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Campiglione baricentro del Fermano: dall’ospedale al recupero delle aree dismesse, ecco il futuro del quartiere

FERMO - Disponibile sul sito dell'Amministrazione comunale un questionario di 27 domande, realizzato insieme a Nomisma, che si rivolge ai cittadini del capoluogo e dei Comuni limitrofi
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di Andrea Braconi

Il nuovo ospedale è una grande occasione, non soltanto per Fermo ma per un intero territorio. Per questo l’Amministrazione comunale sta lavorando da mesi insieme al Centro Studi Nomisma per dare un nuovo futuro al quartiere di Campiglione, in stretta sinergia con i sindaci dei Comuni limitrofi, e per fare in modo che il nosocomio che verrà non diventi una cattedrale nel deserto.

“Questa zona e la limitrofa di Molini Girola dovranno riuscire ad avere economia e sviluppo – commenta Paolo Calcinaro – e per farlo dobbiamo accompagnare la realizzazione dell’ospedale con una variante urbanistica che contempli socio sanitario, assistenziale, servizi, commerciale e ricettività, uniti anche da un residenziale minoritario”.

Un percorso, precisa il sindaco, da fare non dall’alto verso il basso ma in modo condiviso. “Parliamo di un’urbanistica partecipata, con un confronto con tanti imprenditori della zona e soggetti potenzialmente interessati. Non potendo fare assemblee pubbliche abbiamo realizzato un questionario, grazie al lavoro importante e qualificato di Nomisma, che diventa un mattone veramente importante nella costruzione di questa variante, coinvolgendo l’opinione pubblica nel senso più ampio possibile”.

Un questionario di 27 domande (LEGGI QUI), spiega l’economista Marco Marcatili, che si rivolge ai cittadini di Fermo e dei Comuni limitrofi. “Viene dato un giudizio sul proprio Comune di residenza, la propria percezione su Campiglione e sull’impatto del nuovo ospedale. Posso dire che per la prima volta vedo gli altri sindaci che hanno manifestato un grande interesse, al punto di promuovere il questionario”.

“È una possibilità di dare una propria idea per Campiglione – aggiunge l‘assessore Maria Antonietta Di Felice -. C’è stato un interessante incontro con i sindaci dei Comuni confinanti, dalla quale è scaturita l’idea di lavorare insieme per crescere insieme”.

Sara Pistolesi, coordinatrice del progetto, parte dal logo per spiegare il senso dell’iniziativa. “Campiglione viene visto come luogo di snodo e punto di incontro del Fermano. Cerchiamo di lavorare con incontri, alcuni già fatti e altri che stiamo calendarizzando, con diverse realtà di quartiere affinché la diffusione di questo questionario, la possibilità di sentirsi partecipi sia quanto più concreta nonostante il periodo difficile che stiamo vivendo e gli impedimenti pratici a cui, purtroppo, dobbiamo fare fronte”.

Oltre ad un tavolo di lavoro costituito in seno alla maggioranza, si è scelto di condividere con le altre forze consiliari le elaborazioni che di volta in volta perverranno. “Il nostro – aggiunge Di Felice – è un lavoro di progettazione per una variante che coinvolga davvero tutti, dagli operatori economici alla cittadinanza. Nell’apposito pagina sul sito del Comune abbiamo riportato il lavoro del 2017 e aggiungeremo gli altri risultati che arriveranno”.

Marcatili, nel ringraziare il corposo team che lo affianca (da Massimiliano Colombi a Gionni Marziali, da Salvatore Giordano a Simona Ricchio ed altri ancora), evidenzia come Nomisma da 10 anni segua l’evoluzione di Campiglione. “La variante non è la soluzione, ma è il primo strumento che può ricreare fiducia. Per questo il progetto non si chiama Campiglione di Fermo ma Campiglione Fermano”.

Perché con la scelta del nuovo ospedale tutto cambia e tutto dovrà cambiare. “Si possono mettere insieme vari interessi, per migliorare la qualità di vita ma anche la funzionalità del quartiere, diventando attrattivi per nuovi investimenti, anche nell’agroalimentare e nella formazione. Questa può diventare un’area franca dove costruire questa funzionalità”.

Diversi i nodi da sciogliere, soprattutto quello sulla valutazione delle aree dismesse. “C’è il progetto annunciato da NeroGiardini, così come il vecchio mulino del Gruppo Maccaferri che potrebbe essere interessato dal socio sanitario. L’ex Sacomar è stata addirittura candidata dal Comune per il bando Periferie 2 e si configura una sorta di infrastruttura residenziale allargata a certi servizi. Sull’ex Omsa non è ancora chiaro cosa fare, in questo momento non ci sono energie pronte”.

