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Critiche sulla gestione dell’emergenza pandemica, a Fermo nasce il Gruppo Effetti Collaterali

FERMO -A parlare sono Simone Tizi, Umberto Cecconi, Roberto Pistolesi e Stefano Sermarini, che questa mattina presso il cortile di palazzo Bernetti a Fermo si sono fatti portavoce del Gec (gruppo effetti collaterali)
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Da sinistra: Roberto Pistolesi, Simone Tizi, Umberto Cecconi, Stefano Sermarini

 

di Leonardo Nevischi

«Siamo un gruppo di circa 25 persone e ci riuniamo regolarmente da ormai un mese. Il nostro scopo è quello di aggregare e dare sponda politica, non partitica, a tutte quelle persone che hanno il nostro stesso pensiero critico e alternativo rispetto all’attuale gestione dell’emergenza pandemica da Covid-19». A parlare sono Simone Tizi, Umberto Cecconi, Roberto Pistolesi e Stefano Sermarini, che questa mattina presso il cortile di palazzo Bernetti a Fermo si sono fatti portavoce del Gec (gruppo effetti collaterali), un nuovo collettivo politico nato con l’obiettivo di far ritornare la politica nei luoghi di aggregazione per dibattere sulle questioni amministrative locali e internazionali.

«Abbiamo assistito per 14 mesi a misure coercitive che hanno limitato e precluso ogni movimento – spiega Umberto Cecconi -. Prescrizioni che hanno colpito, anziché tutelare, le categorie più fragili, gli anziani, i bambini e i lavoratori marchigiani. Nel 2020 sono 54 mila i lavoratori della nostra regione rimasti senza impiego. I salari della provincia di Ascoli Piceno sono i più bassi d’Italia e le donne lavoratrici hanno risentito maggiormente delle scelte governative. I bambini e i ragazzi di ogni ordine e scuola di fatto non hanno mai frequentato le aule, e la mancata scolarizzazione non è stata attutita dalle fantasiose e inapplicabili lezioni a distanza. Gli anziani si sono ulteriormente chiusi nella loro solitudine con il terrore di ammalarsi e di non ricevere il conforto di parenti e amici. Sappiamo che i lavoratori autonomi, e in particolare coloro che spendono il proprio lavoro intellettuale, sono tra le categorie più colpite. I lavoratori dello spettacolo, del teatro, del cinema, di strada, sono semplicemente fermi. Consideriamo tra l’altro la chiusura dei musei, dei cinema e delle mostre d’arte un vero e proprio atto di guerra nei confronti della libera fruizione della bellezza e del conseguente arricchimento umano che ne consegue. I governi che si sono succeduti, da quello di Conte a quello di Draghi, hanno unilateralmente deciso, appellandosi ai consigli dell’Oms e ai dettami confusi di un comitato tecnico scientifico che dipende informalmente dalla protezione civile, e quindi dai governi stessi, di promulgare uno stato di emergenza che ha riversato la popolazione in luoghi chiusi, domestici o di fortuna per chi una casa non la possiede. Quegli stessi luoghi che invece di tutelare la salute delle persone sono stati in realtà veicolo di diffusione preferenziale del Covid, nonché spesso di violenze domestiche e frustrazioni varie. Un governo che ha ignorato con le proprie scelte politiche le necessità delle persone più fragili, la prevenzione, la gestione delle patologie pregresse e del sistema di accesso alle strutture sanitarie nei casi di emergenza. Un governo che fino ad oggi non ha mai riflettuto sulle conseguenze psicologiche che siamo certi affliggeranno intere generazioni per diversi anni – sottolinea Cecconi criticando aspramente gli ultimi dpcm che hanno causato diversi “effetti collaterali” -. Questi provvedimenti sono inutili e criminali, non solo nella misura del totale fallimento rispetto agli obiettivi prefissati, ma soprattutto in merito alla progressiva disumanizzazione delle persone sottoposte a tali misure autoritarie, incentivando una “guerra fra poveri” già in atto e che occorre scongiurare con decisione. Siamo convinti che tali prescrizioni non verranno mai eliminate completamente ma siano soltanto l’inizio di un’offensiva volta ad accelerare, come minaccia continua, in uno stato di perenne emergenza, da una parte il ricatto economico di tutte quelle categorie che creano ricchezza fuori dei confini del capitalismo delle multinazionali, dall’altra la produttività dei lavoratori tutti in un contesto di distrazione e propaganda mediatica senza precedenti. Siamo infatti di fronte all’ennesima crisi che arricchisce sempre di più poche persone e nello stesso tempo impoverisce esponenzialmente il resto degli abitanti di questo pianeta, senza tuttavia ridurre l’impatto ecologico dell’industrializzazione e del consumo selvaggio delle risorse. Nonostante il blocco totale non sono stati infatti discussi e promulgati interventi né a breve né a lungo termine che salvaguardino l’ambiente, nessun modo di produzione alternativo e nessun freno alla mercificazione di ogni attività umana. Al contrario, hanno costruito un sistema autoritario che utilizza come minaccia perenne prescrizioni a diversi livelli, impedendo di fatto ogni libertà e ogni perseguimento della dignità individuale e sociale, psichiatrizzando il dissenso e ogni visione critica di ciò che sta accadendo. Occorre ribellarsi a questo stato di cose:  vogliamo vivere in una società dove gli spazi, la cultura, l’educazione, il lavoro, e la tutela della salute, siano gestiti dal popolo e per il popolo, e non dalle ragioni di uno stato-azienda schiavo del profitto e di un apparato-scienza servo del potere di pochi».

