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Marche sempre più isolate anche con il Recovery plan

IL COMMENTO di Ugo Bellesi - Niente trasversale Tirreno-Adriatico e niente alta velocità sulla ferrovia adriatica, ma neppure terza corsia sulla A14 da Porto Sant’Elpidio verso sud. Nominati tre commissari straordinari che si occuperanno soltanto della Fano-Grosseto, della Falconara-Orte e della Salaria
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Ugo Bellesi

 

di Ugo Bellesi

“Mala tempora currunt” dicevano i romani per far capire che “corrono tempi brutti” e la frase potrebbe essere d’attualità anche per le Marche. La crisi industriale che sta attraversando Fabriano è un brutto segnale dal momento che si preannunciano licenziamenti proprio in aziende floride con la prospettiva di delocalizzazione di importanti settori produttivi. E’ questo il quadro che si prospetta nelle Marche al termine della pandemia che per ora impedisce i licenziamenti. Tutto ciò conferma le previsioni di alcuni economisti, i quali ritengono che le Marche si stiano sempre più allontanando dal centro per essere ingoiate dal profondo sud. Quali le cause? Le risposte le hanno fornite autorevoli commentatori riportate da alcuni quotidiani delle Marche: “Il Pil per abitante nel 2018 faceva registrare un -9% rispetto alla media Ue a 28 e un -11% rispetto alle regioni del centro Italia nel loro complesso. Nei servizi si conferma la debolezza del sistema, poiché negli ambiti ad alta intensità di conoscenza l’occupazione si attesta su valori molto bassi: 30% nel 2019 contro il 34,8% dell’Italia…Il valore aggiunto nei settori a medio-alta tecnologia si attesta sul 23% con un -9,4% rispetto all’Italia. Così come basso rimane il tasso di innovazione”. E ancora: “Non bisogna trascurare il tramonto inesorabile di una generazione di industriali illuminati che hanno reso famosa questa regione. E la burocrazia rallenta, immobilizza tutto. Il carico burocratico assorbe le aziende al 70%. Solo il 30% del tempo resta da dedicare al proprio lavoro”.
E ce n’è anche per i partiti: “La politica da sempre fa più attenzione alle aree dove c’è maggiore concentrazione di elettori. Negli anni si è privilegiata la costa, mentre l’entroterra è stato lasciato indietro”. Ed inoltre: “Siamo una regione che tende a frazionarsi. In un mondo globalizzato, al contrario, si dovrebbe puntare alle sinergie, a fare sistema, ad essere parte integrante di una macroregione. Penso a Umbria, Abruzzo, Emilia-Romagna”. Questa l’ultima testimonianza: “E’ giusto fare autostrada e ferrovia, ma se non abbiamo attività economiche di un certo valore, rischiamo che queste infrastrutture restino rami secchi”.

Traghetti

Traghetti a porto di Ancona

La conseguenza di tutto ciò è che nelle Marche a fine 2020 la popolazione è risultata pari ad un milione 459.789 abitanti con 43.000 cittadini in meno, vuoi per la diminuzione delle nascite (le famiglie hanno sempre meno fiducia nel futuro), la migrazione dei giovani verso l’estero e di nuclei familiari verso regioni più ricche. D’altra parte il futuro non è roseo per le Marche neppure per quanto riguarda la nostra rappresentanza politica a Roma nel nuovo Parlamento. Infatti con l’ultima legge elettorale le Marche scenderanno da 24 rappresentanti in Parlamento a 15. Così ripartiti: dai 16 seggi alla Camera si passerà a 10 (di cui quattro uninominali); da 8 seggi al Senato a cinque (di cui due uninominali). Le prospettive di rilancio erano giustamente concentrate nella necessità di potenziare il porto di Ancona per collegarlo direttamente all’autostrada A14, di rilanciare l’aeroporto di Falconara e con esso l’area dell’interporto di Jesi. Tutto questo però a condizione che si superasse l’isolamento in cui si trova la nostra regione con la creazione di nuove infrastrutture, quali potevano essere l’alta velocità per la ferrovia Adriatica con prosecuzione fino a Lecce, la creazione della terza corsia della A14 da Porto Sant’Elpidio verso sud, la velocizzazione della Fano-Grosseto e il potenziamento della Fabriano-Orte pensando ad un possibile collegamento tra il porto di Ancona e quello di Civitavecchia. Purtroppo le scelte che si sono fatte e si stanno facendo a Roma ci confermano che ci eravamo illusi troppo. E la frase latina va oggi completata nel suo significato completo: “Mala tempora currunt sed peiora parantur”. Cioè “si preparano tempi peggiori” perché le Marche, senza alta velocità per collegarsi alle regioni ricche del nord e senza una trasversale efficiente (sia ferroviaria che autostradale) che ci unisca direttamente con Roma, resteranno ancor più isolate.

