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L’Italia del calcio s’è desta, Euro 2020 a tinte tricolori: festa senza confini dal Fermano a New York

CALCIO - La forza di un gruppo, risorto dalle proprie ceneri, lesto a scalare il tetto d'Europa fino all'epilogo di Wembley, teatro di un successo giunto con la vittoria in rimonta sui padroni di casa dell'Inghilterra e conquistato dagli undici metri. Accantonata l'amarezza della mancata qualificazione all'ultimo circuito mondiale, gli Azzurri tornano ad alzare le braccia al cielo sostenendo un nuovo, legittimo, titolo internazionale
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La felicità degli Azzurri per la conquista di Euro 2020

 

di Redazione

Meraviglioso, inesplicabile.

L’Italia del calcio s’è desta, risorgendo dalle proprie ceneri e tornando a vivere un’emozione viva e nuova, senza cioè il romantico ma forzato ritorno al passato di gloria dei tempi andati, dove, su tutti, spicca comunque l’indelebile pagina del Mondiale 2006.

Tra i ricordi, finalmente, anche l’ultima grigia pagina internazionale, vale a dire la mancata qualificazione al circuito iridato di Russia 2018, momento di minima da ieri sera completamente ribaltato grazie alla conquista dell’Europeo. Picco emotivo certamente non maturato a caso, ma grazie alla sapiente costruzione di un gruppo, tattico ed umano, di mister Roberto Mancini, tecnico in grado di rifondare letteralmente la Nazionale mixando esperienza e gioventù ad idee di gioco chiare ed incarnate con personalità.

Difesa solida, fosforo in mediana, effervescenza sull’esterno offensivo. E pazienza se è mancata una punta centrale prolifica, o se gli infortuni in corso d’opera hanno minato gli stantuffi laterali della prima implacabile ora (vedi Florenzi e soprattutto Spinazzola). I nomi dei singoli, però, in questo caso specifico non andrebbero elencati proprio per enfatizzare le virtù di un vero collettivo, letteralmente squadra, a fare del gruppo e della mentalità la chiave di volta. 

Girone archiviato da dominatori, poi un lieve grigiore, subito cancellato con il passaggio del turno contro l’Austria. Lame affilatissime nella “finale anticipata” contro il Belgio, poi la grande sofferenza al cospetto della Spagna per il felice epilogo dagli undici metri, con i rigori di nuovo a fungere da terzo ed ultimo grado di giudizio anche contro la padrona di casa Inghilterra, a passare repentinamente in vantaggio ma a non fare bene i conti con un’Italia mai doma, a crescere in corso d’opera durante la finale giocata proprio in terra d’Albione fino al nuovo transito ai rigori dove, stavolta sì, oltre alla freddezza di chi l’ha messa nel sacco  (come contro gli iberici), un nome è dovuto: citazione di merito per il “muro della Patria”, Donnarumma.

Euroscettici calcistici serviti, con la sbarazzina gioventù (ben salda sui pilastri della canonica vecchia guardia difensiva) a vincere sull’esperienza dei nomi forti, con l’unione di intenti a prevalere alla lunga sulla singola giocata. Vittoria legittima, cercata e voluta, con la suggestione del pensiero riallacciato al fatto di transitare ad un solo anno dal rinnovo delle sfide a tinte iridate….. ma ora è il momento della festa, nessuna ingenerosa proiezione al futuro, è solo il momento di godersi la meritata e legittima soddisfazione sportiva, dai più che positivi riflessi sociali. E, sia chiaro, l’euforia da vittoria ha travalicato i confini nazionali. La festa per la vittoria degli Europei è scoppiata in tutto il mondo, tra le numerosissime comunità italiane all’estero. Particolarmente festante quella newyorkese con migliaia di italiani o italo-americani, tra cui, ovviamente anche ragazzi del Fermano, a sfoggiare il tricolore tra le strade, le piazze e i locali della Grande Mela. 

 

Fotogallery

Momenti dalla festa in piazza del Popolo a Fermo

Contemporanei caroselli di auto a Montegranaro

I festeggiamenti a New York

 

 

 


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