«Lo stato di emergenza si interromperà effettivamente il 31 luglio come dichiarato dal premier Draghi? – si interroga retoricamente Simone Tizi – Se così non sarà dovrà essere una decisione parlamentare a stabilirlo. Draghi ha creato uno stato di totale assenso, ma è fondamentale che torni ad esserci un’opposizione seria che torni ad avere un pensiero contrario rispetto a chi ci governa. Noi non neghiamo il virus ma sosteniamo che l’emergenza sanitaria sia assolutamente sproporzionata rispetto alle misure adottate. Noi in questo momento rappresentiamo il malcontento di molte persone e vogliamo creare un movimento che porti chi ci amministra a livello locale ad avvicinarsi a noi ed a riportare questo dissenso nelle sedi opportune».

«La responsabilità di tali “effetti collaterali” ricade anche su chi amministra il fermano – argomenta Stefano Sermarini -. Tutti i governatori comunali, provinciali e regionali hanno abbassato la testa difronte a questi provvedimenti scellerati da parte del governo ed a nessuno è saltato in mente di opporsi. La disoccupazione scaturita dalla crisi del mondo del lavoro, la struttura e l’accesso al sistema sanitario che fa acqua da tutte le parti, la scuola con una didattica a distanza che forma gli studenti ma non li educa: sono tutti effetti collaterali prodotti da queste chiusure scriteriate. Inizialmente ci dicevano di stare in casa perché il virus si diffondeva anche negli spazi aperti, ma le feste per la Coppa Italia del Napoli o per lo scudetto dell’Inter hanno ampiamente smentito tutto ciò. Allora perché relegarci per un anno in casa, proprio dove il rischio di contagio è più elevato? Queste sono misure criminali. A dicembre 2020 – seguita Sermarini – sono morte diverse persone al Sassatelli, perché ora non si è saputo più nulla? Esigiamo delle risposte da parte di chi ci amministra, invece di fare gli sceriffi della situazione e darci delle pagelle in base a se ci siamo comportati bene o male o invece di colpevolizzare i giovani perché hanno voglia di uscire. Il sindaco ha le sue responsabilità anche in merito alle chiusure delle scuole: spesso sono state chiuse intere aule per casi di sospetti positivi in cui con una semplice mail, non firmata, ma con semplice intestazione del dipartimento sanitario si certificava la sospetta positività di ragazzi stati a contatto con altri, che a loro volta avrebbero avuto legami con persone positive. Questa deresponsabilizzazione non va bene: per questo si deve tornare a fare politica seriamente, discutendo le problematiche e non archiviandole con semplici atti governativi».

«Il nostro obiettivo è duplice – chiosa il gruppo Gec -. Vogliamo far emergere le persone che la pensano come noi e che in questo momento si sentono abbandonati. Noi ci conosciamo e seppur con idee politiche differenti, ci siamo ritrovati accomunati da questo dissenso per gli ultimi due governi. Ora vogliamo allargare la cerchia, seppur senza rientrare nella politica partitica, ma semplicemente fornendo una sponda a chi si rispecchia nel nostro pensiero. Dall’altra parte vorremmo anche essere una spina nel fianco di coloro che a livello locale hanno favorito tutto ciò: amministratori, forze dell’ordine e dirigenti scolastici».

 


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