amandola, Montegranaro e Petritoli. Con Porto San Giorgio al momento ancora in stand by
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di Andrea Braconi

Dalla palestra comunale di Falerone al palazzetto dello sport di Porto Sant’Elpidio. Dalle sedi distrettuali di Amandola, Montegranaro e Petritoli alla Don Dino Mancini di Fermo. Con Porto San Giorgio al momento ancora in stand by. Saranno 6, quindi, le postazioni operative dal 12 aprile che, come ha rimarcato il direttore Licio Livini, consentiranno all’Area Vasta 4 di “portare le vaccinazioni nel territorio”, con quella del capoluogo interamente gestita dal personale Asur e le altre dai medici di base che si organizzeranno autonomamente, supportati da varie associazioni.

Un piano che nasce da un confronto proprio con i responsabili delle equipe territoriali di Medici di medicina generale, che ha portato alla predisposizione di un programma che si pone l’obiettivo di 5.000 vaccini a settimana fino al 25 maggio.

“Questo è un sistema che ci consente di fare numeri in linea con le dotazioni che arriveranno” ha ribadito Livini.

Tramite la piattaforma regionale potranno prenotare over 70 e caregiver (circa 16.000 la stima per il Fermano), con la Regione che a breve darà comunicazione sulla data di avvio. Di pari passo i medici di base dovranno contattare quegli assistiti che rientrano nei cosiddetti estremamente fragili, per un numero prossimo a quota 12.000. Al momento restano fuori i fragili perché, come ribadito dall’azienda sanitaria, si andrebbe su cifre enormi per le quali in questo momento non vi è disponibilità sia in termini di organizzazione che di vaccini. “Se avessimo avuto più dosi di vaccino con questa organizzazione avremmo potuto tranquillamente sul doppio dei numeri” è il Livini pensiero.

“I medici di medicina generale di Fermo – ha spiegato Vittorio Scialè, direttore del Distretto – ci hanno chiesto di venire a lavorare nella nostra sede di Fermo e avranno una quota prenotata per le categorie dette ed una gestita da loro direttamente”

Lo stesso Scialè ha spiegato come il vaccino unico di partenza abbia comportato un allungamento dei tempi. “La anamnesi del medico vaccinatore si è allungata perché legittimamente, utilizzando un prodotto con caratteristiche diverse rispetto all’Rna, si è trovato nelle condizioni di approfondire ulteriormente. Abbiamo avuto alcuni disagi per l’utenza a Montegranaro, legati proprio alle misure precauzionali a garanzia degli stessi”.

Un elemento invece positivo è che proprio nella struttura del Comune calzaturiero si è potuta sperimentare una buona catena di montaggio tra accettazione, vaccinazione e vigilanza, con il personale che ha acquisito una serie di meccanismi di processo. “Da una parte abbiamo rallentato, dall’altra accelerato” ha aggiunto il direttore.

E tutto questo potrà essere utile quando partirà Fermo, dove ci sarà un’organizzazione diversa. “Intanto avrà una grande sala di attesa interna, oltre a passaggi ben strutturati: da una parte l’accettazione amministrativa, una sala con 3 medici per le anamnesi e 2 sale di somministrazione in cui dovrebbero operare 6 infermieri per turno. Ci sarà una sorta di separazione nel percorso per renderlo più agile, con un’altra grande sala di attesa dalla parte opposta”. All’esterno, per agevolare il flusso, verrà chiusa la strada a fianco dello stadio “Recchioni” per ricavare circa 50 parcheggi.

Il 3 aprile, quindi, chiude Montegranaro e il 7 apre Fermo, ma, come ha sottolineato Livini, i punti periferici rivivranno di altra vita. “Abbiamo scelto la via del territorio per portare in prossimità questo tipo di attività. Sarebbe stato più semplice farlo in un solo punto, ma avremmo creato problemi logistici e di equilibrio”.

Altra data importante è quella del 13 aprile, con la chiusura della vaccinazione degli over 80. “Circa 10.000 su 15.000 – ha affermato Scialè – con tutte le prime e seconde dosi di Pfizer e Moderna e la prima dose di AstraZeneca”.

Per la nuova fase ci saranno a disposizione almeno 2 vaccini, ma dal primo aprile tutti i vaccini verranno stipati a Ancona, a differenza di quanto accadeva fino a martedì scorso, quando venivano consegnati direttamente all’hub dell’Area Vasta 4, pur rimanendo a disposizione di Asur Marche”.

Una seconda ed importante riflessione che Scialè ha messo sul tavolo è che Pfizer e Moderna vanno mantenuti ad una certa temperatura, mentre con questa logistica l’azienda sanitaria si vedrà costretta a ritirare le dose consegnandole scongelate. “Da lì avremo 5 giorni massimo per somministrarli e questo comporta un appesantimento organizzativo terribile”.

Una puntualizzazione necessaria, ha concluso Livini, perché sono situazioni che possono creare inconvenienti. “Certo, ci possono stare, ma è giusto che tutto questo si sappia”.


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