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Lipu e Legambiente: “Area di Casabianca, i tempi della natura sono diversi da quelli dell’uomo”

FERMO - Comunicato congiunto diramato dalle due associazioni naturalistiche, che precisano: "I tratti di costa naturale sono così pochi che le rare zone occupate da specie vegetali e materiale organico portato a riva dalle mareggiate vengono definite come incivili e vergognose. Per un occhio distratto può essere effettivamente così"
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“La Natura ha bisogno di tempi molto più lunghi di quelli di una vita umana, di una generazione”.

“Il tempo naturale è un tempo eterno e ciclico, quello umano è limitato e lineare. Ma seppur in un tempo limitato, l’uomo dimostra di saper sovvertire e distruggere con grande abilità quello che la natura ha creato nel susseguirsi di equilibri ed evoluzioni che iniziano e proseguono dalla notte dei tempi. E quanto tempo ci vuole per recuperare i danni causati in secoli di presenza su questo pianeta?”

E’ l’interrogativo proposto dalla Lipu, la Lega Italiana Protezione Uccelli unitamente a Legambiente, delegazione di Fermo, circolo Terramare. La riflessione tiene in considerazione l’area naturalistica di Casabianca di Fermo (foto), zona interessata dal fratino nonché prossima, come auspicano gli scriventi, area floristica protetta.

“Domanda pretenziosa probabilmente – proseguono le due realtà – e allora andiamo per gradi, con esempi a noi familiari: quanto tempo ci vuole per ricostituire un ambiente dunale che è stato spianato certosinamente per decenni da ruspe e trattori fino ad essere stato totalmente distrutto? Il disfacimento degli ambienti dunali dell’Adriatico è iniziato così tanto tempo fa che nella mentalità collettiva le spiagge delle nostre coste sono belle così come le vediamo ora: infinite distese di sabbia sterile e perfettamente pianeggiante, decorate da lunghe e coloratissime file di ombrelloni”.

“Ormai i tratti di costa naturale presenti sono così pochi che le rare zone di spiaggia occupata da specie vegetali e materiale organico portato a riva dalle mareggiate vengono definite come incivili e vergognose, delle selve lasciate al mero abbandono – proseguono -. Diciamoci la verità: per un occhio distratto può essere effettivamente così. Perché sacrificare prezioso spazio per gli ombrelloni dei turisti per questa sorta di prateria recintata? Ma l’osservatore attento, dove ora vede piante che ricoprono disordinatamente un tratto di spiaggia, tra qualche anno vede una distesa di essenze psammofile (dal greco: psammos, sabbia, e filos, cioè amico: una pianta adatta ed amante degli ambienti sabbiosi). Dove ora vede cumuli di sabbia appositamente collocati per essere ridistribuiti dal vento, tra un paio di anni vede dolci dune che digradano fino al bagnasciuga. Dove ora vede una selva, tra qualche anno vede un’area floristica protetta quasi unica nel suo genere in tutte le Marche”.

“Distruggere un intero ciclo naturale può significare perderlo per sempre, perché non tutto è recuperabile, non tutto si aggiusta con il tempo. Nei casi più felici invece si riesce a salvare il salvabile, se si fa lo sforzo di entrare nella mentalità e nei tempi della natura, che con il suo ritmo rimette insieme i cocci. Ma questo spesso non ci tange, perché oggi è il consumo l’unico credo: consumo di beni, consumo di servizi, consumo di esperienze. E deve essere un consumo rapido e vorace, il presente è adesso e nessuno si preoccupa di avere un minimo di progettualità o forse, semplicemente, un po’ di pazienza. Certo, nel frattempo il minimo che ci viene chiesto è di non peggiorare la situazione, di non sporcare, di non continuare a distruggere, e magari di non guardare alla Natura come qualcosa solo da sfruttare e consumare, ma da vivere con empatia e coinvolgimento. Perché i tempi della Natura sono molto diversi da quelli dell’uomo. Per fortuna, sennò saremmo spacciati”, le relative conclusioni.

 

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