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Stagione estiva, l’Arcivescovo Pennacchio scrive a turisti e operatori: “Tutti abbiamo bisogno di legarci l’uno all’altro e affidarci reciprocamente

STAGIONE TURISTICA - Due lettere, quelle scritte dall'Arcivescovco, la prima indirizzata a coloro che verranno a trascorrere le vacanze nel nostro territorio, la seconda a tutti gli operatori dell'ospitalità
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L’arcivescovo di Fermo Mons. Rocco Pennacchio, in occasione dell’apertura della stagione estiva, scrive il tradizionale saluto di benvenuto a tutti coloro che sono ospiti delle comunità del Fermano Maceratese e a quanti visitano il territorio. Un messaggio particolare é rivolto a tutti gli operatori nel settore turistico.

Ecco la  prima lettera indirizzata a  coloro che sono ospiti delle nostre comunità e a quanti visitano il nostro territorio:

Carissimi,
 la vostra presenza nella nostra terra è gioia e dono allo stesso tempo.
Gioia che scaturisce dall’incontro reciproco e dono che rivela l’essenziale, sempre invisibile agli occhi ma non allo spirito (come ci ricorda il racconto de “Il piccolo Principe”). Uso questo riferimento ad uno scritto così noto e diffuso per ricordare, innanzitutto a me stesso, che questa nostra esistenza è un viaggio la cui meta può non essere sempre chiara e visibile. Il viaggio stesso, allora, è una serie di svelamenti e rivelazioni che ci aiutano a comprendere la direzione e il valore della meta.
 In questo periodo molto particolare della nostra storia, in cui sofferenza, malattia, dolore, abbandono, solitudine, rabbia e morte hanno toccato ciascuno di noi in vario grado, il tempo del riposo, della vacanza, delle ferie e del viaggio è veramente un dono necessario a rigenerare lo spirito e a ricreare il corpo.
La bellezza è certamente un punto di riferimento importante di questo dono: essa rappresenta l’armonia degli elementi che questa nostra terra offre in abbondanza attraverso la natura, la storia, le tradizioni, la cultura, l’industriosità e l’ospitalità della gente. La ricerca della bellezza fa risaltare non ciò che seduce ma ciò che conduce nella profondità dell’interiorità e nell’infinito dell’eternità. Il buono che scopriamo, allora, è certamente quello della squisita gastronomia locale condita insieme ai caratteri autenticamente genuini delle persone che attendono di  essere condivisi per creare una ricchezza reciproca.
Questa bontà che siamo chiamati a cogliere con tutti i sensi del corpo e dell’anima ci mette anch’essa in viaggio alla ricerca della nostra meta.
Una meta non sempre chiara e visibile, ma che ci propone un gioco di velamenti e svelamenti capace di farci riconoscere le cose vere e autentiche della vita.
Questo tempo che avremo l’occasione di condividere sia dunque un incontrarsi tra persone e tra comunità nelle città, dei paesi e dei borghi di questa terra fermana; attraverso la bellezza possiamo scoprire il buono e il vero della nostra esistenza che ha il potere di salvare tutti noi dalle fatiche e dai limiti che incontriamo quotidianamente.
Vi benedico tutti e per intercessione della Vergine Assunta in Cielo, patrona della nostra Arcidiocesi, discenda su di voi, sulle vostre famiglie e i vostri cari la benedizione di Dio, che è Padre, Figlio e Spirito Santo.

 

La seconda lettera è invece indirizzata a tutti gli operatori nel settore turistico: imprenditori, maestranze, amministratori pubblici competenti, addetti negli uffici pubblici preposti, associazioni di categoria:

