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Panchina rossa contro la violenza sulle donne: il messaggio dei ragazzi della ‘Da Vinci’ parte dal parco della Mentuccia

FERMO - La Dirigente del plesso scolastico, Maria Teresa Barisio ha presentato l'iniziativa: "È importante che i nostri ragazzi siano al centro di questa giornata. Il nostro dono è la panchina che affidiamo al primo cittadino, il lavoro di quasi un mese dei ragazzi della Terza media, un lavoro non solo artistico, non solo luogo su cui ci si siede ma di cui farsi custodi assieme a tutti i cittadini, sperando possa aiutarci nel compito di sensibilizzazione"
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di Serena Murri

Inaugurato il parco della Mentuccia di Fermo. Un luogo che porta con sé obiettivi importanti, dall’aggregazione alla creazione di un punto di riferimento che diventi simbolo della difesa dei diritti delle donne con l’installazione, all’ingresso dell’area, della panchina sulla quale campeggia un invito e una speranza: «Siediti e non sarai mai sola». Erano presenti al taglio del nastro, oltre ai genitori dei ragazzi della scuola Media Leonardo Da Vinci, il Prefetto Vincenza Filippi, il sindaco Paolo Calcinaro, il Questore Rosa Romano, il comandante provinciale dei Carabinieri, Antonio Marinucci, il vicesindaco Mauro Torresi, l’assessore alla cultura Micol Lanzidei, l’assessore all’ambiente Alessandro Ciarrocchi, l’assessore ai lavori pubblici Ingrid Luciani.

Due le classi che hanno animato la presentazione del luogo che vivono da protagonisti, 14 i ragazzi della terza C e 17 quelli della terza D. Alla base del progetto, un percorso multidisciplinare che ha permesso ai ragazzi di indagare gli stereotipi di genere più comuni, elencati e interpretati a turno dai ragazzi e dalle ragazze, permettendogli di approfondire tematiche sulla sfera della dignità, sull’uguaglianza, il rispetto, la non violenza. Un lavoro sul linguaggio rispettoso, sul confronto per favorire una cultura di parità e contro il femminicidio.

La Dirigente del plesso scolastico, Maria Teresa Barisio ha presentato l’iniziativa: «È importante che i nostri ragazzi siano al centro di questa giornata. Il nostro dono è la panchina che affidiamo al primo cittadino, il lavoro di quasi un mese dei ragazzi della Terza media, un lavoro non solo artistico, non solo luogo su cui ci si siede ma di cui farsi custodi assieme a tutti i cittadini, sperando possa aiutarci nel compito di sensibilizzazione». Artefice del progetto anche la professoressa di tecnica Desiree Roso che ha seguito il progetto stesso come architetto.

Sono seguiti gli interventi da parte dei rappresentanti istituzionali, il Prefetto Vincenza Filippi ha definito la panchina un’idea originale: «Bello vedere il mondo da due punti di vista diversi. La ricchezza è la capacità di differenziazione e di accettare le differenze. Se passa questo messaggio, vuol dire che i ragazzi non si sono annoiati e non sono stati senza stimoli come quelli che si dedicano a quelle che possiamo definire patologie ma arricchiscono le fila di percorsi non condivisibili. La panchina mi fa pensare a Forrest Gump, al luogo dove trova forza per correre in cerca della libertà. La panchina deve essere un momento per la libertà. Non ho mai creduto alle quota rosa, uomo e donna possono compendiare i singoli momenti dell’essere umano».

Anche il sindaco, Paolo Calcinaro si è complimentato con i ragazzi ed ha ringraziato tutto il corpo docenti: «Hanno fatto un lavoro non scontato. L’elenco dei luoghi comuni, ci fa capire come le parole dette con leggerezza possano essere nel piccolo violenza. È un muro da affrontare per poter superare quel clima culturale che porta alle tragedie da voi raccontate in musica. Sono due facce della stessa medaglia, su quella degli stereotipi tutti possiamo, nel nostro piccolo, impegnarci. I nostri primi eroi sono le nostre madri, troviamo esempi a chilometro zero».

È intervenuta anche il Questore, Rosa Romano ricordando che «la panchina rossa è anche simbolo di quelle donne che avrebbero potuto sedervisi ma non ci sono più a causa della violenza degli uomini». Allo stesso modo, anche il Colonnello dei Carabinieri Marinucci ha incoraggiato i ragazzi a parlare e ad aprirsi, ricordandogli che si possono rivolgere alle Forze dell’ordine in qualsiasi momento.


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