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L’A14 dopo Civitanova

Infatti per quanto riguarda le infrastrutture sono stati nominati tre commissari ma che debbono accelerare i lavori soltanto per la Fano –Grosseto, la Orte-Falconara e la Salaria. D’altra parte solo le opere cantierabili e rendicontabili entro il 2026 sono funzionabili al Recovery Plan. E questa clausola è di ostacolo al finanziamento dell’alta velocità per la ferrovia Adriatica. Infatti ancora non esiste un piano ben definito dei lavori necessari. Abbiamo soltanto uno studio di pre-fattibilità redatto dall’Ordine degli ingegneri di Ancona. Altrettanto dicasi per i lavori relativi alla bretella che, per favorire l’uscita dei mezzi pesanti dal porto di Ancona, prevede l’interramento del litorale fino a Torrette. Infatti il relativo progetto è ancora in fase di valutazione dell’impatto ambientale. Altro discorso per la Fano-Grosseto il cui progetto prevede un finanziamento di un miliardo e 920 milioni. Invece sono disponibili soltanto 519 milioni. Il che significa che non si potrà rispettare il progetto originario che prevede quattro corsie. E tra l’altro mancano i finanziamenti per la seconda galleria della Guinza. Era stato impostato ufficialmente anche il discorso relativo alla realizzazione della terza corsia per la A14 da Porto Sant’Elpidio verso l’Abruzzo. Ma da Roma si è appreso che al Ministero non è stato presentato alcun documento su questo fronte. Non sono rose neppure per la Falconara-Orte per la quale è tutto in regola, in quanto è stato nominato anche un commissario straordinario per presiedere alla realizzazione dell’opera. Abbiamo però letto che mentre in un primo documento allegato al progetto si parlava di “velocizzazione”, in quello definitivo si specifica invece che si tratta soltanto di un semplice “rafforzamento”.

banca-marche-3-650x366-325x183Esaminato tutto quanto sopra riportato (almeno in base alle informazioni fino ad ora trapelate) appare evidente che a Roma non c’è assolutamente alcun interesse ad un collegamento veloce tra le Marche e la capitale, per mezzo di una trasversale da collegare poi all’alta velocità ferroviaria adriatica tra Emilia-Romagna e Puglia, sulla quale la nostra regione punta sommamente.
Infatti il collegamento veloce Tirreno-Adriatico è chiaramente previsto nel Recovery Plan. Anzi ne sono stati finanziati due e si tratta dell’alta velocità Roma-Pescara e Napoli-Bari. Stando così le cose se c’è qualcuno, a qualsiasi livello, che possa intervenire per aprire un tavolo di trattative o comunque per rivedere l’attuale impostazione, che lo faccia alla svelta. Altrimenti ci ritroveremo con un’ennesima occasione persa. Ricordiamo il lungo elenco dei “treni persi” da Macerata e dalle Marche negli ultimi decenni? E soprattutto si eviti di farci rifilare una nuova pista ciclabile al posto dell’alta velocità. Soprattutto perché poi non ci si venga a dire, dopo anni, che le risorse finanziarie per i nostri progetti c’erano. Come è successo per Banca Marche, il cui fallimento – abbiamo saputo solo a tempo scaduto – poteva essere evitato ricorrendo al fondo interbancario. La conclusione è una sola: “A buon intenditor poche parole!”


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