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Ciip, Alati e Celani: “Nessuno vuole privatizzare l’acqua”

ASCOLI - Il presidente Alati lancia segnali distensivi dopo la protesta di sabato scorso davanti ai cancelli dell'azienda. «Sono pronto al confronto e accetto le critiche, ma chiedo di rispettare il lavoro dei dipendenti»
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di Renato Pierantozzi

(foto di Stefano Capponi)

«Nessuno vuole privatizzare l’acqua che resterà pubblica fino al 2047 quando scadrà l’affidamento in house alla Ciip. Il resto sono stupidaggini inventate che non stanno in nessun atto ufficiale».

E’ quello che ribadito con forza il direttore generale della Ciip, Giovanni Celani, nel corso della conferenza stampa odierna, venerdì 11 giugno 2021, convocata dai vertici aziendali per fare il punto della situazione dopo la manifestazione di protesta di sabato scorso davanti ai cancelli e in vista dell’assemblea di fine mese per l’approvazione di bilancio.

Giacinto Alati e Giovanni Celani

Il presidente Giacinto Alati e i dirigenti hanno affrontato tutti i temi caldi del momento: dalla qualità della risorsa idrica alle scelte in materia di rifiuti e gli investimenti da fare sulla rete per garantire l’acqua anche durante la crisi del 2020 definito l’anno più difficile degli ultimi decenni.

«Da anni stiamo cercando nuove fonti coinvolgendo quattro università -afferma il dirigente dell’area tecnica Carlo Ianni– Tra sisma e siccità si è verificata la tempesta perfetta con un crollo delle portate da 1100 l/s ai 312 l/s registrati a gennaio»

«Le sorgenti di Pescara del Tronto e Capodacqua stanno tornando ai livelli pre sisma -rivela l’ingegnere Massimo Tonelli– e per questo stiamo utilizzando al minimo gli impianti di soccorso di Castel Trosino, Fosso dei Galli e Santa Caterina. L’acqua degli impianti viene miscelata in parte per rifornire Folignano e Maltignano. E’ più preoccupante invece la situazione della sorgente di Foce di Montemonaco che si è ridotto a 120 litri al secondo rispetto agli oltre 500 prelevabili e la cui autorizzazione è sub judice. Stiamo studiando nuovi prelievi dal lago di Gerosa e dal Tenna (ex fonti Gallo, ndr) per recuperare circa 400 l/s».

«Da circa 50 giorni -aggiunge il direttore Celani- gli ascolani stanno bevendo di nuovo l’acqua del Pescara. Qualcuno si accorto della differenza con quella del Pescara?».

Cesare Orsini

Sul fronte dei conti, il dirigente della ragioneria Cesare Orsini ha illustrato i dati più significativi. «C’è stata una riduzione di 400mila metri cubi di acqua venduta a causa delle chiusure del lockdown probabilmente -afferma- Le tariffe (2,5 euro mc tutto compreso) sono in media con quelle nazionali e l’azienda sta investendo sulla rete, anche fognaria, ingenti risorse per raggiungere anche le abitazioni più isolate. Dal 2011 ad oggi le utenze solo per la depurazione sono cresciute di oltre 11mila unità. Il metodo tariffario è stabilito dall’Arera (l’autorità per la regolazione del servizio idrico) e prevede la copertura integrale del costo del servizio oltre ad altre voci che vanno a finanziare anche i rimborsi per le utenze sospese per il sisma. La nostra media di investimenti per abitante è di 65 euro a fronte di un dato nazionale apri a 44 euro. In totale sono stati investiti negli anni 122 milioni (di cui 20 nel 2020 pari al 104% di quello previsto) reperiti con mutui oltre a 52,5 milioni a fondo perduto giunti dal Ministero per il nuovo acquedotto del Pescara e l’anello dei Sibillini».

Giacinto Alati

Sul fronte delle proteste e delle scelte in materia di rifiuti, dal presidente Alati arrivano segnali distensivi che non risparmia qualche frecciata.

«Mi accusano di essere fermano -dice-ma alla Ciip ci lavorano quasi tutti ascolani e l’azienda è nata con lo spirito mutualistico di aiutare i vari territori come poi avverrà con l’interconnessione delle reti dei vari gestori. Chiedo di abbassare i toni e di criticare rispettando comunque il lavoro dei dipendenti che non si sono mai risparmiati in questi anni difficili. Sono pronto a confrontarmi con tutti, anche in piazza Arringo. Non sono un tuttologo, ma governo questa azienda con grande onestà. Se abbiamo ricevuto fondi per decine di milioni di euro a fondo perduto è per la credibilità che ha l’azienda al Ministero ».

 


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