Carissimi tutti,
in quest’ultimo anno abbiamo vissuto un tempo segnato da alti e bassi, da speranze e delusioni, da aspettative e rassegnazione.
Mi torna alla mente l’incipit di un importantissimo documento di oltre cinquant’anni fa:  “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore.”(1)
Grazie anche all’incontro con tanti di voi, mi sono accorto che abbiamo tutti condiviso un immenso senso di angoscia e di impotenza.
Sofferenza, malattia, dolore, abbandono, solitudine, rabbia e morte hanno albergato nelle nostre esistenze e hanno abitato le nostre relazioni più vitali.
D’altra parte, accanto a ciascuna manifestazione di questa fatica, ho potuto scorgere molteplici segni di speranza nell’impegno, nella cura, nella vicinanza, nella compagnia, nell’amicizia, nel coraggio e nell’entusiasmo che hanno trovato tantissimi interpreti di una solidarietà profonda e fraterna.
 Nessuno di noi, questo tempo ce lo ha mostrato, è in grado di affrontare da solo le vicissitudini avverse della vita.
Tutti abbiamo bisogno di legarci l’uno all’altro e affidarci reciprocamente, non solo per resistere ma anche per ridare slancio alla nostra vita quotidiana e senso al nostro operare.
 Due tentazioni, tuttavia, si celano dietro l’aspetto di scorciatoie accattivanti con l’apparente capacità di alleviare la pesantezza dei fatti: l’individualismo e sottomettere l’economia alle esigenze della finanza.
 La prima tentazione spinge a guardare il proprio interesse senza curarsi delle ricadute, sfrutta le occasioni in forma discriminatoria sulla pelle delle persone più deboli, inesperte e meno protette nell’azione contrattuale e così spezza quel legame di solidarietà diffusa che è faticosamente venuto alla luce in questo tempo.
È la tentazione di fare il minimo sufficiente, si manifesta e prolifica nell’illusione per poi generare delusione e disincanto
 La seconda tentazione logora il senso di dignità profonda del lavoro causando una marginalizzazione dell’opera umana rispetto al profitto virtuale,  presentando un conto iniquo tra ciò che è fondamentale e duraturo e ciò che è inconsistente ed effimero.
È la tentazione di “spremere” ogni occasione ed ogni persona per accrescere iniezioni di liquidità in ossequio al “principio della crescita ad ogni costo”.
È la tentazione di sottomettere il frutto della terra e del lavoro, il sudore e la fatica dell’uomo ad una sorta di lotteria quotidiana, un gratta e vinci che lascia sul terreno tanti scarti a vantaggio di momentanei fortunati.
È la tentazione di mettere in secondo piano l’esperienza, la dedizione e la competenza rispetto al basso costo con la convinzione che “tanto il mercato mangia qualsiasi cosa purché sia ben incartata”.
 L’antidoto a questo virus tentatore letale è certamente uno sguardo ampio che ci mostri come nella nostra terra abbiamo superato tutti i momenti di crisi della storia antica e recente. La bellezza dei nostri borghi, le tradizioni e l’affabilità della nostra gente, la cura del patrimonio naturalistico e culturale non sono frutto di produzioni estemporanee ma il risultato di una visione che guarda alle generazioni future, quelle che ancora non sono nate. Tali frutti sono oggi apprezzati e ricercati da tutti coloro che voi tutti accogliete come ospiti della nostra terra.
Il vaccino a cui tutti dobbiamo sottoporci è un principio attivo di rinnovata fiducia nel fare squadra dando il meglio di noi stessi, dedicando ogni nostro sforzo, ogni nostra attenzione, ogni nostra intelligenza alla ricerca di un bene comune che renda tutti e ciascuno sia protagonista che beneficiario.
 Voglio esprimere una profonda vicinanza e un ringraziamento a tutti voi, per quello che avete vissuto e sopportato in questo periodo. In particolare esprimo questo mio sentimento a nome di tutte le comunità ecclesiali della nostra diocesi alle famiglie che sono state colpite dalla malattia, dal lutto e a coloro che affrontano ogni giorno il disagio economico. A tutti desidero confermare che la nostra vicinanza è concreta e disponibile proprio attraverso le parrocchie, i santuari, i monasteri, i conventi, gli oratori e tutti coloro che sono membri del corpo ecclesiale.
Un ultimo pensiero va ai giovani. Siate attenti protagonisti, rispettosi nel dialogo tra generazioni, nella consapevolezza che è già oggi nelle vostre mani la parte di eredità che andrete a consegnare all’uomo e alla donna di domani; essi saranno la conseguenza di come li stiamo pensando oggi e chiedono già ora a tutti noi il coraggio di migliorare questo mondo, casa comune.
Insieme a tutta la chiesa fermana condivido con voi queste attenzioni, queste speranze e questi propositi per rendere grazie ed esprimere gioia nel dono dell’incontro reciproco.
Affidiamoci all’abbraccio di Maria Assunta in Cielo, Patrona della nostra Arcidiocesi; per Sua intercessione scenda su di voi e sulle vostre famiglie la benedizione di Dio, che è Padre, Figlio e Spirito Santo.


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