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Compare una targa per ricordare Moustafà: “Non chiamatelo vu cumprà, era un mercante simbolo di integrazione”

PORTO SAN GIORGIO - Ieri sul muraglione che divide la zona portuale alla prima concessione balneare sangiorgese, Duilio, è comparsa una targa in memoria di Moustafà Siyar, scomparso a giugno: "Ricordiamolo come un mercante in spiaggia, una persona gentilissima. per molti di noi un fratello"
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“No, per favore, non chiamatelo vu cumprà. Lui era un mercante e, soprattutto, un simbolo di integrazione tra popoli”. E’ il commento di un ex assistente bagnanti che ha avuto il piacere e la fortuna di conoscere Moustafà Siyar a cui qualcuno ha dedicato una targa affissa ieri sul muraglione che divide la zona portuale dalla prima concessione balneare sangiorgese, ossia Duilio. Sì perché proprio da quelle parti Moustafà, scomparso lo scorso 10 giugno all’età di 63 anni, lavorava.

“Era arrivato in Italia nel ’78. E ci ha fatto conoscere la sua cultura marocchina – racconta l’ex bagnino – come è nella tradizione della sua terra, Moustafà non se ne andava in giro a vendere la sua mercanzia. Ma si posizionava vicino a un pattino. E lì vendeva con il suo inconfondibile ‘bella roba, prezzo buono’. La sua lezione è quella impressa nella targa, ossia, di cercare di vivere in pace, qualunque sia la nostra origine, la nostra fede, il colore della nostra pelle o la nostra lingua e le nostre tradizioni. Ci mancherà davvero la sua persona, per molti di noi è stato un fratello. Ricordo quando la sera, quando tutti finivamo di lavorare, ci sfidavamo a calcio, loro marocchini contro il resto del mondo, ossia noi bagnini ma anche tanti turisti stranieri che si univano. Sfide simpaticissime che erano diventate un must in città, a tal punto che il Comune ci concesse addirittura il campo sportivo nuovo, nel 1984, per un match Marocco vs resto del mondo. E vennero tantissime persone a vederci, tanti amici dalla spiaggia. Moustafà, che ha due fratelli commercianti, ha lavorato fino allo scorso anno, ed è sempre rimasto nel Fermano, viveva a Monteleone. Certo, ogni tanto tornava in Marocco, ma era e resterà per sempre uno di noi. Era una persona splendida, ed è stato il massimo esempio di integrazione tra due culture, tra due popoli, tra due mondi”.


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