“Ci sono due aree collaterali in discreta difficoltà – evidenzia Calcinaro -, una vicina a Monte Urano e l’altra subito dopo il cinema, che possono essere un altro target di riqualificazione e riprogettazione”.

Ma cosa ha fatto e cosa sta facendo di concreto Nomisma? Intanto mettere insieme i materiali affinché il Comune possa iniziare la variante, prima attraverso un’analisi tecnico urbanistica, ambientale e socio economica. Poi c’è la partecipazione. “Per noi non è un momento puntuale, ma un sistema di azioni integrate” sottolinea Marcatili, che si focalizza su un altro tema nodale: la mobilità, “che riguarda tutti i sindaci”. “Ci sarà un potenziamento della Lungotenna, c’è anche la volontà della Regione di finanziare il collegamento con il casello autostradale e sicuramente si lavorerà per un decongestionamento di Campiglione ad anello, in accordo con Monte Urano”.

Si parla anche di un prolungamento della Mezzina. “C’è stata un’interlocuzione importante con la Regione – conferma Calcinaro -. Sarebbe un collegamento più scorrevole verso la Valdaso rispetto alla zona dell’ospedale, anche per gli ascolani che afferiscono a Fermo per alcune eccellenze sanitarie”.

Un’azione, quella del gruppo di lavoro del tandem Comune-Nomisma, che si articola anche attraverso confronti on line, come il nuovo workshop che vedrà protagonisti gruppi che hanno sviluppato funzioni in ambito socio sanitario (come Carron, Santo Stefano, Sant’Orsola di Bologna, Politecnica delle Marche, Federazione Medici di Famiglia) e che nasce con l’obiettivo di sensibilizzare le energie imprenditoriali del territorio. “Non andiamo lì con la squadra per fare panchine e verde – tiene a ribadire Marcatili -, per noi è nuova visione ed un nuovo metodo. Pensiamo che già altre Regioni stanno cambiando le proprie leggi urbanistiche entrando in una logica flessibile. L’ospedale di Fermo richiederà alcune esigenze di carattere ricettivo e residenziali, bisognerà decidere con gli altri Comuni come non fare competizione su questo. Altro aspetto è l’impulso socio sanitario, che dipenderà dalla capacità del privato di mettersi in gioco. Poi c’è l’aspetto del potenziamento delle infrastrutture: noi poniamo l’accento su quelle ecologiche e ambientali, con il fiume come asset fondamentale per migliorare l’attrattività dei servizi. Si potrebbe anche creare un polo universitario intorno all’ospedale, in continuità con il percorso di infermieristica”.

A spiegare l’aspetto tecnico procedurale Alessandro Paccapelo, dirigente del settore Urbanistica del Comune capoluogo. “Nomisma – precisa – ci accompagna anche nella produzione di elaborati tecnici. A settembre ci sarà un primo passaggio consiglio comunale per un procedimento che potrà durare 18 mesi. Ci sarà il periodo delle osservazioni per migliorare il piano, un secondo passaggio in Consiglio per poi rinviare alla Provincia per la conformità urbanistica. A chiudere l’ultimo passaggio in Consiglio comunale”.

Anche Paccapello tocca il tema nevralgico delle infrastrutture, che passa per una pianificazione coordinata con Provincia e Regione. “È importante avviare questa fase perché l’ospedale si presume che entro 2 anni potrebbe entrare a regime, quindi dobbiamo farci trovare pronti. Nella variante rispetteremo i principi del consumo di suolo e prevediamo già un eventuale espansione dello stesso ospedale, come avvenuto di recente con una richiesta di variante per l’allargamento verso est di parcheggi per il personale”.

Sulle possibili critiche per un’espansione smisurata del quartiere Calcinaro e Paccapelo sono chiari. E se il primo parla di “una città di Fermo che perde abitanti e quindi quel residenziale può essere di compendio, senza però parlare di traguardi come le 40.000 unità o simili”, il dirigente fa riferimento ad una situazione ben individuata ed in continuità con l’esistente: “Nell’area progetto vicino alla chiesa ci sono circa 70 abitanti insediati e faremo un piccolo incremento, con un’ipotesi del 20/30%. Sarà un’edilizia di espansione a basso impatto, non palazzine. Per Molini siamo sullo stesso ordine di grandezza. Gli spazi dovranno essere adeguati, come i servizi”.


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