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Maxi riciclaggio di 130 milioni: un imprenditore del Fermano sarebbe alla guida del sodalizio, il processo nelle aule di mezza Italia

OPERAZIONE BACKGROUND della Guardia di finanza - La figura che sarebbe a capo del sodalizio, residente nel Fermano,  avrebbe costituito società in Italia e all’estero "strumentali ai bisogni dell’associazione"
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di Gianluca Ginella

Un imprenditore del Fermano sarebbe a capo del sodalizio al vaglio della Guardia di Finanza. Inchiesta Background, il processo finisce in dieci tribunali diversi, con il troncone principale, quello di una presunta associazione a delinquere che sarebbe nata allo scopo di riciclare nelle Marche decine di milioni di euro (130 circa quelli contestati), si svolgerà a Macerata. Non finisce qui. Una vicenda che interessa due figure anche nel territorio fermano e che vedrà coinvolto anche il tribunale di Fermo.

back4Questo hanno deciso i giudici del tribunale di Ancona  dichiarando l’incompetenza territoriale. Dunque processi divisi da Aosta fino a Napoli, passando per Venezia, Vicenza, Bologna, Fermo, Roma e vari altri tribunali italiani che sono competenti perché in quei territori sarebbero avvenute alcune delle presunte condotte illecite. A capo del sodalizio ci sarebbe un 47enne del Fermano. In principio erano 146 gli indagati, tra archiviazioni e stralci ieri erano 34 le persone sotto accusa al tribunale di Ancona.

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L’avvocato Gabriele Cofanelli

L’imprenditore che sarebbe a capo del sodalizio, residente nel Fermano,  avrebbe costituito società in Italia e all’estero «strumentali ai bisogni dell’associazione», con persone che avrebbero ricoperto, formalmente, le cariche sociali di queste aziende che però amministrava lui stesso, sostiene l’accusa. Il denaro riciclato proveniva dalle fatturazioni per operazioni inesistenti. Queste le ipotesi. 

E 34 saranno le persone imputate al tribunale di Macerata, salvo ricorsi da parte della procura di Ancona, che dovranno rispondere di associazione per delinquere (è dal Maceratese che il presunto sodalizio sarebbe partito). I reati contestati, a vario titolo nell’indagine della finanza, e che dovranno poi essere esaminati nei vari tribunali italiani che hanno competenza, sono anche la bancarotta, il riciclaggio e l’autoriciclaggio. Il Tribunale di Ancona ha deciso di accogliere le istanze dei difensori degli imputati che riguardavano proprio l’incompetenza territoriale del tribunale di Ancona.

L’operazione, chiamata “Background”, era partita nel 2017 sotto la regia della Dda dorica a seguito di una segnalazione di carattere finanziario da parte della Direzione nazionale antimafia. Secondo gli inquirenti erano 90 le società, sparpagliate in 9 regioni (Lazio, Veneto, Campania, Lombardia, Toscana, Valle d’Aosta, Emilia Romagna, Abruzzo e Marche), che facevano parte del presunto meccanismo criminoso.

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Simone Santoro e Gian Luigi Boschi

 

Dopo l’udienza dell’altro ieri i 10 diversi tribunali (Milano, Bologna, Roma, Aosta, Venezia, Fermo, Vicenza, Pisa e Macerata) sono chiamati a giudicare su oltre centro imputazioni. Gli imputati sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati Gabriele Cofanelli, Massimiliano Cofanelli, Simone Santoro, Franco Argentati, Gian Luigi Boschi, Massimiliano Wolf, Riccardo Sacchi, Luca Froldi, Gaetano Laghi, Giulia Leonardi, Maria Cristina Ottavianoni, Simone Mancini, Andrea Natalini, Maria Gioia Squadroni, Paolo Ponzelli.

 


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