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Confindustria Centro Adriatico, Vecchiola richiama alla responsabilità : “Il consiglio generale si è espresso democraticamente”

CONFINDUSTRIA CENTRO ADRIATICO - ritengo che la rappresentanza imprenditoriale di tutto il territorio Piceno Fermano debba essere il pilastro fondante sul quale si regge un organismo come Confindustria Centro Adriatico
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Nella foto: Maurizio Vecchiola (a sinistra) insieme a Daniele Ferrari, Amministratore Delegato di Eni Versalis, durante la visita al plant Finproject di Ascoli Piceno nel settembre del 2020.

 

“Prima di esprimere alcune considerazioni in merito ai diversi articoli apparsi negli ultimi giorni sulle testate locali che fanno male non solo al sistema confindustriale delle Marche ma ad un Territorio già martoriato da una crisi sanitaria senza precedenti, vorrei ricordare il Titolo I° della Costituzione Italiana la quale al primo comma dell’Art.18 sui Rapporti Civili recita: I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.”  Maurizio Vecchiola, presidente e amministratore delegato di Finproject, interviene sul terremoto che ha investito Confindustria Centro Adriatico dopo l’espulsione di Andrea Santori e Fabrizio Luciani. Una decisione che non ha trovato d’accordo anche altri componenti eccellenti dell’associazione di categoria nata dall’unione di Fermo e Ascoli. E` di oggi l’annuncio di Graziano Mazza, proprietario di Premiata, di abbandonare l’associazione.

Un’altra voce autorevole dell’imprenditoria si aggiunge ai vari interventi sulla vicenda, quella di Vecchiola, che richiama alla responsabilità: “Alla luce di tale Articolo le posizioni esternate da alcuni colleghi fermani sono legittime solo se hanno cambiato idea e non condividono più le regole del gioco, o meglio le regole di quello Statuto che loro stessi hanno condiviso e votato nel 2017 dopo attenta valutazione, dando vita insieme ai colleghi ascolani alla Confindustria Ascoli Piceno Fermo meglio nota come Centro Adriatico. Nel rispetto di tale Statuto il consiglio Generale, Organo sovrano dell’Associazione, si è espresso democraticamente e quindi quanto riportato da alcuni colleghi in merito all’avvenuta espulsione di due associati come atto d’impeto da parte del Presidente Mariani non è puntuale. Alla base vi sono delle motivazioni che hanno evidentemente spinto la maggior parte della base associativa ad esprimersi in quel senso”.

Vecchiola aggiunge: “Mi permetto però di ricordare che gli accordi interni tra associati prevedono una rotazione delle cariche e quindi, piuttosto di riesumare organizzazioni nate oltre 30 anni fa e che rappresenterebbero principalmente un unico settore con logiche datate ed esiguo numero di associati, sarebbe consigliabile trovare un candidato forte di espressione fermana per succedere alla presidenza Mariani. Mancano solo pochi mesi alla votazione del prossimo Presidente di CCA. Credo profondamente che il ruolo fondamentale di ogni buona azienda sia quello che essa svolge per la sua collettività,  e cioè quello ruolo/status sociale che ricopre a tutela e salvaguardia dell’occupazione e benessere del territorio. Questo ruolo si manifesta necessariamente e imprescindibilmente attraverso lo scambio di opinioni e idee tra le varie parti sociali le quali, attraverso un dialogo costruttivo,  mettono a fattor comune le migliori pratiche al fine di plasmare un territorio che ambisca ad essere un modello di riferimento.  Un concetto espresso dal fondatore dell’ENI – Ing. Enrico Mattei – in uno dei suoi preziosi discorsi diceva: “Non voglio essere ricco in un Paese povero”. Ebbene, la portata del messaggio è emblematica e di un’attualità senza precedenti anche se pronunciata nel secondo dopoguerra. D’altronde la pandemia che stiamo vivendo oggi non è forse paragonabile ad una nuova guerra mondiale “sanitaria” visto il numero dei morti? Se un intero comparto produttivo del territorio o alcune aziende soffrono, esse arrecano un danno indiretto alla collettività perché così facendo non erogano quei flussi di ricchezza che servono, oltre a remunerare il capitale investito, anche a pagare le tasse e a permettere quindi l’erogazione dei servizi necessari al corretto svolgimento della vita all’interno di una comunità. In questo caso le aziende più virtuose devono fare squadra, accollarsi la responsabilità di dare una vita dignitosa alla propria gente e cercare di assorbire quella disoccupazione che – come conseguenza si è creata. Solo così un vero imprenditore può guardare al futuro certo di aver assolto il suo compito ma soprattutto orgoglioso e fiero di aver ridato qualcosa indietro ad un Territorio che gli ha permesso di condurre la guida della sua impresa in modo sereno e – mi sia concesso il termine – in una certa quiete sociale; soprattutto se paragonata a quella di altri paesi a vocazione manifatturiera lontani dall’Italia”.

Vecchiola prosegue: “In conclusione ritengo che la rappresentanza imprenditoriale di tutto il territorio Piceno Fermano debba essere il pilastro fondante sul quale si regge un organismo come Confindustria Centro Adriatico. Una rappresentanza che miri tra i suoi compiti, anche a tutelare le aziende più deboli e meno strutturate, quelle insomma che oggi rischiano di scomparire e lasciare cicatrici incancellabili sul territorio piceno fermano. La gratitudine della nostra Gente oggi e quella delle future generazioni sarà la ricompensa più preziosa ma solo se sapremo ripartire ancor più forti e coesi di prima”

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