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Giovanni Lanciotti nominato vice presidente regionale Avis: “Dipartimento autonomo e coinvolgimento dei giovani le nuove sfide” GUARDA L’INTERVISTA

AVIS - Quello che Avis sta chiedendo da anni, è che il dipartimento abbia una sua autonomia
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di Paolo Paoletti

Un nuovo incarico di responsabilità per Giovanni Lanciotti, già vice presidente provinciale Avis di Fermo e da qualche giorno nominato vice presidente regionale Avis Marche. Con il rinnovo del direttivo e la nomina del presidente Ragnetti l’associazione è pronta a nuovi importante sfide.

“La priorità numero uno è avere un dipartimento che funzioni meglio  – spiega Giovanni Lanciotti ospite di Jessica Tidei a Radio Fm1 – abbiamo un dipartimento centrale ad Ancona che gestisce la distribuzione e raccolta del sangue ma purtroppo ha un’autonomia limitata. Dobbiamo cercare di aiutare questa realtà così importante ad avere una sua indipendenza. Ad oggi infatti il personale del trasfusionale viene gestito dalle Aree Vaste e ci possono essere dei disallineamenti. Quello che Avis sta chiedendo da anni, è che il dipartimento abbia una sua autonomia, sia nella gestione del personale che del quotidiano, senza dover fare riferimento alle singole Aree Vaste. Il problema principale riguarda proprio il personale. Nella provincia di Fermo ad esempio, ci siamo trovati  ad affrontare una carenza di personale importante nel 2019 e nel 2020. Questo ha comportato chiusure temporanee dei centri di raccolta periferici. Ciò non sarebbe accaduto se il dipartimento fosse stato autosufficiente sia finanziariamente  che dal punto di vista del personale. Ad oggi dobbiamo ancora fare riferimento alle singole aree vaste.  Sono convinto che il neo presidente Ragnetti, con la sua grande esperienza, potrà portare avanti in tal senso un grande lavoro”.

Un’organizzazione, quella del dipartimento di Avis Marche che si occupa della gestione, della raccolta e del buon utilizzo del sangue, che rappresenta un punto di riferimento anche per le altre regioni italiane, un modello da imitare. Un’innovazione partita proprio dalle Marche 25 anni fa e che oggi merita di fare un nuovo salto di qualità.

L’insediamento del nuovo direttivo è anche l’occasione per fare il punto sulle conseguenze provocate dalla pandemia: “A livello regionale questa emergenza ha influito molto sul numero delle donazioni, non tanto nel Fermano, dove la flessione è stata impercettibile, ma negli altri territori in cui si è registrato un calo più pesante. Penso alle province di Ancona e di Pesaro Urbino. Molti si sono ammalati di Covid e non hanno potuto donare. A questo si aggiunge la paura nell’avvicinarsi alle strutture di raccolta durante il periodo di lockdown. Nei primi mesi dell’anno abbiamo avuto problemi di autosufficienza delle forniture di sangue nella nostra regione, siamo stati costretti a chiedere sangue ad altre regioni vicine, cosa che non avveniva più da anni. Oggi per fortuna siamo in ripresa e tutte le richieste vengono soddisfatte internamente“.

L’Assemblea regionale è stata ospitata dal Teatro dell’Aquila di Fermo:  “Era l’assemblea regionale della ripartenza – spiega Lanciotti –  Ringrazio il sindaco di Fermo che ci ha dato una grande mano. Un’assemblea elettiva fondamentale, l’anno scorso non è stata fatta in presenza, quest’anno siamo ripartiti, anche se limitati nel numero solo con i delegati e i presidenti. Eravamo circa 220 persone ad aver preso parte a questo momento. E’ stata anche un’occasione di promozione turistica. Mi ha fatto molto piacere che nella chat del consiglio Avis regionale un donatore di Pesaro ha scritto di essersi trovato molto bene a Fermo, spiegando di aver avuto modo di vedere una città che non conosceva e di essersi appassionato così tanto che tornerà come turista“.

Intanto è unanime il riconoscimento del ruolo non solo sanitario ma anche sociale dell’Avis, come ribadito lo scorso 14 giugno dal presidente della Repubblica Mattarella e da Papa Francesco in occasione della giornata mondiale del donatore: “L’Avis non è solo un servizio di messa a disposizione del sangue, ma ha anche una funzione sociale, avvicinando i giovani e cercando di lanciare un messaggio di uno stile di vita sano. Non è vero che i giovani pensano solo alla sballo del fine settimana, ci sono tanti nostri ragazzi che si avvicinano alla donazione con serietà e responsabilità”.

Obiettivo dell’estate continuare a raggiungere proprio questa categoria: “Rispetto agli anni passati, vista l’assenza delle lezioni in presenza nelle scuole, è stato fatto molto meno. Spero di tornare a programmare incontri nelle classi. La proposta di Avis ai giovani, e non solo, prevede tutta una serie di controlli che permettono di fare anche prevenzione, un tema fondamentale per la salute di tutti noi. Ed anche questa è una funzione sociale importante. C’è sempre un maggior bisogno di sangue a fronte di meno donatori per via dell’invecchiamento della popolazione dei donatori stessi. I giovani devono assolutamente darci una mano. Da loro dipende il futuro delle donazioni non solo di sangue ma anche del plasma e di conseguenza di tantissimi farmaci salvavita”.


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