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Misture di olio d’oliva e di semi vendute come extra-vergine: la Finanza ne sequestra 1.200 litri, denunciato un imprenditore del Fermano

FERMANO - Il responsabile è indagato per la commissione del reato previsto e punibile dall’articolo 515 del codice penale, 'Frode nell’esercizio del commercio', per cui è prevista la reclusione fino a due anni o la multa fino a euro 2.065
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La Guardia di Finanza di Fermo ha sequestrato 1.300 litri di olio di oliva mescolato ad olio di semi e venduto come ‘extra vergine’ “in frode a ignari clienti e di alcune attività commerciali del Fermano”. E ora un imprenditore del Fermano deve rispondere di frode nell’esercizio del commercio’, per cui è prevista la reclusione fino a due anni o la multa fino a euro 2.065.

“I militari del Gruppo della Guardia di Finanza di Fermo insieme a personale dell’Ispettorato Centrale Tutela della Qualità e Repressione Frodi – Ufficio Area di Ancona, del Ministero Politiche Agricole, nel corso di un’attività di polizia giudiziaria svolta su delega della locale Procura della Repubblica – spiegano dal comando provinciale delle Fiamme gialle di Fermo – hanno eseguito un decreto di perquisizione personale e locale nei confronti di un imprenditore del Fermano, titolare di una ditta individuale operante nel settore della frangitura delle olive e del commercio al minuto ed ambulante di olii e prodotti conservati.
In particolare, in alcuni locali adiacenti la bottega, i Finanzieri ed i Funzionari del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali hanno constatato che l’imprenditore preparava accuratamente una mistura di olio d’oliva e olio di semi, per poi confezionarla in latte da 5 litri etichettate con il mendace marchio ‘olio extra-vergine di oliva’ e la dicitura ‘Olio di oliva di categoria superiore ottenuto direttamente dalle olive ed unicamente mediante procedimenti meccanici‘. Peraltro le confezioni da 5 litri pronte per la vendita e quelle già immesse in commercio avevano un sistema di chiusura non costituente sigillo, in violazione della normativa comunitaria (Reg. 29/2012) che prescrive che gli oli destinati al consumatore finale devono essere provvisti di un sistema di chiusura che perda la sua integrità dopo la prima utilizzazione”.


“Nel corso delle varie perquisizioni effettuate durante le prime ore del mattino – continuano dalla Finanza di Fermo – le Fiamme Gialle di Fermo ed il personale ministeriale hanno rinvenuto e sequestrato circa 1200 litri di olio di diversa tipologia. Il miscelamento ed il confezionamento avvenivano con l’ausilio di numerosi dispositivi ed utensili, anch’essi sottoposti a sequestro, quali imbuti, colini e contenitori in vetro. Il prodotto era poi commercializzato fraudolentemente come genuino, in danno di numerose attività commerciali locali e di inconsapevoli acquirenti privati. In particolare, il denunciato comprava l’olio di oliva mediamente a 3,90 euro litro e quello di semi a circa 1,22 euro litro, li mescolava e rivendeva la miscela agli esercizi commerciali a circa 4,7 euro litro in confezioni da 5 litri. Per i privati il prezzo di acquisto della miscela oscillava tra i 6 e gli 8 euro al litro circa.
L’operazione, scaturita dal sospetto destato dalle anomale movimentazioni di olio risultanti dalla banca dati del Sistema Informativo Agricolo Nazionale, non in linea con i normali volumi di chi opera nel settore della frangitura e molitura delle olive, ha consentito di reperire anche una dettagliata documentazione extra-contabile, utile alla prosecuzione delle indagini, poiché contenente traccia degli esatti quantitativi delle diverse tipologie di olio impiegato per la miscelazione e del rendiconto dei rapporti con i clienti.
Il servizio è proseguito successivamente presso le sedi delle ignare attività commerciali che avevano acquistato legittimamente il prodotto, ove è stato sequestrato un ulteriore quantitativo di olio adulterato, utilizzato per la preparazione dei cibi da servire ai clienti. Tale merce è stata campionata dai funzionari dell’Ispettorato Centrale Tutela della Qualità e Repressione Frodi per eseguire le prescritte analisi chimiche, necessarie per confermare le evidenze investigative da portare come prove nel processo penale.
Il responsabile è indagato per la commissione del reato previsto e punibile dall’articolo 515 del codice penale, ‘Frode nell’esercizio del commercio’, per cui è prevista la reclusione fino a due anni o la multa fino a 2.065 euro.
Le attività nel settore della legalità e della trasparenza agroalimentare, condotte anche in collaborazione con altri enti istituzionali, sono finalizzate a tutelare i consumatori finali e l’intera filiera del Made in Italy da un tangibile danno economico, di immagine, oltre che da una forma di concorrenza sleale. Tutelare il settore agroalimentare dai fenomeni di contraffazione e adulterazione significa salvaguardare uno dei simboli dell’Italia nel mondo.
Il commercio di prodotti non genuini e insicuri danneggia il mercato e sottrae opportunità e lavoro alle imprese che rispettano le regole: le ulteriori investigazioni, svolte dalla Guardia di Finanza quale forza di polizia economico-finanziaria a tutela degli interessi finanziari del Paese, mireranno ad individuare la realtà economica sottostante agli illeciti accertati”.


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